latte & sangueOggi è il giorno, il giorno in cui Don Diegoh & Ice One porteranno sul palco, per la prima volta, “Latte & Sangue“, stasera al “La Mesa” di Vicenza (tutte le altre date, in fondo a quest’intervista). Un disco molto atteso , una vera e propria essenza di quello che si può definire l’Hip Hop a cavallo tra due generazioni. Il sodalizio artistico che vede protagonisti Don Diegoh, un Mc da poco trentenne ma di riconosciuta esperienza, e un leggendario producer, Ice One, con alle spalle trent’anni di onorata carriera. Un disco che nasce dopo tanti palchi calcati in tutta Italia ed un connubio che fa risaltare quel sapore di un rap non scalfito da anni e nuove tendenze. Questo ed altro, nella nostra intervista.

DON DIEGOH & ICEONE
“AVREMMO PIÙ BISOGNO DI COSE CHE RESTANO”

++ Sappiamo che la scintilla è scoccata, tra di voi, girando i palchi di tutta Italia. 

DON DIEGOH: “Latte & Sangue” è un progetto che abbiamo iniziato a pensare 2 anni fa, quando, in seguito ad una frequentazione via web, decidemmo di unirci per i live. Abbiamo cercato di inserire gli elementi miei e suoi che ci univano prima nei live e dopo nell’album.

++ Partirei dalla copertina, molto evocativa. Richiama i palazzi, la strada ed i pugni in segno di rispetto per questa cultura. 

DD: Sulla copertina c’è un disegno che richiama Roma, principalmente (Tiburtina, dove ho vissuto per tanti anni) e Ostia dove sta IceOne tutt’ora; i due pugni stanno a significare il rispetto e proprio Latte & Sangue vuole significare questo: lotta, grinta e passione.

++ E l’accostamento, appunto, di Latte & Sangue?

DD: Il titolo nasce un po’ da questo e anche dal fatto che ci piaceva molto come suonava, puoi leggerlo come un dare tutto, sempre e solo tutto. Latte invece è un elemento naturale, così come il sangue rappresenta la matrice più spontanea dell’album. Possono essere visti anche come infanzia da un lato e sangue dall’altro, ovvero tutto quello che sputi negli anni per andare avanti.

++ Un disco che è un insieme di brani molto intensi, di quotidianità e di sofferenza. Tematiche sentite, per le quali non è facile trovare il “beat perfetto”. A voi come è andata ?

DD: L’ispirazione dei testi è nata da quello che è stato negli ultimi anni, ovvero anni pieni di cose dal punto di vista umano. Io sono uno di quelli che per scrivere le cose deve viverle, se non le vivi non le puoi scrivere, sarà sempre così. I beats rappresentano l’anima più deep di Seby, ma anche quella grottesca in alcuni elementi, come ad esempio: Compà.


Ascolta “Compà”

Molti samples utilizzati sono italiani e sono cose ricercatissime, altre cose sono invece suonate da Seby. Forse rispetto al passato ha avuto un approccio più da musicista che da beatmaker, infatti si possono sentire pochi loop, ma tante melodie. Rappresenta sicuramente uno step produttivo in più rispetto al suo percorso. Ha messo elementi del passato (da qui la parola Latte quindi riferito alle origini) ma secondo me ha messo anche delle cose futuristiche, lui è una persona che guarda molto al domani quando deve produrre.

++  Due generazioni differenti: cosa vi accomuna e cosa vi differenzia?

DD: Ci differenzia il vissuto storico, Seby ha un forte vissuto storico che inizia da un’epoca in cui sicuramente tutto era diverso rispetto ad oggi e lui ha portato l’hip hop in Italia insieme ad altre persone. Io, invece, sono un po’ il figlio di una generazione venuta dopo, che si è fatta comunque spazio con tantissima gavetta, che continua ancora oggi, prima di tutto con le battles e con una serie di live in giro per l’Italia.

Ci accomuna principalmente l’amore per questa cultura, per i live fatti in un certo modo, vivendo con uno spirito di condivisione reale e non virtuale con gli altri che poi ci porta a fare delle serate in giro proponendo contenuti. È chiaro che abbiamo altre cose che ci legano e quando due anime s’incontrano e hanno tanto in comune non può che uscirne un lavoro quantomeno coerente con tutto ciò.

ICEONE: Ci accomuna il background culturale, chiaramente visto in prospettiva a causa delle differenze anagrafiche. Siamo tutti e due meridionali e anche questo è un grosso punto in comune. Le differenze come dice Diego sono legate a quella sfera spaziotemporale, in cui io chiaramente mi sono trovato a vivere l’hip hop in un momento completamente differente da quando ha cominciato a seguirlo lui.

ICE ONE: “Il passato per me è importante.
Ma sperimento ogni giorno e ascolto cose nuove per capire in che direzione muovermi

++ Ice One ha vissuto tutte le epoche dell’Hip Hop in Italia. C’è, in particolare, qualcosa per cui provi nostalgia? Cosa, invece, pensi sia cambiato in senso positivo?

ICEONE: La scena degli anni ’80 aveva una differenza fondamentale da quella di oggi. Il writing e il b-boying erano allo stesso livello di attenzione del rap e del djing. Le jam erano l’unico tipo di serata prevedibile, e i concerti si svolgevano all’interno di Jam dove ognuno aveva il suo spazio. La musica rap faceva anche ballare i breakers, era più veloce.

Un’altra cosa è che non eravamo in tantissimi. I posti dove i b-boys erano più numerosi in quegli anni erano le grandi città, ma nemmeno in tutte. C’era come un fermento che in pochi riuscivamo a sentire, come una frequenza silenziosa che ci attraeva verso questa cosa. Oggi trovo più o meno le stesse situazioni, ma con la titanica implementazione di internet che amplifica tutto ed a volte anche distorce.

Nel tempo è aumentato moltissimo il numero di chi segue il rap, spesso a discapito delle altre arti (preferisco chiamarle così, che discipline mi sa di olimpiade). Non sono un nostalgico, anche perché ho tantissime idee nuove e tanta musica ancora da tirare fuori. Il passato per me è importante, però tutto quello che ho fatto non l’ho mai vissuto con la tensione di chi prima o poi dovrà abbandonare questa cosa, anzi, sperimento ogni giorno ed ogni giorno ascolto cose nuove per capire in che direzione muovermi.

DON DIEGOH: “Oggi la gente sceglie prima come farsi vedere dal punto di vista estetico,
non come fare pezzi che restano

++ Anche dal punto di vista di chi il rap lo fa, Diegoh, si nota che le altre discipline siano messe più in secondo piano rispetto al rap?

DD: Certo, c’è molto più spazio, molta più attenzione nei confronti del rap e probabilmente si è persa un po’ d’attenzione nei confronti delle altre discipline.

Ad esempio questo è un album che parla molto di writing, ma anche di breaking. Infatti c’è il Danno che fa una rima sui bboy dicendo: “i miei figli stanno con le vertebre schiacciate e ancora girano di testa pure se non li pagate”. Questo per me vuole rappresentare tanto, perché abbiamo cercato di soffermare la nostra attenzione su tutti gli elementi che poi vanno a costituire la cultura hip hop. Quello che è cambiato è questo si è persa probabilmente molta naturalezza. Oggi prima di fare il pezzo vai a guardare tutto il corollario; la gente oggi sceglie il video quindi sceglie di farsi vedere bene dal punto di vista estetico, ma non di fare un pezzo che resti.

Ecco, noi avremmo più bisogno di cose che restano.

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Il video di “Lascia” feat. Shorty, l’ultimo estratto da “Latte & Sangue”

++ Per poco non è capitata, in questo disco, una storica reunion dei Colle der Fomento al completo. Poco male, perché in “Latte & Sangue” c’è una bella varietà di featuring, tra cui una compresenze alle produzioni.

DD: C’è anche una produzione di Mastro Fabbro, con il quale ho lavorato a quattro mani per produrre “Radio Rabbia”, però è un pezzo che ci stiamo tenendo un po’ in sordina per un futuro prossimo. Weirdo, invece, è una persona che negli ultimi anni ho avuto il piacere di conoscere e la produzione che mi aveva dato mi piaceva molto e pensavo che come testo e come beat e dunque come risultato finale della canzone potesse stare benissimo all’interno di un album prodotto da un solo produttore.

I featuring sono il risultato di quelli che sono stati i miei anni a Roma. Innanzitutto c’è amicizia tra me e le persone che hanno fatto parte dell’album, perché oltre alla strofa o agli scratch ci hanno dato comunque altri consigli e ci sono stati accanto durante tutta la gestazione del disco.

++ Tante, tantissime le citazioni alla old school del rap italiano. Ma, tra i tanti, quali sono i dischi che preferisci maggiormente?

DD: Questo è un album in cui spero che si capisca che molte citazioni sono da attribuire ai legittimi proprietari. Ad esempio in tante tracce sono citati i Colle e sicuramente loro sono una delle realtà che più hanno segnato il mio percorso. Imprescindibili, per me, rimangono “Foto di Gruppo di Bassi Maestro, tutta la discografia del Colle, Kaos One, Sangue Misto e Lou X, che è uno di quelli che per me dovrebbe essere sempre ricordato. Il mio obiettivo era quello di esaltare una generazione che ancora adesso sforna classici su classici, quindi se mi sono “impossessato” momentaneamente di alcune rime era solo per dare vita a dei veri e propri “quotes” cioè di menzioni di gente che per me rappresenta davvero la storia, lo zoccolo duro del rap italiano.

don diegoh ice one

++ Cosa consigliereste ai ragazzi che si cimentano al giorno d’oggi con l’mcing e la produzione di beats?

DD: Non sono più giovanissimo ma giovane, se mi taglio la barba sembra che ho 19 anni (ride), facciamo che non posso dare consigli! Questa cosa è fatta per stare bene con se stessi e con gli altri, quindi il consiglio è fare freestyle e prenderlo come un momento di aggregazione. Scrivere per cercare di rappresentare prima di tutto la propria città, la propria terra in generale e poi quello che si pensa. Rappresentare le proprie idee cercando di essere il più possibili reali, nudi e crudi.

ICEONE: per essere un beatmaker, prima devi essere un musicista: lo studio della musica, anche da autodidatta, è imprescindibile. Oggi viviamo nel mondo dei tutorials, per cui non ci sono scusanti, per iniziare la cosa migliore è imparare a copiare i beats (proprio le batterie) di dischi storici, poi bisogna creare il proprio armamentario sonoro. La ricerca dei samples secondo me non ha regole da tramandare, non usate scorciatoie come fanno alcuni tipo usare i midi di artisti famosi per carpirne le programmazioni o sound bank che potrebbe avere chiunque. La ricerca di un campionamento per un beat è una cosa che è giusto abbia un alone un pò mistico, alla fine è una storia d’amore tra il producer e quel frammento sonoro che poi diventerà un beat.

“Per arrivare alla gente devi stare tra la gente”

++ Ora che il rap è un genere che arriva a gran parte della popolazione, per voi che significato assume arrivare alla gente?

DD: È la gente che decide se sei valido, se sei in grado di portare qualcosa in più a quella che è una cultura che già esiste da più di 40 anni. Arrivare alla gente vuol dire essere onesti con se stessi, se sei onesto con te stesso e racconti qualcosa di vero, di reale, di tangibile, qualcosa che si può toccare con mano 8 volte su 10 puoi arrivare alla gente; poi è qualcosa di innato, una propensione che non ti costruisci  ma che hai. Fare arte è qualcosa che ti senti dentro, tanta gente oggi fa questa cosa del rap perché la vede in giro ma dura una stagione, due stagioni oppure si sentono veterani dopo 3-4 anni. Io vedo gente come Seby che fa questa cosa da 35 anni e ogni giorno si mette in discussione.

Per arrivare alla gente bisogna stare tra la gente.

++ Dove potremmo vedervi live nei prossimi giorni?

Le prossime date del tour sono:
12 Novembre, La Mesa Vicenza
13 Novembre, Boom Box, Brescia
14 novembre – Csoa Gabrio, Torino
20 novembre – Terminal, Macerata
21 novembre – Geko, San Benedetto del Tronto
04 dicembre – Napoli – tba
06 dicembre – Tesla – Molfetta
05 dicembre – Lab 61, Lanciano
11 dicembre – Newroz, Pisa
12 dicembre – Chupito, Bellinzona
19 dicembre – Sottotetto, Bologna
20 dicembre – B-Side, Cosenza

Il disco è disponibile su iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/latte-sangue/id1042660436 e in copia fisica su www.gloryholerecords.it per Glory Hole Records.

 





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