2015-06-15 06.23.46 pmLa storia recente ci insegna che quasi ogni epoca ha avuto una generazione caratterizzata da una netta posizione di protesta nei confronti della società conformistica. Certamente in epoca contemporanea ricordiamo gli Hippies, i figli dei fiori e le masse arrabbiate di studenti manifestanti. Ma ancor prima fu già Jack Kerouac nei “Vagabondi del darma” a parlare per la prima volta di “beat” (=battuto) evidenziando il malessere dell’uomo moderno, “battuto” appunto e sconfitto di fronte alla società, alla falsa comunicazione, all’avidità per il denaro, alla violenza, alla sete di potere…

Sporchi e maleodoranti, bellissimi/e (nella maggior parte dei casi ) dall’aspetto trasandato e sgradevole si spostano con attrezzati camion bus e furgoni ricordando i seguaci di Mad Max nella era post atomica. Kipling osservava che: “Tutto sommato, al mondo ci sono solo due tipi di uomini: quelli che stanno a casa e quelli che non ci stanno”. Sopraffatti dai bombardamenti catodico-mediatici tali da arrivare alla paralisi mentale, all’eterno ripetersi dell’idiozia quotidiana, di fronte a quest’inerzia, “c’è però chi non ama i salotti di casa, perché il salotto di casa se lo porta dietro nel suo camion da Travellers.” Stiamo parlando di una delle figure socio-antropologiche più interessanti e rappresentative dell’odierna controcultura, che fonda il suo concetto sul nomadismo e sull’autodeterminazione in piccole autarchie indipendenti mediante ri-appropriazione di (t.a.z.-H.bay) “zone autonomamente gestite”.Traveller? Ravers? Anche se non amo questa definizione, sono quelle tribù-famiglia che hanno di fatto dato un senso alla parola vita alternativa, al concetto di postmodernità ed esistenza autodeterminata eludendo quasi completamente il controllo della società moderna attuale.

Chatwin asseriva che: “ogni tribù è una potenziale macchina da guerra, se ne fosse realmente consapevole”. Forse sarebbe più appropriato definirli come nomadi artisti circensi e pensare al rave come una culla di controcultura, una giostra, dove lo stato modificato di coscienza priva finalmente l’essere umano del freno inibitorio, aprendo di fatto le porte all’esperienza divinatoria e spirituale. “Sabotatori del Sistema” che hanno profondamente influenzato lo stile di vita di molti giovani e non solo, alimentando pericolose ed alienanti tendenze, conducendo il pubblico a sconvolgenti, ma rivelatorie esperienze di “coscienza modificata”.

Questo argomento era stato superficialmente trattato all’interno di questa rivista fino ad oggi, ma non preoccupatevi era solo perché ci premeva prepararlo come si deve. È infatti il primo questo di una serie di racconti che ci immergeranno in questo mondo. Un viaggio attraverso il Canada, gli Stati uniti e l’America latina, raccontato da alcuni dei più vecchi e rappresentativi
Traveller in circolazione.

A nome di tutta la redazione di Dolce Vita vorrei dedicare a Seb (Traveller recentemente scomparso) questo articolo, ma soprattutto queste parole di Giorgia Cecere, le quali meglio non possono definire il dolore, ma certamente danno un senso alla vita dei Traveller e alla continuazione della lotta senza di lui.

“E’ quel suono che scorre incessante al ritmo della vita, da tempo immemorabile si percuotono i tamburi, lo si fa per ammansire quella forza oscura e dolorosa che certe persone hanno nel sangue, dandole suono, voce e passi di danza affinché non faccia troppo male. Il dolore non si placa , ma per loro finché la musica persevera sembra possibile perdonare la vita…”

“Insoddisfatti della situazione in Europa dove il Rave ha perso molto del suo significato spirituale di ribellione, dacché il sistema e le politiche locali usano la repressione negando spazi dove potersi esprimere e divertire. E’ l’estate 2005, quando alcuni componenti di diversi Sound system che organizzano “illegal Rave party” in tutta Europa, decidono di ri-partire. Sopraffatti da un impellente bisogno di nuovi orizzonti, di conoscere e confrontarsi con nuove realtà, animati da un innato spirito di avventura, decidiamo di spedire un container dall’Europa, contenente il sound system (circa 10 kw tra amplificatori e casse). Giunti in Canada decidiamo di comprare qualche scuola bus a buon mercato, adattandoli a casa rodante e dal nord america discendere per tutto il continente organizzando Rave party in quanti più posti è possibile…

Sbrigate alcune formalità doganali e comprata “casa” (bus), cosa che in realtà si rivelerà abbastanza semplice e sbrigativa, conosciamo subito dei componenti di un centro sociale di Montreal che entusiasti di conoscerci decidono di organizzare una festa con noi, disponendo di fatto dei contatti necessari e soprattutto del posto adatto. La festa risulta un successo inaspettato. La musica e le innumerevoli scenografie da noi assemblate mandano in visibilio il numerosissimo pubblico accorso per l’evento. Un inizio migliore era difficile da sperare e immaginare… Il gruppo è abbastanza nutrito ed eterogeneo (circa 16) da tutta Europa, l’entusiasmo è alle stelle e permeati da una grande energia che scorre tra noi, ci rendiamo conto di essere riusciti ad iniziare un’avventura, che ad oggi ci sta portando attraverso dieci stati tra il Canada e l’America del nord e del sud organizzando più di 40 eventi nelle varie nazioni.

2015-06-15 06.29.42 pmPassata la frontiera che divide il Canada dagli Stati Uniti ci dirigiamo verso New York, la Città più città di tutte, metropoli cosmopolita dove si mischiano, vivono, convivono e lottano un’infinità di gente di etnie diverse, dove tutto è possibile e dove è d’obbligo divertirsi e fare fiesta. Andando in giro per la città il surplus è incredibile. L’infinita quantità di materiale ancora di buon uso, considerato spazzatura, deve fare posto alle cose nuove e moderne, figlie di un consumismo che sempre più macera e distrugge. Ed è esattamente da queste macerie che trae origine la nostra arte, sulla quale si fonda la nostra azione. Quanto più il sistema scarta, tanto più noi riciclando creiamo arte, usando come materia prima ciò che loro considerano superfluo e che a noi invece risulta prezioso. Decidiamo infatti di riciclare quanto più è possibile: vestiti, giocattoli, materiali didattico per bambini. Ci accaparriamo una incredibile quantità di cose utili, consapevoli del fatto che quando saremo in viaggio per Paesi meno fortunati(?) sicuramente troveremo qualcuno felice di riceverli…

Quale miglior posto della culla simbolo del consumismo, per far conoscere la nostra filosofia? I preparativi per il “free party” fervono, l’organizzazione appare facile grazie ad alcuni amici volenterosi che sembrano ben felici di darci una mano. Con il materiale recuperato, allestiamo scenografie e sculture. Come sempre curiamo molto l’aspetto scenografico, senza ovviamente tralasciare quello artistico musicale. Nonostante la buona atmosfera durante tutta la durata della festa, forse a causa dell’elevato tasso alcolico, questa si rivelerà l’unico evento del nostro viaggio, finito malamente in rissa…

I seimila km che separano New York da San Francisco, sono un monotono susseguirsi di praterie e scenari mozzafiato, che improvvisamente si aprono all’orizzonte del viaggiatore; i colori ci ipnotizzano e le vallate ci cullano. Durante il cammino sostiamo per caso a Piramid Lake, dove in una riserva indiana “huitcholes” veniamo accolti con grande ospitalità dai giovani indiani. Ci sembra un ottima idea organizzare una festa in quel luogo per loro. Per poter far ciò è stato necessario riunire il gran consiglio dei saggi anziani della tribù, i quali dopo essersi parlati, si sono rivelati ben felici di accordarci il permesso. Questi figli d’America, Signori delle praterie, si trovano oggi imprigionati in una riserva sicuramente troppo stretta, ma vivendo anch’essi nel 2005, pur cercando di conservare le loro tradizioni, sono stati ben felici di potersi divertire con noi…

E’ ormai novembre e ci affrettiamo a raggiungere la baja California, desiderosi di organizzare lì la festa per il capodanno, dacché molti amici dall’Europa si apprestano a raggiungerci. La baja California è una spettacolare miscela di montagne, deserto e spiagge bianche dove cactus smisurati si susseguono a ritmo incessante, creando paesaggi e panorami suggestivi. Sarà “Todos Santos”, esattamente dove passa il tropico, la cornice che sceglieremo per festeggiare l’anno nuovo.

Come spesso accade nella vita “on the road” i capovolgimenti di situazione si susseguono; questa volta, fortunatamente in positivo! Infatti, poco prima dell’imbarco per il Messico conosciamo “Bruces”, un hippy multi miliardario americano ribelle, organizzatore del “burning bush”, festival di artisti del fuoco. In questo evento confluiscono migliaia di artisti internazionali che installano sculture giganti, che verranno bruciate durante il party. Saranno il nostro “sound”e la nostra musica ad animare la festa, risultata una delle più divertenti ed interessanti del nostro viaggio. Inoltre grazie al facoltoso “Bruces”, riconoscente per l’ottimo lavoro svolto, abbiamo potuto contare su una discreta somma per poterci sostentare per un tratto di viaggio.

Sebbene tendenzialmente i nostri party siano gratuiti, i nostri mezzi di sostentamento durante le feste, sono il bar e la vendita di cd musicali. Ci capita spesso inoltre di dover affittare strumentazione di supporto: Sound, generatori ed anche i nostri djs. Approdiamo successivamente in Messico, tramite un traghetto che unisce il sud della penisola al continente messicano. Difficile quantificare il numero di spiagge e baie dove ci siamo fermati occasionalmente e dove abbiamo goduto del mare, praticando surf, pesca, e rilassandoci per ricaricare le energia.

Il proseguimento del viaggio sarà sempre dedicato nella memoria di tutti noi, allo spirito, alla forza e all’energia del nostro fratello amico Seb. La tappa seguente è il Chapas, dove giungiamo desiderosi e affascinati di conoscere la realtà Zapatista e rivoluzionaria di quelle terre…

in collaborazione con KH23

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