A fine giugno l’Epidiolex, farmaco a base di CBD prodotto dalla britannica GW Pharmaceuticals, è stato approvato dalla FDA americana, innescando un domino di cui ancora non si vedono le conseguenze finali.

Diversi esperti di settore negli Stati Uniti hanno iniziato a chiedersi cosa sarebbe cambiato nelle norme che regolano il cannabinoide, per il quale è stato stimato un mercato di 1 miliardo di dollari, e se sarebbe stato ancora legale commercializzarlo in forma pura o in aggiunta alle centinaia di prodotti che vanno dalla cosmetica, alle bevande, passando per infusi, cibi ed integratori.

Alla questione se il CBD fosse ancora legale o no, ha provato a rispondere il giornalista di Leafly Ben Adlin, con un lungo articolo che riprende le posizioni contrastanti in merito. “Il CBD è diventato incredibilmente popolare, ma i consumatori e i produttori ricevono ancora informazioni confuse, per non parlare dei sequestri di prodotti con CBD effettuati dalle forze dell’ordine. Così ho passato le ultime settimane a cercare di trovare chiarezza sul cannabidiolo. Temo che non ce ne sia molta”, sottolinea. Da una parte infatti alcune sentenze ritengono che qualsiasi estratto proveniente dalla cannabis sia da considerarsi tra le sostanze controllate, come la DEA aveva sottolineato tempo fa, mentre i sostenitori della canapa industriale, sulla quale in America è appena stata approvata una nuova legge, sostengono che il CBD derivato da questo tipo di coltivazioni non sia sottoposto a questa legislazione.

Ma dopo l’approvazione dell’Epidiolex, stanno arrivando anche i primi cambiamenti. Il 6 di luglio infatti, in una risposta alle pressanti richieste, il Dipartimento della sanità pubblica della California ha rilasciato in silenzio una scheda, affermando che il CBD in qualsiasi prodotto alimentare ad uso umano o animale è vietato nello Stato, perché la canapa industriale non è riconosciuta come sicura per il consumo negli alimenti, facendo riferimento al Controlled Substance Act del 1970 e alla posizione della FDA. Nella dichiarazione si può leggere che: “Sebbene la California attualmente autorizzi la produzione e la vendita di prodotti a base di cannabis (compresi quelli commestibili), l’uso della canapa industriale come fonte di CBD da aggiungere ai prodotti alimentari è proibito. Fino a quando la FDA non stabilirà che l’olio di CBD derivato dalla canapa industriale ei prodotti CBD possono essere usati come alimenti o la California stabilisce che sono sicuri da usare per il consumo umano e animale, i prodotti CBD non sono un alimento approvato, un ingrediente alimentare, un additivo alimentare o integratore alimentare”.

In Europa l’Epidiolex sarà probabilmente approvato a fine 2018 o all’inizio del 2019 ma non va dimenticato che a livello europeo è già stato approvato il primo farmaco a base di cannabis: correva l’anno 2011 quando il Sativex, che ha come principi attivi sia il CBD che il THC, fu approvato in oltre 30 Paesi. Intanto la Gran Bretagna, il Paese d’origine dell’azienda che produce Sativex ed Epidiolex, è stato il primo paese a classificare il CBD come un ingrediente medicinale, mettendo fine alla libera vendita a partire dal 2016.

Intanto anche all’OMS è iniziata la prima storica revisione delle proprietà mediche della cannabis, che potrebbe cambiare il posizionamento della cannabis nelle tabelle di riferimento dei vari paesi membri. Una revisione che interesserà anche il CBD alla luce delle recenti scoperte scientifiche e degli interessi sempre più pressanti delle multinazionali del farmaco.

Ad oggi in Italia c’è solo un documento del 2008 firmato dall’allora dirigente dell’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute, che spiegava come da noi il CBD fosse un componente con riconosciuta attività farmacologica ma che non era inserito in tabella I, quella della sostanze stupefacenti, senza specificare altro.

Le prospettive future sono due: che qualsiasi prodotto contenente CBD sarà considerato farmaco e quindi dovrà essere autorizzato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), cosa che però avviene solo per i farmaci industriali; una decisione che penalizzerebbe fortemente il nascente mercato della cannabis light, che ha bassi valori di THC ma alti di CBD, così come più in generale il settore che utilizza la canapa industriale per estrarre CBD: i prodotti derivati non potrebbero più essere venduti liberamente, ma si troverebbero solo in farmacia, dietro prescrizione medica.

Il secondo è uno scenario che prevederebbe delle soglie di regolamentazione per i dosaggi del CBD, definendo a quali dosaggi il CBD viene considerato come un farmaco e quando no, permettendo la commercializzazione di CBD come integratore o alimento.

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