Antiproibizionismo

Dura lex: mala lex!

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Il racconto della Genesi che, secondo i creazionisti, dovrebbe essere il procedimento con cui la razza umana è comparsa sulla Terra, ci racconta anche di come la prima legge imposta sia stata inevitabilmente trasgredita e di come anche in quel caso, la punizione nei confronti dei trasgressori sia stata inesorabile, inappellabile e di una durezza estrema.

Dalla “mela proibita” in poi, la storia della razza umana è sempre stata governata e condizionata dalle leggi, indipendentemente che queste fossero imposte alle popolazioni per ispirazione divina o semplicemente per assurdi capricci secolari.

Per definizione la legge dovrebbe garantire la pace e l’ordine sociale, assicurare un buon funzionamento della giustizia ed essere garante dei diritti dei cittadini di fronte alla loro applicazione, ma di rado queste condizioni si sono verificate nel corso della Storia, bensì quello a cui abbiamo assistito nel passato e in molti casi continuiamo a vivere nel presente, è la continua vessazione, mortificazione e, in moltissimi casi, anche persecuzione nei confronti dei diseredati.

La normativa antidroga (e le modifiche apportate dalla Fini-Giovanardi), è ad esempio una di quelle leggi che causano un vero e proprio malessere sociale e come le più tenebrose leggi del passato, provocano vessazione, mortificazione e una chiara persecuzione ai danni di minoranze pacifiche e indifese.

Dai dati raccolti da Forum Droghe e presentati con il “3° libro bianco sulla legge fini-giovanardi”, siamo venuti a conoscenza che il 40% circa dei detenuti “definitivi” è in carcere per violazione della legge sugli stupefacenti, che il numero dei detenuti è raddoppiato dall’entrata in vigore della 49/06 e che lo stesso incremento si è registrato anche per le sanzioni amministrative.

Quindi, se la logica ha un valore, possiamo affermare che se il 40% dei detenuti è in carcere a causa di una legge e che il rimanente 60% è in cella in relazione a tutte le altre, quella legge è il fulcro dell’intero sistema giudiziario, condizionandolo da un lato e alimentandolo dall’altro, la stessa cosa che tutte le leggi, di chiara natura liberticida, hanno da sempre fatto.

Altrettanto necessario, per garantire l’efficacia nell’applicazione della legge, è avere a disposizione un apparato repressivo totalmente succube e insensibile, costituito, come al solito, da magistrati “legalisti a prescindere” e da Forze dell’Ordine abituate ad eseguire esclusivamente gli ordini, qualunque essi siano.

Anche se la legge è inumana, crudele e devastante, il magistrato “legalista” o l’agente in questione potrà solo e semplicemente dire “sto facendo il mio dovere” senza curarsi della dotazione del pensiero e della coscienza che tutti gli esseri umani dovrebbero avere e saper esercitare.

“Sto facendo il mio dovere” sono sicuramente le stesse parole rivolte da una guardia al contadino che si vedeva rapita la moglie la prima notte di nozze, in virtù della “Jus primae noctis” la legge che prevedeva nel medioevo, la primizia sessuale ad esclusivo beneficio del signorotto feudale e l’eventuale punizione al marito che si fosse ribellato era assicurata dal magistrato fedele alle leggi.

“Sto facendo il mio dovere” l’avranno detto migliaia di sbirri alle centinaia di migliaia di “streghe ed eretici” che increduli e sbigottiti si vedevano incatenati e sbattuti in cella vittime delle torture e in attesa del rogo, a cui centinaia di ottusi giudici li avrebbero mandati applicando la legge. “Sto facendo il mio dovere” è stato sicuramente detto da un guardiano alla moglie e ai figli del “negro” riacciuffato dopo un tentativo di fuga dalla condizione di schiavo e le conseguenti frustate o l’impiccagione saranno stati inesorabilmente decisi dallo spirito di abnegazione nei confronti delle leggi, di solerti e inflessibili magistrati.

Le stesse parole saranno forse state dette anche da qualche “tutore dell’ordine” in occasione dei rastrellamenti causati dalle “leggi razziali” durante il fascismo e sicuramente molte vittime ancora pesano sulla coscienza di una magistratura che all’epoca era totalmente compiacente e collaborazionista dell’atrocità.

Oggi per fortuna non c’è nessuno sbirro o guardia a sequestrare novelle spose, né a caccia di streghe o eretici e fortunatamente i “neri” non sono più un genere commerciale in voga, né gli ebrei hanno timore di dover vivere nuovamente un simile dramma, ma a quanto sembra non cessa la moda, tanto cara al Potere, di incutere timore, di perseguitare minoranze, di generare discriminazione e causare devastazione sociale!

Ogni giorno nel nostro Paese, decine di persone si vedono incriminate per il reato di coltivare poche piante per uso personale o per avere quantità minime di sostanza stupefacente, e dato che i fumatori in Italia sono stati stimati in circa 5.000.000 di individui, si riesce immediatamente a comprendere come questa legge causi una continua e anacronistica persecuzione, progettata ai danni della solita minoranza storica e messa in atto dall’onnipresente armata di coloro che possono e sanno solo dire “sto facendo il mio dovere” senza porsi alcun perché.

Ma nonostante tutto continuiamo ad aver fiducia nell’essere umano e nella possibilità di evoluzione delle coscienze, fino a sperare in un giorno in cui ci si vergognerà di pronunciare frasi giustificatorie come “sto facendo il mio dovere”, negando in quel modo l’assunzione di responsabilità nei confronti delle vite degli altri e dove l’unica legge applicata sarà semplicemente “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, che a mio avviso è l’unico insegnamento accettabile dell’intero apparato religioso… peccato che sia sfuggito proprio a chi, come Fini o Giovanardi o Serpelloni, si professa cristiano!

Per ora non ci resta che continuare a resistere e disobbedire, una disobbedienza civile e responsabile in contrapposizione alle leggi ingiuste, senza timore, perché, facendo nostro il pensiero di Gandhi o Tolstoj: “la nostra mente e la nostra coscienza saranno sempre superiori a qualsiasi legge temporale”.

Giancarlo Cecconi





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