Cannabis-Indica

Per anni, i sostenitori della politica proibizionista, hanno dichiarato che consumare cannabis, specie per gli adolescenti è gravemente dannoso, soprattutto per gli effetti “lesivi” dei cannabinoidi sul cervello. A quanto pare, sono invece gli adolescenti che consumano alcol che rischiano di compromettere maggiormente lo sviluppo del tessuto cerebrale, mentre non sembra essere tanto in pericolo chi fuma marijuana.

In un recente studio, alcuni ricercatori hanno scansionato il cervello di 92 adolescenti di età compresa tra 16-20 anni, prima e dopo un periodo di monitoraggio di 18 mesi durante i quali, la metà dei ragazzi che faceva già uso di cannabis ed alcol, ha continuato ad usare entrambi, in quantità variabili. L’altra metà di ragazzi si è astenuta o hanno tenuto consumi minimi, come già fatto durante tutta l’adolescenza.

I risultati delle scansioni del cervello dei ragazzi che hanno consumato in media almeno cinque bevande alcoliche due volte la settimana, ha mostrato una riduzione nella salute della materia bianca del tessuto cerebrale. Susan Tapert, neuroscienziato dell’Università della California e co-autrice dello studio, ha dichiarato alla stampa: “Questo può significare cali di memoria, deficit di attenzione e riduzione delle capacità decisionali sia nella tarda adolescenza che nell’età adulta”.

Tuttavia, lo stesso studio dimostra che, usare marijuana fino a nove volte la settimana durante 18 mesi, non modificava il livello di salute del tessuto cerebrale. Da sottolineare che i ricercatori non hanno testato le prestazioni individuali, ma si sono limitati a diagnosticare le scansioni cerebrali, come fecero alcuni anni fa i ricercatori che dichiararono che la cannabis “uccide i neuroni”, attenendosi solo a referti di analisi, con tecniche di neuroimmagine come la risonanza magnetica.

Il danno si verifica perché l’alcol agisce sulla materia bianca del tessuto cerebrale che si sviluppa per tutta l’adolescenza, sino al compimento dei 20 anni circa. Il Dr. Joanna Jacobus, co-autore dello studio, dichiara: “Parte di quel tessuto cerebrale su cui agiscono gli alcool, non è del tutto sviluppato nei ragazzi, ed è responsabile della capacità decisionale, che può essere compromessa dall’uso di sostanze alcoliche. Si innesca così un circolo vizioso: se gli adolescenti diminuiscono l’efficacia dei loro tessuti cerebrali addetti alla capacità di limitarsi, perdendo la capacità cognitiva di inibire se stessi, finendo così con l’assumere comportamenti sempre più a rischio nell’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti in genere”.

Mentre gli studi che mostrano l’effetto deleterio di alcool su adolescenti e adulti sono stati più coerenti, studi sugli effetti della marijuana portano spesso a risultati contrastanti. Uno dei motivi perché ciò accade è che non sempre si usa marijuana durante le ricerche, ma specifici cannabinoidi di sintesi, come il solo THC. La marijuana contiene infatti differenti cannabinoidi, ed alcuni hanno effetti neuroprotettivi come, ad esempio, dimostrano studi sul cannabidiolo, uno dei cannabinoidi presenti nella cannabis. Utilizzando sostanze di sintesi che escludono tanti altri componenti presenti nella cannabis, a favore di uno solo, si potrebbero avere delle ricerche falsate.

I ricercatori promotori di questo studio sottolineano comunque che i risultati non possono essere considerati definitivi senza ulteriori ricerche. Hanno inoltre dichiarato che non è possibile stabilire se i danni, provocati al tessuto cerebrale, saranno permanenti.

Il dr. Duncan Clark (professore associato di psichiatria presso la University of Pittsburgh Medical Center), non coinvolto nello studio ma che indaga sull’abuso di sostanze stupefacenti negli adolescenti, ha detto che i risultati sono molto importanti perché la ricerca è stata condotta analizzando i dati prima e dopo un periodo di uso delle sostanze, mentre spesso si indaga solo nell’immediato, durante l’azione delle sostanze psicoattive.

Nonostante il monitoraggio durante tutti i 18 mesi sia stato costante, con valutazione dettagliata dell’uso delle sostanze e screening tossicologia all’inizio e al termine dello studio (ripetuti ogni 6 mesi), non è stata comunque possibile l’eliminazione di altri fattori come la genetica, l’ambiente “casa”, e anche il minimo uso di altre droghe, che potrebbero aver compromesso i risultati.





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