Una parte dei pesci recuperati dai pescatori

Migliaia di pesci morti nel fiume Aisne in Francia hanno portato la federazione della pesca delle Ardenne a denunciare la Nestlé.

L’evento è stato descritto dai pescatori locali come una catastrofe e il presidente della Federazione di pescatori sostiene che la multinazionale Nestlè abbia infranto uno degli articoli del codice ambientale.

Le prime reazioni dalla fabbrica Nestlè di Reims, dove si producono le cialde Nescafè, hanno confermato una fuoriuscita di fanghi biologici ma hanno negato che contenessero sostanze chimiche.

Abbiamo presentato una denuncia contro Nestlé Francia per inquinamento e violazione dell’articolo 432.2 del codice ambientale. Abbiamo già recuperato tre tonnellate di pesci morti. Ma ce ne sono altri. Sono state colpite circa 14 specie, comprese specie protette come le anguille”, sostiene il presidente dei pescatori Michel Adam, che sottolinea come in un tratto del fiume compreso “tra i 6 e gli 8 km, tutto è stato devastato”.

Lo stabilimento Nestlé di Challerange, a sua volta ha pubblicato un comunicato in cui conferma “perdita involontaria di effluenti di fanghi biologici, senza la presenza di sostanze chimiche” dal suo impianto di trattamento delle acque reflue. La compagnia ha specificato che non appena scoperta la fuoriuscita è stata interrotta la produzione della fabbrica per alcuni giorni.

L’incidente è avvenuto il 9 agosto scorso e secondo Daniel Drivière, presidente della compagnia di pesca Challerange, “C’erano anguille che misurano più di un metro, una specie protetta che vive sia in acqua dolce che in mare. Per vederle di nuovo qui, sarà necessario aspettare tra i 12 e i 17 anni”.





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