Uno degli errori più comuni quando si inizia a coltivare è il voler fare troppo. Spessissimo ci si lancia in corse senza aver prima imparato a camminare. Molti, presi dall’entusiasmo e dalla voglia di fare bene, si buttano in spese folli per procurarsi le tecnologie più innovative e sicuramente utili, come per esempio centraline di controllo, irrigazione automatica o impianti per CO2, senza però avere le giuste basi per utilizzarle. La tecnologia può aiutare, facilitare il lavoro, ma non potrà mai sostituire il cervello umano che osserva e ascolta le piante. Sono le piante che ci dicono cosa fare, dobbiamo solo imparare a riconoscere il loro linguaggio senza fissarci con tabelle o schemi prestabiliti.

Per iniziare il mio consiglio è di progettare la growroom nella maniera più semplice, concentrandosi sulle cose fondamentali che serviranno a raggiungere l’obiettivo: produzione in termini di quantità e qualità. Sia che si opti per una coltivazione organica sia che si preferisca una dieta minerale, in entrambi i casi le piante hanno bisogno di alcune cose fondamentali senza le quali non potranno crescere sane e tanto meno fiorire e chiudere il ciclo nel modo ottimale. Una volta progettato e montato tutto, dobbiamo scegliere se utilizzare un substrato già ricco di tutti i micro e macro elementi che serviranno alle nostre piante durante tutto il ciclo o somministrare le sostanze nutritive attraverso l’acqua.

La prima cosa importante è capire quanta acqua dare. Anche qui basta osservare il substrato e regolare la quantità di volta in volta. La seconda è imparare a nutrire e stimolare la pianta nel modo corretto. Non esiste una quantità prestabilita né di acqua né di fertilizzanti perché tutto va adattato in base alle esigenze della pianta.

Inoltre per ovvie ragioni commerciali le ditte di fertilizzanti, organici o non, tendono sempre a favorire un eccessivo uso dei loro prodotti e per questo è bene, a mio avviso, diminuire le dosi consigliate di almeno un 30%. Soprattutto se coltiviamo fenotipi differenti noteremo che non tutte le piante necessitano delle stesse quantità e non tutte assimilano nello stesso modo.

Per questo non utilizzo mai degli schemi e non amo computerizzare il mio lavoro, ma osservo e adatto, sempre. Prendetevi il tempo necessario per osservare, guardate come cambia il colore del substrato quando è secco e quando è troppo bagnato. Osservate le foglie, il loro colore, le venature, la forma, notate se presentano irregolarità, macchie o ospiti indesiderati. Imparate ad ascoltare, sbagliate, provate tante e tante volte finché non otterrete un raccolto che vi soddisfi al cento per cento.

Un bravo grower utilizzando strumenti tecnologici avanzati può migliorare la qualità del suo prodotto, diminuire le ore di lavoro e massimizzare la quantità, ma è altrettanto vero che sono l’esperienza, la passione e la dedizione a fare la differenza finale e non certo la tecnologia utilizzata: sperimentare, una volta solidificate le basi, verrà da sé. Seguite la natura, rispettandola, e utilizzate la tecnologia senza mai dimenticare che le piante sono esseri viventi e che la vita, in tutta la sua complessità, è meravigliosamente imprevedibile.

a cura di Hilde Cinnamon
Grower residente a Barcellona. Ha un cultivo, un’associazione cannabica e una selezione di genetiche più che rispettabile. Instagram: @hilde.cinnamon





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