25 ragazzi ricoverati solo a New York negli ultimi giorni, con sintomi giudicati equivalenti a quelli di una overdose. Torna a destare allarme, questa volta negli Usa, la cosiddetta marijuana sintetica, un miscuglio di sostanze chimiche di sintesi commercializzato con nomi come K2, Spice, e molti altri.

ALMENO 4 DECESSI NEGLI USA QUEST’ANNO. A dare notizia dei ricoveri, gran parte dei quali registrati presso lo stesso ospedale di Brooklin, è stata la Cnn. I ricoverati, alcuni dei quali in serie condizioni, secondo quanto riportato dalla polizia sarebbero stati ritrovati in stato di incoscenza lungo le strade del quartiere della Grande Mela. L’allarme per la “fake marijuana” è molto alto in tutti gli Usa. Dallo scorso marzo ci sono stati ben 153 ricoveri ospedalieri attribuiti all’uso di queste sostanze solo tra Chicago e parte dell’Illinois, tra i quali si sono registrati anche 4 decessi. Altri casi sono stati segnalati in Indiana, Maryland, Missouri e Wisconsin. Segno dell’immissione sul mercato di probabili partite pericolose di queste sostanze.

UN COMPOSTO DI SOSTANZE CHIMICHE CHE IMITA IL THC. Chiamarla cannabis (anche se sintetica) non solo è tecnicamente scorretto, dato che non c’entra niente con essa, ma è soprattutto controproducente visto che questa associazione porta molti ragazzi a consumarla aspettandosi gli stessi effetti dell’erba naturale, e quindi sottovalutandone i rischi ben maggiori. La miscela contenuta nella marijuana falsa è formata da una serie di composti chimici non ancora totalmente individuati. In particolare vi si trova una principio attivo che si chiama JWH-018, il quale agisce sugli stessi recettori neuronali del THC, ma che è strutturalmente diverso dal delta-9-tetraidrocannabinolo. Ne simula gli effetti, ma con risultati differenti e maggiori e con effetti collaterali talvolta molto gravi e potenzialmente mortali. Il suo utilizzo si è diffuso negli Usa grazie al basso prezzo di vendita, sensibilmente inferiore anche a quello della “vera” cannabis.

IL SUO USO PREOCCUPA ANCHE EUROPA E RUSSIA. L’utilizzo della “Spice” non è confinato agli Stati Uniti. Già nel 2014 l’allarme era scoppiato in Russia, con almeno 25 morti e oltre 700 intossicati nel giro di pochi mesi. Mentre in Europa un rapporto stilato dall’Osservatorio europeo delle droghe e le tossicodipendenze (Emcdda) ha registrato 71 casi seri di problemi alla salute associati ad alcune sostanze di sintesi utilizzate nella sua fabbricazione e ha stimato almeno 12 casi di decessi correlati. Questo rapporto ha provocato una reazione da parte delle autorità europee che hanno inaugurato una sorta di “task force” dedicata all’individuazione ed alla messa al bando delle sostanze chimiche utilizzate per la sua fabbricazioni, molte delle quali risultano non incluse nella liste di quelle messe al bando in quanto sconosciute.

PERCHÉ LA SUA PROIBIZIONE NON PUÒ AVERE SUCCESSO. In tutto sarebbero almeno 180 le diverse molecole chimiche che sono state utilizzate nel mondo – da sole o più spesso in combinazione – per simulare gli effetti della marijuana nella cannabis sintetica. Dentro ad una bustina di K2 o Spice si può trovare un po’ di tutto e le sostanze chimiche utilizzate cambiano continuamente. Per esempio dopo che in Russia il JWH-018 è stato reso illegale i chimici che producono la sostanza lo hanno prontamente sostituito con il PB-22, altra sostanza chimica dagli effetti analoghi, ma ancora legale. È dunque evidente come pensare di agire contro il loro utilizzo con la ricetta proibizionistica di sempre sia destinato a rivelarsi un approccio perdente in partenza, visto che ogni volta che un elemento chimico viene vietato prontamente ne viene sintetizzato uno nuovo che ne simula l’azione. La chimica, nelle droghe come nella medicina e nello sport, è sempre almeno un passo avanti rispetto alle leggi.

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