Bologna 1700 circa… Gli affreschi di via Indipendenza 1 il “canton dei Fiori” dedicati alle materie prime indispensabili per la sopravvivenza vengono ultimati; tra grano (Panis vitae) e uva (Vinum letitia) ecco la volta dedicata alla canapa (Cannabis protectio): case, sacchi, vestiti, funi, vele, fornivano gli elementi per erigere monumenti, condurre guerre, eseguire condanne e sopravvivere; tutto lo scibile umano gravitava attorno a questa risorsa poiché era quest’ultima che, trasformata dopo il duro lavoro dei campi, proteggeva con i numerosi prodotti delle sue fibre e garantiva il funzionamento delle attività umane e militari. Andò avanti così fino al 1937; proprio questa data segna un bivio: i laboratori americani avevano pronte le ricette per trasformare le cellulose della canapa in bioplastiche, carta da giornale, tessuti più raffinati, componenti per auto, combustibili, nascono giornali e riviste dedicati; si contava già allora un potenziale di 50mila prodotti dal cellophane alla dinamite e la promessa agli agricoltori di un raccolto da un miliardo di dollari. Lo stesso Ford definì la canapa come risorsa fondamentale per un sano sviluppo industriale, ma proprio questa fu la data dove proibizionismo, prodotti petroliferi, e spopolamento delle campagne dirottarono questo potenziale immenso ed ecologicamente sostenibile verso un accentramento del potere nelle mani di poche multinazionali che gestivano il petrolio e i suoi derivati.

La storia della cannabis inevitabilmente s’intreccia a quella dell’uomo e alle sue necessità primarie: cibo, vestiti, case, energia, medicina, quest’ultima traino del ritorno della cannabis rivoluzione. Grazie alle sue innumerevoli sostanze la cannabis interviene positivamente su patologie anche gravi come glaucoma, sclerosi, crisi convulsive, morbo di Cromn, asma, disappetenza, dolore. È tutt’ora in fase avanzata la selezione di coltivazioni specifiche che mirano a concentrare alcuni composti attivi detti cannabinoidi: THC e CBD sono i più famosi e studiati, ma sono oltre 100 queste macromolecole complesse e sinteticamente inimitabili che costellano in varie concentrazioni, a seconda della varietà, il fiore della canapa; solo il corpo umano arriva a produrre qualcosa di simile attraverso il sistema chiamato endocannabinoide e l’anandamide, sostanze del tutto simili ai cannabinoidi che si legano agli stessi recettori neuronali e che risultano fondamentali per la salute, l’equilibrio e la memoria.

Ma è proprio la canapa industriale che può offrire la leva per depenalizzare e normalizzare il fenomeno anti-cannabis: «I fenomeni della canapa nostrana sono identici a quelli della canapa indiana, però in modo e proporzioni, alquanto ridotte – che taluni fenomeni della vita psichica mancano affatto, altri ne vengono più sbiaditi – i prodromi e i postumi meno accentuati. Onde possiamo conchiudere che nella prescrizione della canapa nostrana bisogna raddoppiare la dose» (Valieri Raffaele; sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della cannabis indica, 25, Napoli, 1887). I preparati galenici consigliati da Valieri, medico primario dell’ospedale degli Incurabili, miravano a rendere più accessibile ed economico curarsi con questa pianta soprattutto asma, catarro bronchiale e gozzo oftalmico.

La storia insegna che la canapa è una pianta maestra e il suo ritorno è segnalato dall’introduzione in paesi come Israele, Portogallo, Canada, delle cure mediche a base di cannabis e in alcuni stati U.S.A. o in Uruguay, dove è stato legalizzato anche l’uso ricreativo. In Italia dopo il via libera alle sperimentazioni sono attive già quest’anno le prime coltivazioni gestite dal ministero della Difesa, si sta ridiscutendo la legalizzazione della cannabis per combattere criminalità e fornire un’entrata allo Stato; con la semplice tassazione di un utilizzo farmacologico e ludico si potrebbero attivare entrate e creare risorse utili alla collettività. Dal 1964, anno della scoperta di Raphael Mechoulam a Tel Aviv del THC, ci troviamo oggi alle porte di una tetraidro rivoluzione “globale” e condivisa, che accomuna sia gli interessi economici che le esigenze della salute umana. Ma per tornare a questo buonsenso e a quella Cannabis protectio molto bisogna fare in campo aperto; a cominciare dalla organizzazione tra le filiere che realmente producono in loco i prodotti primari divisibili in fiori, seme, fibra e canapulo da cui possono nascere aree di settore innovative, rivolte alla green economy, come la bioedilizia con la costruzione in calce e canapa di case sostenibili, bioplastiche, pellet e prodotti alimentari. Per tutto questo è necessario, utilizzando varietà idonee e capacità agricole, un programma di coltivazioni mirato e funzionale alla crescente richiesta del prodotto canapiero.

La bandiera della canapa rappresenta un mondo che cambia, che collabora, che va oltre le diatribe e che rispetta l’ambiente, la gestione intelligente e concreta di questa verde risorsa è una delle tante vie necessarie e percorribili per superare le sfide di questo tempo.

a cura di pianteinnovative.it





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