Editoriali e contenuti

Dolce Vita 45 – Marzo/Aprile 2013

2014-04-01 05.01.29 pmMorto un Papa, se ne fa un altro. E anche se il Papa si dimette se ne fa sempre un altro. Il problema della Chiesa cattolica è proprio questo. Nessuna religione al mondo, e nessun’altra confessione cristiana, prevede un’organizzazione gerarchica come quella della Chiesa di Roma. Dove una piccolissima oligarchia di cooptati (i cardinali) sceglie al proprio interno il capo di tutta la Chiesa, gli conferisce l’incarico a vita, e per di più – in virtù del dogma dell’infallibilità papale – rinuncia per principio a porne in discussione le parole, le scelte, le decisioni. La Chiesa cattolica – che significa ‘universale’ – continua a essere retta come una monarchia assoluta, cioè come veniva governato lo Stato Pontificio fino al 1870.

Confondere una piccola teocrazia medievale con una religione universale è un errore macroscopico, da cui derivano tutti gli altri. È la mancanza di democrazia e di libertà – cioè l’assenza di un libero scambio di opinioni fra donne e uomini liberi e uguali – la causa dei tanti mali della Chiesa di Roma. Se al posto di un’oligarchia senza controllo ci fosse il libero dibattito, non avremmo né una morale sessuale contraria alla vita, né l’occultamento sistematico dei casi di pedofilia, e neppure i pasticci dello Ior.

La madre di tutte le riforme – se la Chiesa cattolica vuole ancora avere una voce nel mondo – è l’abolizione del papato. Non sono andato a votare, e sto scrivendo queste righe mentre i seggi sono ancora aperti. Dunque commenterò i risultati senza conoscerli. D’altra parte, comunque vada è stato un insuccesso. La politica italiana, messa in mora nel novembre del 2011 dal governo tecnico di Mario Monti, ha avuto quasi un anno e mezzo per rigenerarsi, per rinnovarsi, e insomma per rendersi presentabile.

È successo esattamente il contrario: nel Pd le primarie si sono svolte con regole tali da scoraggiare, e anzi impedire, la partecipazione dell’elettorato più lontano dall’apparato di partito, con il risultato, scontatissimo, della conferma di Bersani, già ministro del primo governo Prodi nel 1996. A Matteo Renzi, l’unica vera novità politica di quest’ultimo triste anno, è stato brutalmente impedito di correre. Nel Pdl le cose sono andate anche peggio: le primarie, prima annunciate, sono state annullate, e ci siamo ritrovati per l’ennesima volta Berlusconi. Di Monti e di Ingroia – entrambi, in modi diversi, hanno abusato della loro posizione precedente e hanno così ingannato i cittadini – non vale neppure la pena parlare. Non può dunque stupire nessuno il successo del Movimento 5 stelle, che è stato costruito giorno dopo giorno dalla protervia e dall’arroganza di una classe politica profondamente inefficiente e, in larga parte, corrotta.

Ma il trionfo di Grillo non risolve il problema: semmai, lo fa risaltare in tutta la sua drammaticità. Posseggo una piccola collezione di meteoriti che uso a volte come strumento di meditazione. Alcuni sembrano semplici sassi, altri sono sfere di ferro, altri ancora, i più belli, sono schegge d’acciaio lucente. L’idea che provengano da un altro mondo, dal grande mondo che si estende al di là della nostra atmosfera, mi aiuta a riflettere sulla nostra condizione di microbi dell’universo, e a mettere le cose nel loro giusto ordine. Ma i meteoriti, proprio perché sono sassi, ci dicono anche quanto sia unica, e dunque preziosissima, la vita.

Forse non saremo soli nell’universo (statisticamente è impossibile), ma di certo siamo una rarità. Lo spettacolo andato in scena nel cielo degli Urali, nonostante il dolore per le vittime che ha causato, è una festa della vita.

(editoriale numero 45)





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