Non è un problema di merito ma un problema di metodo e nella storia dell’umanità è già stato ampiamente reso evidente come in diversi ambiti ed in particolare nel rapporto con le sostanze stupefacenti, reprimere senza dare spiegazioni, senza educare, senza dare degli strumenti alle persone per capire cosa accade, sia la scelta più stupida e controproducente che si possa fare.

Soprattutto quando si ha a che fare con giovani e giovanissimi, che spesso si avvicinano alle sostanze stupefacenti proprio per il gusto del proibito e della trasgressione. 

Che questo governo non l’avesse capito, ce ne eravamo resi conto quando la delega per le politiche antidroga è stata affidata al ministro Fontana, un’oscurantista di primo livello, di fronte al quale Nixon, il presidente americano che ha dato il via alla lunga stagione della “guerra alla droga”, sembra quasi un progressista. Ma che addirittura si arrivasse ad invocare un clima da caserma nelle nostre scuole, con 2,5 milioni di finanziamenti per “incrementare i controlli, assumere agenti della polizia locale a tempo determinato, coprire i costi degli straordinari o installare impianti di videosorveglianza”, mentre le scuole stesse cadono a pezzi perché non ci sono i soldi per l’ordinaria amministrazione, non avremmo potuto immaginarlo nemmeno noi.

E invece è successo grazie ad una direttiva firmata dal ministro dell’Interno Salvini che, dopo aver spiegato che stava pensando di reintrodurre il militare “per salvare i giovani dalla cannabis”, ha messo a punto un piano straordinario contro la droga nelle scuole che prevede l’aumento dei controlli, degli agenti e di sistemi di videosorveglianza, cercando la soluzione ad un problema che dovrebbe porre al centro l’educazione, con la militarizzazione di uno spazio che dovrebbe essere sacro per i ragazzi.

L’aveva spiegato alla perfezione un professore, Antonio Vigilante, che l’anno scorso, all’indomani dell’ennesimo controllo antidroga nelle scuole, aveva scritto una lettera aperta. “Quelli che sono favorevoli a queste incursioni ragionano come segue: spacciare è un reato e il reato è un male che va perseguito; se uno è a posto, nulla ha da temere. Diamo per buono questo ragionamento, ed esaminiamone le conseguenze. Se è così, allora è cosa buona e giusta che le forze dell’ordine facciano irruzione nelle abitazioni private. Sarebbe un modo efficacissimo per combattere il crimine. Controlli a tappeto, a sorpresa, nelle case di tutti. Poliziotti, carabinieri, cani antidroga. In qualsiasi momento aspettatevi che qualcuno bussi alla vostra porta. Che un cane fiuti tra le vostre cose. Se siete a posto, non avete nulla da temere”. Continuando così: “E perché non estendere i controlli anche nei luoghi di culto? Sì, lo so, molti di voi stanno pensando alle moschee: e la cosa a molti non dispiacerebbe. Ma io penso alle chiese. Immaginate un’irruzione delle forze dell’ordine in una chiesa, durante un rito. I cani tra i banchi che annusano. Cinque minuti e tutto è finito. Se qualcuno ha della droga, lo si porta via. E amen, come si dice. Non vi piace l’idea? Perché? Perché nel primo caso si tratta di un luogo privato, nel secondo caso si tratta di un luogo sacro, direte. E la scuola che luogo è? Io che vi insegno, la considero al tempo stesso un luogo privato – una casa – ed un luogo sacro. Il più sacro dei luoghi, perché è quello in cui si formano gli uomini e le donne di domani”.

Già nel 2017 questo tipo di controlli avevano visto un’escalation, tanto che gli operatori aderenti alla Rete Italiana per la Riduzione del Danno (Itardd), avevano scritto una lettera ai presidi di tutta Italia ribadendo che: “Leggendo la richiesta di intervento delle Forze dell’Ordine a scuola coi cani antidroga, abbiamo avvertito un segnale di emergenza, riconoscendo la grande difficoltà in cui si trovano gli adulti, a scuola come a casa, di fronte al fenomeno dell’uso di sostanze dei ragazzi. Ci creda dottor Rusconi. Conosciamo bene il fenomeno con il quale Presidi e Docenti di tutta Italia si confrontano quotidianamente, ma sappiamo per esperienza professionale che la sola repressione non porta a una relazione educativa fra il mondo adulto e quello giovanile”.

In tutto questo il silenzio del “governo del cambiamento” e del Movimento 5 Stelle, che è sempre stato fautore di un approccio diverso nei confronti della cannabis e delle sostanze stupefacenti in generale, si fa sempre più assordante. Perché se le deleghe al ministro Fontana fanno parte di un accordo tra le forze politiche, forse è ora che ci si renda conto che i principi ed i valori non possono essere barattati per la smania di governare e che azioni di questo tipo avranno conseguenze pesanti sui giovani di oggi, che saranno gli adulti di domani.

Non possiamo che concludere con le parole della rete degli operatori di Itardd, indirizzate soprattutto al vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Mario Rusconi, che nelle settimane precedenti aveva chiesto alla polizia di mandare più spesso i cani antidroga nelle scuole per controlli capillari, sperando che qualcuno comprenda la gravità di ciò che sta accadendo e trovi la strada per aprire al confronto e all’educazione, invece che alla repressione.

“L’uso e l’abuso di droghe fra i ragazzi è un fenomeno sociale che la sola repressione non esaurisce. Accolga queste parole come l’invito di chi conosce bene i giovani e il loro rapporto, anche problematico, con le sostanze stupefacenti, ed è disposto a un confronto che aiuti a cercare una strategia e un’alleanza per governare un fenomeno complesso. Ragioniamo assieme per crescere tutti in questa crisi. Per cominciare, se vuole, ci risponda per un confronto di persona. Noi ci siamo”.





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