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La deforestazione che avanza e l’inutile show delle conferenze sul clima

I 197 governi che hanno partecipato alla ventiseiesima Conferenza mondiale sul clima Nazioni Unite, la Cop26 di Glasgow, anziché aggredire la crisi climatica con misure immediate e drastiche, come chiede da anni la comunità scientifica, si sono limitati alla politica dei piccoli passi.

Quel che è emerso è che i governi per ora considerano prioritari i ritorni sul breve termine, rispetto agli investimenti a favore del clima. I cui frutti, inevitabilmente, si vedrebbero soprattutto sul medio-lungo periodo. Eppure, tali stanziamenti sono imprescindibili, perché senza le emissioni di CO2 non potranno essere ridotte.

Così, in attesa della Cop27 in Egitto, la corsa verso il disastro continua perché non solo ritardiamo l’abbandono delle fonti fossili, ma continuiamo a finanziarle. Ci comportiamo, insomma, come se le nostre emissioni non fossero un problema e un chiaro esempio è come guadiamo alla deforestazione.

La deforestazione che avanza e l'inutile show delle conferenze sul clima

Foreste e boschi sono, infatti, dei cosiddetti “carbon sink”, ovvero dei sistemi che assorbono più CO2 di quanta ne emettano, CO2 che viene però reintrodotta nell’ambiente una volta che gli alberi vengono abbattuti o bruciati.

Ma mentre alcuni Paesi hanno quantomeno avanzato proposte di riforestazione – l’attuale piano della Commissione Europea prevede che vengano piantati circa 3 miliardi di alberi in Europa entro il 2030 – altri stati non sembrano essere stati così ricettivi. In Asia, Sud America e Africa, la pratica è ancora particolarmente diffusa, con alcuni Paesi che presentano un tasso di deforestazione pari al 61%.

Ma quali sono alcuni degli Stati affetti dai tassi di deforestazione più alti?

Nigeria: Nonostante il 50% del territorio nazionale nigeriano fosse storicamente costituito da foreste, il 90% è stato abbattuto o bruciato. Di questo solo l’1% sopravvive attualmente come area incontaminata.

Filippine: Inizialmente tutto l’arcipelago delle filippine, costituito dal oltre 7500 isole, era ricoperta da una fitta foresta. Al giorno d’oggi, la porzione di territorio nazionale occupato da alberi è pari al 35%, mentre solo il 28% costituisce area incontaminata.

Guatemala: Tra il 2001 e il 2019, la piccola nazione centramericana è stata interessata da una riduzione dell’area occupata da foresta pari al 19%. La principale causa sta nell’eccessivo sfruttamento delle terre guatemalteche per l’agricoltura intensiva, che costituisce circa il 23% del PIL del Paese.

Corea del Nord: Inizialmente uno stato completamente ricoperto da boschi e foreste, oggi solo il 39% del territorio nordcoreano è caratterizzato da vegetazione fitta.

Gli esempi sono in realtà troppi per essere riportati tutti. Stati come Haiti, Liberia ed Ecuador, hanno visto una riduzione della propria area boschiva pari al 22%, ennesima conferma di un trend globale allarmante. Per combattere o quantomeno arginare gli effetti del riscaldamento globale, sarà necessaria la tempestiva applicazione di provvedimenti che siano in grado di contrastare il fenomeno.

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TG DV


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