L’accoppiata Salvini-Fontana rischia di fare gravi danni al nostro paese, facendoci tornare indietro di anni per ciò che riguarda i diritti civili e le politiche sulle sostanze stupefacenti.

La proposta di legge fatta dal partito di governo infatti, presenta un inasprimento delle pene (da un minimo di 3 a un massimo di 6 anni) e vuole cancellare la cosiddetta modica quantità. In pratica significa fare un grande passo indietro. La Iervolino-Vassalli prevedeva infatti sanzioni amministrative in caso di uso personale, prima fra tutte un avvertimento del prefetto, al quale seguivano, in caso di recidiva, provvedimenti concreti come la sospensione della patente o del passaporto per un massimo di tre mesi.

Una legge che aveva già subìto alcune modifiche, come quella apportata da una sentenza della Corte Costituzionale nel 1991, la quale precisava che non bastava essere in possesso di un quantitativo di stupefacenti di poco superiore alla “dose media giornaliera” per far sì che scattasse il reato di spaccio, o ancora, quella arrivata a seguito del referendum abrogativo promosso dai Radicali nel 1993, in conseguenza del quale venne abolita la sanzione carceraria per chi facesse uso personale di stupefacenti.

Poi c’è stata la parentesi della Fini-Giovanardi, che ha mandato in galera migliaia e migliaia di semplici consumatori, contribuendo ad intasare le carceri, ed è stata dichiarata incostituzionale. Spiega infatti Salvini: “Il nostro disegno di legge prevede il raddoppio delle pene per chi spaccia sostanze stupefacenti, sia detentive che economiche ed entra nel merito della cosiddetta lieve entità. Non esiste modica quantità: ti becco a spacciare, vai in carcere con le misure cautelari”.

La prima risposta è arrivata da Matteo Mantero, primo firmatario di un ddl al Senato presentato poche settimane fa per la legalizzazione della cannabis: “Togliendo la modica quantità si perseguono i clienti e si salvano gli spacciatori“, sottolinea spiegando che: “Per combattere la criminalità va consentito a chi vuole di piantare poche piante di cannabis di poterlo fare a casa propria. In questo modo si tolgono 5 milioni di persone dalle grinfie degli spacciatori. In Italia ci sono più di 200mila spacciatori di marijuana, il 95% dei sequestri riguarda le droghe leggere. La soluzione non è rivedere la modica quantità e quindi colpire il consumatore, ma togliere questo mercato dalle mani della mafia e concentrare le risorse economiche ed umane sullo spaccio internazionale”.

Sulla stessa linea d’onda Riccardo Magi, deputato di +Europa: “Da parte di Salvini la solita demagogia su una materia complessa, solo uno spot. Dobbiamo puntare su informazione, prevenzione e assistenza a chi ha dipendenze, puntando alla legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati”.

Una proposta di legge urgente, nell’idea della Lega, studiata per stuzzicare gli appetiti degli elettori di destra. Oggi che ci ricordiamo ancora bene gli effetti di una legge deleteria, elaborata da un’altra coppia di politici, la Fini-Giovanardi, la speranza è che, come evidenziato da diversi osservatori, difficilmente riuscirà a trovare una maggioranza in Parlamento, anche con il sostegno di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

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