Domani la Corte di Cassazione si esprimerà sul destino di migliaia di detenuti condannati in base alla legge Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale lo scorso 12 febbraio. La sentenza della Cassazione si esprimerà sulle sentenze già definitive, stabilendo se anche chi ha subito delle sentenze già passate in giudicato avrà o meno la possibilità di vedersi rimodulata la pena in base alle pene previste dalla legge Iervolino-Vassalli del 1990, che è tornata in vigore e prevede che per detenzione e spaccio di cannabis le pene vadano da 2 a 6 anni anziché da 6 a 20 come era previsto dalla Fini-Giovanardi. Si tratterà naturalmente di una sentenza di grande importanza e con ricadute immediate per migliaia di detenuti che si sono visti condannati a pene spesso superiori a quelle previste per stupro o omicidio preterintenzionale (che prevedono pene massime inferiori a quelle della Fini-Giovanardi) solo per possesso o cessione di cannabis e derivati.

IL NODO DELLA SENTENZA. La Corte di Cassazione sarà chiamata ad esprimersi tra due possibili indirizzi di interpretazione: il fatto che la Fini-Giovanardi sia stata dichiarata incostituzionale rende illegittime le pene erogate in base a questa norma, oppure le sentenze già definitive sono da considerarsi comunque valide? Sulla questione fino ad oggi, come rivelatoci qualche giorno fa dall’avvocato Carlo Alberto Zaina, i vari tribunali hanno proceduto in ordine sparso, per esempio a Milano hanno respinto le richieste di rimodulazione della pena presentate dagli avvocati difensori, mentre a Como hanno rinviato le decisioni attendendo il pronunciamento della Cassazione.

IL PRECEDENTE CHE FA BEN SPERARE. Esiste un precedente analogo a questo, nel 2010 la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale l’ipotesi di aumento della pena previsto dell’aggravante della clandestinità, per i reati commessi da migranti senza permesso di soggiorno. La Corte di Cassazione venne chiamata ad esprimersi sulla rimodulazione al ribasso delle condanne e sancì che essa andava garantita anche ai condannati che avevano già subito la sentenza definitiva. I casi sono logicamente diversi, ma il tema della discussione è esattamente lo stesso. Per questo sarebbe un controsenso se la Cassazione non decidesse allo stesso modo, sancendo il diritto a rimodulare la pena per tutti i condannati in base alla legge Fini-Giovanardi. Anche se, come ricorda l’avvocato Zaina: “In questi casi non si può mai essere sicuri di niente”.

 

 

 





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