Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno una persona su dieci si ammala per aver mangiato cibo contaminato. Poi ci sono quelle a cui va peggio e che pagano l’intossicazione con la vita: 420 mila persone all’anno.

Di fronte a questi dati, la scoperta dei ricercatori del dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma costituisce una speranza affinché i numeri, nel futuro, siano di tutt’altro ordine di grandezza.

Gli scienziati hanno messo a punto un processo basato sulla fermentazione di sottoprodotti della lavorazione di pomodoro, melone e carota, dal quale ottenere un estratto attivo che ha mostrato in vitro e sugli alimenti una sensibile attività antibatterica. Stiamo parlando di patogeni alimentari come Listeria monocytogenes, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Bacillus cereus, Salmonella, responsabili di gravi infezioni da alimenti contaminati.

Il nuovo prodotto si propone quindi come soluzione per aumentare la durata della vita degli alimenti sullo scaffale, garantendone la sicurezza e, di fatto, diminuendo gli sprechi. Una strategia tipica della bioeconomia circolare, che permette la valorizzazione di materiali di scarto per la produzione di composti innovativi ad alto valore aggiunto che possono trovare impiego in differenti ambiti industriali (alimentare, mangimistico, chimico e farmaceutico).





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