Un nuovo reportage, redatto da 17 testate giornalistiche e basato sui dati raccolti da Amnesty International e dalla ONG francese Forbidden Stories, ha rivelato come diversi governi autoritari abbiano svolto attività di spionaggio ai danni di giornalisti, avvocati, politici ed attivisti tramite Pegasus, spyware prodotto dalla compagnia israeliana NSO Group. Secondo quanto riportato dall’indagine, sarebbero circa 50.000 gli interessati dall’attività di spionaggio, i cui nomi sono stati riportati in una lista di persone considerate di interesse dai clienti della NSO, ma, al momento, il numero di telefoni e computer effettivamente hackerati è ancora incerto. La notizia ha riacceso il dibattito sulla vendita e regolamentazione da parte dei governi degli spyware, i cosiddetti software spia, spesso utilizzati per ottenere dati personali o riguardanti l’attività online di utenti senza il loro consenso.

Interrogata sull’accaduto, la NSO ha negato qualunque coinvolgimento nell’uso distorto di Pegasus e ha, anzi, accusato Amnesty e Forbidden Stories di aver portato avanti delle ipotesi errate e delle teorie non confermate, affermando però il proprio impegno nel “continuare ad investigare su ogni asserzione credibile sull’uso improprio (del programma) e nel prendere gli adeguati provvedimenti”. Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla compagnia, inoltre, Pegasus, che permette l’accesso a chat, foto, documenti, e-mail e gps, nonché l’attivazione di fotocamera e microfono degli apparecchi sotto sorveglianza, sarebbe un software sviluppato per il monitoraggio a fini di sicurezza e di eventuali atti di terrorismo e accessibile esclusivamente ad agenzie di intelligence e stati che non violino le disposizioni in tema di diritti umani, affermazione che stona però con i dati emersi dal reportage. Secondo quanto riportato da Washinton Post, The Guardian, Le Monde e altre 14 redazioni, Pegasus sarebbe infatti stato acquistato da diversi paesi con tendenze autoritarie, tra cui Kazakistan, Messico, Marocco, India, Ruanda, Azerbaijan e Ungheria, che avrebbero utilizzato il software per spiare figure spesso ostili ai relativi governi.

Le analisi dei soggetti nella lista concretamente colpiti dal malware sono ancora in corso, ma tra i nomi per ora confermati ci sono personaggi di spicco, come Hatice Cengiz, fidanzata del giornalista saudita Jamal Kashoggi, assassinato in Turchia nel 2018, Roula Khalaf, direttrice del Financial Times, Cecilio Pineda Birto, giornalista messicano assassinato nel 2017, il cui telefono sarebbe stato sottoposto ad attività di spionaggio ben due volte prima del suo omicidio, e almeno altri 180 giornalisti.

Le accuse mosse ai governi che hanno usufruito di Pegasus e alla NSO che lo produce non sono in realtà nulla di nuovo, ma ciò che colpisce particolarmente, questa volta, è la mole di persone e dati oggetto di spionaggio. Il dato è particolarmente allarmante se letto in correlazione al numero di giornalisti assassinati ogni anno, numero in rapida crescita. Secondo i dati raccolti dall’International Federation of Journalists, nel solo 2020, il numero di reporter e giornalisti vittime di omicidio ammonta a 66, 17 in più rispetto al 2019, e, secondo il Committee to Protect Journalists, il numero totale di omicidi dal 1992 al 2021 è pari 1405, ultimo dei quali quello di Peter R. De Vries, giornalista investigativo olandese, colpito da un colpo di arma da fuoco ad Amsterdam e deceduto il 15 luglio a seguito delle ferite.





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