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Maria Teresa sembra avere le idee chiare. Su Chatta.it scrive: “Ci sono tre modi di agire di fronte ad un divieto imposto dalla legge: reagire, combattere, raccogliere firme contro di esso, in quanto ingiusto a priori; accettare la regola e trovare uno spazio di azione personale conforme ad esso; fingere di accettarla e cercare il modo di aggirare tale divieto per trarne benefici”. Forse non ha tutti i torti.

Di certo, uno dei metodi più utilizzati per reagire alle imposizioni dall’alto è la manifestazione, il corteo. Lo dimostrano bene gli abitanti di Feltre, scesi in piazza, diversi mesi fa, contro il “regolamento di polizia urbana” approvato dal consiglio comunale. Tra le misure contestate, com’è possibile leggere sulla pagina web del Movimento5Stelle di Belluno Feltre, vi erano “l’idea di non potersi più sdraiare su un prato, di non poter più attingere l’acqua dalle fontanelle pubbliche, di non potersi più sedere sulle gradinate di una piazza a chiacchierare o a suonare il proprio strumento”.

Più risonanza ha avuto, invece, nel maggio scorso, il corteo di Blockoccupy Franfort contro il divieto, applicato dall’Ordine Pubblico di Francoforte, di ogni tipo di manifestazione “per motivi di ordine e pubblica sicurezza” (ilmegafonoquotidiano.it). 
A dire il vero, non di rado restrizioni analoghe sono state perpetuate in Italia. Su YouTube, compare un video in cui vengono mostrate le immagini di un corteo, a Bologna, proprio contro una direttiva del Prefetto che vieta le manifestazioni, in determinati luoghi della città, “il sabato pomeriggio e la domenica”.

Facendo un giro della blogosfera si trovano, poi, contestazioni di tutti i tipi. Ad esempio, ci sono numerosi blog che si scagliano contro la legge 40 (sulla fecondazione assistita), ma anche forum particolari. Su MTB, per citarne uno, ci viene spiegato come “combattere contro le leggi anti mountain bike”; mentre sul portale “Forces Italiana” sono pubblicati i “12 motivi per i quali il divieto di fumare è ignobile”. Uno di essi merita di essere citato per intero: “Il divieto di fumare è ipocrita poiché il governo che lo impone permette che il tabacco sia legale e lo tassa ricavandone enormi somme di denaro”. E’ davvero difficile contestare un’affermazione di questo tipo, specie se aggiungiamo che l’esecutivo inglese “ricava circa 10 miliardi di sterline all’anno dalle tasse sul tabacco”.

Un post simile lo si trova su Legalizziamolacanapa.org, ed è intitolato “Quindici buoni motivi per eliminare il divieto di cannabis”.

E su Facebook? Anche qui il tema è molto sentito. Si va dalla pagina “Legalizzazione delle sostanze stupefacenti” al gruppo “Un popolo contro Equitalia. Sciogliamo Equitalia”. Quest’ultimo ha al suo attivo quasi tremila iscritti.

Lorenzo Chiavetta
lorenzochiavetta@yahoo.it





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