ItaliaIl progetto di legge per la legalizzazione della cannabis è stato calendarizzato e sarà dibattuto alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 25 luglio. Si tratterà della prima volta nella storia repubblicana in cui questo accadrà. La proposta di legge (Pl) giunge con la spinta di oltre 220 parlamentari firmatari, oltre 1/3 dei totali.

Tuttavia entro il 25 giugno sono numerosi, e insidiosi, i passaggi che la Pl dovrà superare. La discussione alle Commissioni parlamentari riunite (sezioni Giustizia e Affari Sociali) è ancora lontana dall’essere conclusa. Oggi e giovedì si terranno le ultime due sessioni delle audizioni degli esperti e terminerà così la fase preliminare dell’analisi del testo.

Successivamente le Commissioni dovranno adottare un testo unificato (tra i vari in discussione) che salvo improbabili sorprese sarà quello presentato dall’Intergruppo per la legalizzazione, a prima firma Roberto Giachetti. A questo punto la prassi prevede che i presidenti delle Commissioni diano un termine a tutti i gruppi parlamentari per presentare i propri emendamenti al testo, che questi emendamenti vengano votati e che quindi le Commissioni licenzino un testo definitivo ed approvato da inviare alla Camera per la discussione. Ultimo passaggio necessario, prima del dibattito in aula, è quello della nomina di un membro che farà da relatore del testo in Parlamento.

Il tutto in appena tre settimane. Ma la calendarizzazione quando mancano ancora tanti passaggi nelle Commissioni non è stata una scelta avventata. Di fatti, come ci è stato confermato da fonti parlamentari,  il pressing effettuato dai membri dell’intergruppo per la legalizzazione per ottenere la calendarizzazione in aula entro l’estate è stata pensato apposta per mettere fretta alle Commissioni. Fino ad ora non erano mancati i tentativi di rinviare continuamente i lavori (per esempio tra il primo e il secondo dibattito passarono ben 4 mesi) ed il rischio di trovarsi alla pausa estiva con il dibattito ancora arenato avrebbe potuto significarne l’affossamento.

Con la data della presentazione del testo alla Camera fissata i presidenti delle commissioni si troveranno invece costretti a procedere a ritmo sostenuto. Questo tuttavia non significa che l’iter previsto sarà completato entro il 25 luglio. Anzi, è molto probabile che il testo verrà inviato al Parlamento senza che i voti sugli emendamenti siano terminati, delegando così alle attività della Camera la presentazione e la discussione degli stessi.

Una scelta rischiosa ma anche in questo caso considerata migliore dell’alternativa che sarebbe stata quella di fare arrivare il testo al Parlamento in autunno, quando tra referendum costituzionale, probabile nuovo dibattito sulla legge elettorale e legge di bilancio le possibilità di riuscire ad avviarne la discussione sarebbero state oggettivamente scarse.

Quando il testo arriverà alla Camera le possibilità saranno essenzialmente due: la prima è che venga avviato alla discussione (con probabile presentazione di migliaia di emendamenti ostruzionistici da parte del fronte proibizionista con il solo obiettivo di rinviare al più tardi possibile il voto), la seconda è che la Camera decida di rinviare il testo alle Commissioni per terminarne la discussione e l’approvazione. Uno scenario che ovviamente allontanerebbe di diversi mesi il dibattito in aula.

Insomma, come ammesso da membri dell’intergruppo, quello che si sta cercando di fare è mettere un piede nella porta, per riuscire a portare il progetto di legge all’esame dell’aula prima che sia troppo tardi, visto che la fine legislatura si avvicina ed in caso di vittoria del No al referendum costituzionale potrebbe arrivare prima del previsto. Un percorso senza rete di protezione, che per funzionare ha bisogno anche di diverse contingenze favorevoli. In ogni caso la notizia che si era diffusa ieri, secondo cui il voto alla Camera potrebbe arrivare già il 26 luglio, è irrealistica.

Una volta alla Camera, infatti, è difficile pensare che dai vertici del Partito Democratico possa arrivare l’adesione al progetto di legge. Il massimo che si spera è che Renzi conceda il “voto secondo coscienza” liberando così i democratici favorevoli al testo dai vincoli di partito. Solo in questo caso – come auspicato a più riprese dal regista dell’Intergruppo Benedetto Della Vedova – sarà possibile che la discussione in Aula sia incentrata sul merito della proposta e non viziata da veti di partito. In caso contrario le possibilità di successo saranno molto basse.

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