Una corte federale del Canada doveva decidere se approvare un oleodotto, un’estensione verso il mare della esistente Trans Mountain Pipeline, oppure salvare le orche che vivono in quel tratto di mare. La buona notizia è che per una volta hanno fatto la cosa giusta: hanno salvato le orche e bocciato l’oleodotto.

Nella sua decisione, la Corte ha aggiunto che la ditta proprietaria dell’oleodotto, la Kinder Morgan con sede in Texas, non ha tenuto conto non solo dell’impatto sulla fauna marina ma anche del parere delle tribù indigene del Canada attraverso le cui terre sarebbero dovute passare parte delle infrastrutture.

La sentenza arriva dopo almeno due anni di lotte in tribunale, con gli indigeni, gli ambientalisti e la città di Vancouver uniti nella causa contro la ditta texana che ha annunciato che abbandonerà il progetto.
La preoccupazione collettiva riguardava l’inquinamento delle acque e la sopravvivenza delle orche nel Salish Sea. Che ne sarebbe stato in caso di fuoriuscita di petrolio? Quali le conseguenze dell’aumento del traffico marino? Il numero di petroliere in transito, infatti, sarebbe passato da 60 a 400 unità aumentando di sette volte il rischio di impatto con i mammiferi.

L’oleodotto della discordia avrebbe dovuto portare il petrolio delle Tar Sands del Canada, dalla città di Edmonton, Alberta, fino a Burnaby, British Columbia, sull’oceano pacifico. Avrebbe avuto una lunghezza di circa 1000 chilometri, estendendosi in parallelo a una linea già esistente, e avrebbe dovuto triplicare il flusso di petrolio rispetto a quello odierno. Si trattava di un progetto da 3.5 miliardi di dollari.

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