Ascanio Celestini ricorda Davide Bifolco

Nella notte fra il 4 ed il 5 settembre 2014 nel Rione Traiano, Davide Bifolco, 16 anni, perdeva la vita, colpito da un proiettile sparato da un carabiniere in servizio. A distanza di due anni tutto il quartiere lo ha ricordato con una due giorni andata in scena proprio il 4 e 5 settembre. Innanzitutto lo spettacolo teatrale per raccontare il suo omicidio che a distanza di due anni si trascina dietro non solo il dolore, ma anche parecchi dubbi.

A portare sulla scena la vicenda è Ascanio Celestini, il celebre attore teatrale, scrittore e drammaturgo che torna a parlare dell’omicidio incomprensibile (lo spettacolo era stato già messo in scena l’anno scorso). “Due anni senza di te, due anni con te”, questo il titolo della manifestazione, è poi proseguita la domenica con attività per i bambini animate dalle persone del quartiere e con un corteo in ricordo del ragazzo.

Intanto lo scorso 5 agosto il Tribunale di Napoli ha reso pubbliche le motivazioni della sentenza con la quale l’appuntato dei carabinieri Giovanni Macchiarolo è stato condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione per l’omicidio colposo di Davide. Il giudice Ludovica Mancini non ha accolto la richiesta della difesa della famiglia Bifolco, assunta dall’avvocato Fabio Anselmo, di trasmettere gli atti al pm per l’omicidio volontario con dolo eventuale, perché ha ritenuto inattendibili le testimonianze di chi aveva visto l’omicidio di Davide a causa di alcune contraddizioni, perché la scena del delitto era stata irrimediabilmente alterata e per le «concrete difficoltà a ricostruire l’iter e l’esito del processo decisionale dell’agente». Sulla scorta delle considerazioni del perito dell’accusa, Carmine Baiano, per il giudice «al momento dello sparo, pur senza puntare senza cioè assumere una posizione volta ad una ponderata collimazione di un bersaglio, (Macchiarolo, ndr) aveva certamente il dito sul grilletto della pistola. Tuttavia l’imputato non voleva sparare cagionando la morte di Davide Bifolco, né cagionandone una mera lesione, né invero voleva sparare in assoluto». Prima di premere il grilletto, però, il carabiniere era sceso dall’auto e aveva caricato la pistola, senza sicura. Per il giudice è credibile l’ipotesi di un inciampo con il dito sul grilletto.

a cura di ACAD Team





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