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Continua senza vergogna la campagna di disinformazione sulla canapa, dopo dieci anni di annunci (falsi e ridicoli) di chiusura dei coffee shop olandesi, di buchi al cervello, di canapa geneticamente modificata, e cento altre notizie false e tendenziose, eccovi l’ultimo ritrovato della disinformazione proibizionista, “la marijuana fa male all’ambiente”, e già qui i lettori di Dolce Vita bene informati potrebbero farsi grasse risate.

La stampa straniera e il Corriere della Sera in Italia riprendono uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory, che prende in “considerazione soprattutto la produzione industriale su larga scala e ad alti consumi in mano alla criminalità” in California; la giornalista del Corriere, Emanuela di Pasqua, riesce ad affermare con abilità tipica di questi “guardiani della disinformazione” che la canapa come pianta sta uccidendo il pianeta, conclude l’articolo con l’affermazione che i consumatori di canapa incidono in maniera negativa sull’impatto ambientale.

Su questa rubrica anni fa abbiamo affrontato il problema del costo ambientale della canapa coltivata indoor, e prendendo in considerazione il nuovo studio senza deformarne i risultati, possiamo confermare l’enorme differenza di impatto ambientale tra la canapa coltivata indoor per uso personale e quella coltivata in maniera massiva dalla criminalità organizzata Californiana e Canadese, infatti in Italia non esistono coltivazioni Indoor di livello industriale prese in considerazione dallo studio del suddetto laboratorio.

Inoltre la giornalista del Corriere si dimentica di fare un affermazione importante, la canapa è una pianta che crescerebbe libera in natura, e se coltivata come pomodori e peperoncini non ha nessun impatto sull’ambiente, anzi, è tra le poche piante in natura capace di restituire i nutrienti presi dal terreno.

La invitiamo a consultare gli studi sulle coltivazioni di canapa in Italia, e a visitare una delle tante coltivazioni di canapa da fibra (perfettamente legali e registrate presso il Ministero dell’agricoltura), presenti sul territorio italiano, per rendersi conto della realtà e delle proprietà di questa pianta.

Per quanto riguarda le coltivazioni indoor illegali Europee e nostrane, sbirciando i dati dei sequestri delle forze dell’ordine emerge in maniera piuttosto evidente che si tratta di fenomeni hobbistici che non potrebbero avere un impatto ambientale negativo come quello che si cita nell’articolo, e che anche questo “effetto collaterale” si potrebbe evitare liberalizzando questa pianta, che coltivata sul balcone o nell’orto come i peperoncini o i pomodori ridurrebbe il decantato impatto ambientale a zero. La legalizzazione farebbe perdere alla Marijuana il valore economico assolutamente sovrastimato, renderebbe antieconomiche le coltivazioni indoor, toglierebbe interessi e profitti alla criminalità e ridurrebbe l’immenso impatto sociale ed economico che i consumatori e tutti i cittadini Italiani pagano da anni.

 





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