Sabato 18 maggio, a Roma, scendono in piazza i terremotati del centro Italia.

Dopo quasi tre anni e tre governi la situazione è pressoché invariata. Macerie ancora in gran parte al loro posto, la ricostruzione al palo, livelli di disoccupazione di gran lunga superiori alle medie regionali, popolazione residente più che dimezzata.

SU LA TESTA è l’urlo degli organizzatori che esortano a partecipare per far rivivere il cuore dell’Italia.

Non è la prima volta che gli abitanti di Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio colpiti dai terremoti del 2016/17 scendono in piazza. Non è la prima volta che manifestano, che partecipano a tavoli istituzionali, che propongono soluzioni ed emendamenti e, nonostante tutto, non si intravede nessun cambiamento.

Gli oltre 100 comitati che si sono costituiti in rappresentanza del cosiddetto “cratere” sanno cosa vogliono e cosa potrebbe far cambiare di passo una ricostruzione ancora ferma. Sanno che bisogna partire dall’impianto normativo: infatti l’attuale è inadeguato ed il susseguirsi di norme che spesso si contraddicono tra di loro, fa sì che la macchina burocratica si inceppi.

Cambiare l’impianto della normativa, con un quadro di regole certe che sburocratizzi la ricostruzione, è indispensabile.

Ma questa rivoluzione normativa deve necessariamente essere supportata da un numero adeguato di tecnici ed addetti, di personale qualificato in grado di smaltire le decine di migliaia di pratiche che giacciono sulle scrivanie degli uffici. Le attuali strutture non riescono a visionare e ad evadere i progetti finora presentati e si stima, per questo, un tempo tecnico di circa vent’anni.

E se da un lato occorre avviare ed accelerare le procedure per la ricostruzione degli edifici, dall’altro bisogna pensare alla “ricostruzione” della vita delle persone a partire dal lavoro. Una ricostruzione lentissima unita alla mancanza di lavoro, vorrà dire avere, tra qualche decennio, case ricostruite per famiglie che si sono rifatte una vita altrove.

Urgono norme speciali che facciano ripartire l’economia in una fase transitoria, che ridiano dignità agli abitanti di queste terre martoriate.

Tante le proposte in merito del Coordinamento dei Comitati come l’istituzione di una vera zona franca, di investimenti e sgravi di medio e lungo periodo per le imprese locali e soprattutto per le aziende agricole e le aziende artigiane. L’istituzione di un reddito di cratere che superi l’impianto del reddito di cittadinanza e del contributo di autonoma sistemazione. Quest’ultimo infatti risulta ad oggi una misura iniqua in quanto elargito a tutte le famiglie aventi diritto, allo stesso modo, senza tenere conto del reddito delle famiglie stesse.

Gran parte del lavoro potrebbe provenire dalla ricostruzione stessa permettendo alle imprese artigiane del territorio di intervenire. Il coinvolgimento delle imprese e dei cittadini nel più grande cantiere d’Europa, significherebbe un maggiore controllo dei processi da parte degli abitanti e un minore rischio di infiltrazioni mafiose.

La cosiddetta partecipazione, presente nelle norme generali, non viene esplicitata da decreti attuativi. Il coinvolgimento nel processo di ricostruzione dovrebbe riguardare tutti i cittadini del cratere e non solo sindaci e figure istituzionali.

La trasparenza e la partecipazione sono elementi chiave per una efficace  rapida ricostruzione. Il decreto “sblocca cantieri”, inoltre, non solo non contiene nulla di realmente innovativo, riporta norme sulle delocalizzazione che incentivano allo spopolamento.

Tante le proposte dei Comitati rappresentativi del centro Italia, molte delle quali generali e applicabili in tutto il territorio colpito dal sisma mentre altre specifiche e relative alle peculiarità di un paese o di un’area. Un’area geografica grande, ricca di diversità e con danni riportati che variano da paese a paese. Anche per questo il Coordinamento dei Comitati chiede da tempo una differenziazione dei territori a seguito dei danni riportati e delle caratteristiche del luogo. Per esempio, un paese completamente raso al suolo come Arquata del Tronto non può essere trattato allo stesso modo di Tolentino che ha solo alcune parti di città danneggiate.

La battaglia dei terremotati del centro Italia deve essere anche la battaglia di tutti i cittadini italiani perché casa, lavoro e dignità devono essere garantiti a chiunque e perché l’Appennino è un tesoro da preservare e vivere.

Per tutti questi motivi il Coordinamento Terremoto Centro Italia ha deciso di scendere in piazza e manifestare a Roma il prossimo 18 maggio 2019.
Per info: +39 333 497 4358 e +39 333 862 7317

 

 





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