enjoy detroitLa Guardia Nazionale del Michigan è già sul posto e i carri armati dell’esercito inviato dal presidente Johnson vedono a una distanza di un centinaio di miglia la colonna di fumo. Detroit brucia. La polizia non si fa vedere in giro dopo l’irruzione nel locale notturno senza licenza che ha scatenato una rivolta razziale senza precedenti. Una nuova, locale, guerra civile era nell’aria e i poliziotti statunitensi di fine anni sessanta non brillavano per la loro capacità di mediazione culturale.

LA CITTA’ OPERAIA DIVENTATA CITTA’ FANTASMA. Dopo le cinque giornate, Detroit non ha più scampo. Il suo destino, in un continente dove lo spazio non manca, è lo spopolamento. La crisi dell’industria automobilistica aggiunge un altro motivo per scappare dalla città. Ma questo vale per i bianchi, e per i neri che se lo possono permettere. Gli altri afroamericani restano in una città che non è più considerata sicura e oggi ne costituiscono l’ottanta percento della popolazione.
Quarantacinque anni dopo possiamo considerare Detroit una città fantasma. Non si direbbe guardando l’ordinata colonna di automobili che alla mattina ci accompagnano verso la città.
Avvicinandosi a Midtown il traffico diminuisce e a Downtown si dissolve negli svincoli e nei parcheggi sotterranei del centro direzionale. Qui svettano i grattacieli della General Motors ma Fiat Chrysler è altrove. La sede si trova nei sobborghi dove vive la middle class, ad alcune prudenziali miglia fuori dal centro. A proposito, quaggiù Fiat sta per Fix It Again Tony, dove Tony è il tipico meccanico italoamericano.

detroit - casa abbandonata

TRA LE STRADE VIOLENTE RACCONTATE DA EMINEM. Oggi il confine fra chi vive e chi sopravvive a Detroit passa da quella Eight Mile Road spiegata da Jimmy Smith, in arte Eminem. Da qui in poi cambia il paesaggio urbano e cambia il valore attribuito alla vita. In alcuni quartieri si registrano in un anno 145 crimini violenti ogni 1000 abitanti. Significa che ogni uomo, donna o bambino ha una probabilità su sette di restare coinvolto in fatti di sangue. Gli omicidi nel 2012 sono 411, da confrontare con i numeri di città italiane di pari dimensioni: Genova e Verona 22, Bologna 9, Napoli e Palermo 27.
Preston ha vissuto anni a Detroit da ragazzo. Oggi sta tornando per farmela visitare, con le dovute cautele. Certo, avrei potuto anche vederla senza guida turistica ma uno dei miei vari problemi negli Stati Uniti è lo stile di guida milanese. Mi arresterebbero entro pochi minuti. Preston esce dalla highway e imbocca per errore una strada dove una Ford SUV nera con tre uomini e una donna bianchi a bordo non armonizzano con l’ambiente urbano. La portiera dell’auto parcheggiata là in fondo si apre e dalla casa abbandonata cominciano a uscire junkies. Scatto una foto e ripongo il cellulare. Qui crystal meth e le altre devastanti sostanze sintetiche si consumano a tutte le ore. Con il valore della nostra macchina, anche senza gli occupanti, se ne possono comprare a quintali.

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Paura. Due bidoni sull’asfalto sarebbero bastati per bloccare la nostra macchina. Dopo ci ridiamo sopra. Nella città dell’automobile i rottamatori non chiedono i documenti e la macchina se la vengono anche a prendere. Un’auto rubata paga sempre. Agile inversione a U per tornare sulla highway.

IL BUSINESS DELLA SOPRAVVIVENZA. L’abbandono di abitazioni, teatri, uffici e scuole ha generato un nuovo business di sopravvivenza. Gli arredi sono stati smantellati e depositati in magazzini che li rivendono a chi ha i soldi per comprarseli, di solito forestieri. Il termine “architectural salvage” è appropriato perché si trovano anche mobili, infissi e oggetti di un certo valore estetico e documentale di un’epoca passata. Molti dei palazzi e delle dimore che ospitavano quei legni e quegli acciai sono oggi esoscheletri senza più alcuna funzione. Guardando gli arredi completi di una villetta familiare mi sembra di vedere la famiglia che ha resistito fino all’ultimo, poi i debiti e la voglia di vivere li ha portati a ricominciare altrove. Nella migliore delle ipotesi. Ora chi apprezza le villette vittoriane può comprarne una a Detroit per poche migliaia di dollari.
L’orribile passaggio dal neoclassico a quello stile folleggiante che all’inizio del novecento in Italia chiamavamo Liberty, qui in città come Detroit, New York e Chicago ha trovato espressione negli edifici commerciali e nei primi grattacieli. Caso forse unico, gli Stati Uniti posseggono testimonianze di una tipologia architettonica non molto presente nell’Europa dell’epoca. Lo stesso vale per i magazzini e le fabbriche di fine ottocento. La maggior parte di queste sono oggi lasciate a una lentissima decomposizione. La Città di Detroit è sommersa dai debiti e di certo non può permettersi restauri di edifici che probabilmente non verranno mai più abitati.

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TRA DISPERAZIONE E VETRI ANTIPROIETTILE, SOGNANDO LA RINASCITA. Greektown è una delle rare zone protette di Detroit dove le persone affollano i marciapiedi come in Europa o a New York. Casinò e ristoranti greci dove mangiare souvlaki a tutte le ore. Per sentirsi davvero in Grecia. Andiamo invece all’Eastern Farmers Market dove arrivano i contadini dalle campagne del Michigan a vendere i propri prodotti e dove importatori come Hirt vendono alimentari da tutto il mondo. I cassieri di questo grande ortolano mi sorridono da dietro il vetro antiproiettile, ma voglio capire se tutte queste persone che affollano il mercato prenderanno come noi l’autostrada al tramonto o se qualcuno passerà la notte a Detroit.
“Molti giovani stanno tornando a Detroit. Artisti che condividono spazi industriali a poco prezzo, piccoli imprenditori che ci provano”, mi dicono da dietro banconi di verdure colorate. Non è facile. I percorsi sono obbligati, non è contemplato uscire alla sera per fare una passeggiata nel quartiere. “Saliamo sull’auto, guidiamo dritti alla meta e allo stesso modo torniamo indietro. Anche a casa non ci sentiamo totalmente sicuri, ma resistiamo perché Detroit era la città dei nostri padri e un giorno meriterà di rinascere”.





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