Buone notizie

Csep: un passo in avanti nella previsione dei terremoti

I test della rete internazionale Csep (Collaboratory for the Study of Earthquake Predictability) ci portano buone notizie. Perché se è vero che siamo ancora distanti dal poter prevedere, in senso assoluto, il manifestarsi di un terremoto, è invece corretto dire che ad oggi abbiamo i primi modelli in grado di calcolarne le probabilità.

I modelli, pur non essendo risolutivi, forniscono delle probabilità scientificamente accurate.

Non siamo quindi in grado di sapere se i prossimi giorni si manifesterà un terremoto, ma possiamo calcolare delle probabilità rispetto a zone specifiche con tutta una serie di attenzioni messe in campo dalla trasmissione dei suddetti dati alla Commissione Grandi Rischi così come alla Protezione Civile.

La ricerca, condotta dal Csep, si è avvalsa anche della collaborazione Italiana con ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e riguarda il periodo 2009-2014, comprendendo anche i test basati sul terremoto del 2012 in Emilia Romagna.

Il confronto tra le previsioni effettuate e i dati osservati, in Emilia ma a breve anche con quelli delle sequenze sismiche iniziate nell’agosto del 2016 in Italia centrale, permettono al sistema di individuare i modelli più efficienti.

Naturalmente, essendo l’anima del Csep e dei suoi studi internazionale, alla ricerca aderiscono anche paesi come la California, il Giappone, la Nuova Zelanda e a breve la Cina.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Seismological Research Letters, vengono definiti da Warner Marzocchi, dirigente di ricerca dell’Ingv, come segnali positivi di cui tener conto per i prossimi sviluppi previsionali. Secondo la sua opinione: «I modelli si evolvono e diventano più accurati e precisi. Come è avvenuto in altri campi scientifici come la meteorologia, mi piace pensare che ciò sia l’inizio di quello che si può definire come “rivoluzione quieta”: i dati, le tecnologie e le conoscenze migliorano passo dopo passo, lentamente, ma la direzione è quella giusta e prima o poi – spero – si arriverà anche a previsioni molto più precise delle attuali».





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