La cannabis con alte concentrazioni di CBD può alleviare i sintomi di Covid-19 e avere un ruolo preventivo, abbassando le probabilità di venire infettati. Questa l’ipotesi di un gruppo di ricercatori che sta curando lo studio per conto dell’Università di Lethbridge, in Canada.

I ricercatori hanno testato 80 differenti tipologie di cannabis ad alto contenuto di cannabidiolo (Cbd) su modelli 3D di tessuti umani, osservando come 13 tra i ceppi testati abbiano permesso una diminuzione fino al 70% dell’espressione delle proteine Ace2 e Tmprss2, quelle che il coronavirus sfrutta per entrare nelle cellule.

Secondo quanto dichiarato da Werner Nussbaumer, medico e presidente del Centro di Competenza Cannabinoidi in Svizzera, «Parte delle complicazioni più pericolose legate al Covid-19 pare che interessino un’esagerata reazione modulata dal sistema immunitario. Il sistema endocannabinoide ha un’azione potente in tal senso. Potrebbe rappresentare uno strumento utile per contrastare, con meccanismi diversi dagli antivirali o antinfiammatori classici, il quadro clinico dovuto al nuovo coronavirus».

Importante sottolineare come la ricerca si trovi ancora in una fase di preprint, ovvero non è ancora stata completata e i test sono stati effettuati solo su modelli di tessuto artificiale e non su pazienti umani. Per questo, gli stessi ricercatori, sottolineano come siano necessari ulteriori e più approfonditi studi. E’ quindi prematuro pensare a un’applicazione clinica.

I ricercatori canadesi non sono i primi a vagliare la consistenza dei cannabinoidi nel trattamento del Covid-19, un altro studio è stato avviato dall’Ichilov Hospital di Tel Aviv, in Israele, per stabilire se il CBD possa rallentare il processo infiammatorio che accompagna il deterioramento delle condizioni dei pazienti gravi affetti da coronavirus e alleviare i sintomi della malattia. Mentre, sempre in Israele, la compagnia biotecnologica Stero Biotechs ha annunciato l’inizio di una sperimentazione clinica con la speranza di mitigare gli effetti di coloro che sono stati infettati dal coronavirus.

Insomma, niente di scientificamente provato ancora, ma si moltiplicano i centri di ricerca pronti a scommettere su come la cannabis possa rivelarsi un importante strumento anche nella lotta al coronavirus.





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