A leggere i titoli dei giornali della scorsa estate, quando il dottor Fabrizio Cinquini era stato nuovamente arrestato, sembrava di aver a che fare con un pericoloso criminale. Le notizie parlavano di un sequestro di oltre 80 chilogrammi di cannabis e somme in contanti, paragonando il medico che da anni si batte per la libertà di ricerca e cura con la cannabis, ad un narcotrafficante.

La realtà, come avevamo anticipato e come è stato confermato dalla perizia del tribunale, era ben diversa: la gran parte del sequestro era cannabis light, che la moglie del dottore custodiva legalmente in quanto socia di un’impresa agricola che coltiva appunto canapa industriale. Ora 72 di quegli oltre 80 chili sono stati dissequestrati, perché la soglia di THC è sotto lo 0,6%, mentre il resto probabilmente ha sforato la soglia di THC. Un problema agricolo e tecnico, che non può portare a conseguenze legali perché, come prevede la 242, la legge che regola la canapa industriale, per un agricoltore che sfora le percentuali di THC nella propria coltivazione, qualora avvenga con semenze certificate a livello europeo, non può avere conseguenze penali.

Come proseguirà la vicenda? “Secondo me il PM dovrebbe archiviare gli addebiti per la signora Lucia Pescaglini (la moglie del dottore, ndr), e vedremo cosa succederà per il resto”, ci ha spiegato l’avvocato Carlo Alberto Zaina, che difende Cinquini. Il riferimento è agli altri addebiti che riguardano circa 300 grammi di cannabis ritrovata in casa del dottore, e soldi in contanti. “La cosa importante è il riconoscimento del tasso percentuale di THC che permette di stabilire se la canapa è light o meno, queste sono le cose importanti”.

Ora vedremo come si svilupperà la vicenda, sulla quale non mancheremo di darvi nuovi aggiornamenti, anche alla luce della battaglia in solitaria che il dottor Fabrizio Cinquini combatte da anni, senza aver nessuna voglia di smettere.





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