Dall’inizio dell’anno, quello che possiamo definire “un intoppo burocratico”, ha creato non pochi problemi a molti pazienti in cura con la cannabis terapeutica in Lombardia.

La denuncia arriva da Michele Usuelli consigliere regionale di + Europa e Barbara Bonvicini dirigente nazionale di Radicali Italiani, dopo la lettera che il dottor Marco Ceresa, medico in servizio presso l’ospedale San Paolo a Milano, ha inviato alla testata on line Quotidianosanita.it.

Nella lettera il medico informa come molti pazienti in possesso di piani terapeutici semestrali per la cannabis pienamente validi, emessi secondo le regole in vigore sino al 31 dicembre 2019, in questi giorni si stanno presentando negli ambulatori di terapia del dolore e cure palliative, perché le loro “ricette rosse”, ossia quelle per i medicinali a carico del servizio sanitario emesse dai loro medici di medicina generale, non vengono più ritenute valide per via della circolare numero 41027 del 2019, in vigore dal 1° gennaio 2020.

Tale atto contiene le nuove regole prescrittive regionali lombarde sulla cannabis terapeutica, che in considerazione della necessità di rendere univoche le indicazioni per l’allestimento galenico dell’olio di cannabis, prevedono che la posologia prescritta dovrà ricomprendere il dosaggio espresso in milligrammi di THC o di CBD in uso quotidiano.

Usuelli e Bonvicini hanno scritto alla stampa e all’Assessore Giulio Gallera, proponendogli una “circolare deroga” che confermi le regole imposte dal 1 gennaio in poi, ma che consideri validi per i prossimi sei mesi, i piani terapeutici scritti prima della circolare entrata in vigore il 1 gennaio; anche se non la rispettano alla lettera la nuova normativa.

Il consigliere Michele Usuelli, intervistato sulla vicenda, dichiara: «In questo caso non vi è dubbio che i farmacisti non usino strumentalmente la circolare facendo “obiezione di coscienza”, perché non è obbligatorio per le farmacie tenere la cannabis come farmaco e quindi tutti i farmacisti che la tengono credono nella cannabis ma è proprio la circolare, che nel complesso contiene degli elementi migliorativi, ma è scritta male. Evidentemente non vi è un intento boicottante; ma risulta grave il modo in cui scelte importanti vengano prese in modo approssimativo, con scarso rispetto per pazienti e medici.»

Barbara Bonvicini invece, preoccupata per i tanti malati in attesa, dichiara: «Le Istituzioni sono restie ad abbandonare i cavilli burocratici. Il problema di omologare la titolazione per i preparati galenici in olio c’è, ma l’obbligo di specifica in milligrammi dei principi attivi puri è inutile, considerato peraltro che il vincolo grava solo su due (THC e CBD, ndr) delle oltre 100 molecole contenute nella Cannabis, e che hanno effetti terapeutici primari e secondari sulle malattie. Speriamo che la deroga regionale contenuta nelle puntualizzazioni risolva la situazione nel minor tempo possibile, così da poter cominciare a divulgare gli aspetti positivi del provvedimento come la previsione di elenchi pubblici delle farmacie galeniche sul territorio, e la segnalazione delle strutture che effettuano preparazioni in olio.»





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