Siamo al quarto giorno di combattimenti nella regione del Nagorno Karabakh contesa tra Armenia e Azerbaijan. Quest’ultimo ne detiene il controllo dalla conclusione della guerra nel 1994. Negli ultimi giorni però nella regione è tornata alta la tensione con lo scoppio di quelli che il “Guardian” chiama frozen conflict. I due paesi vivevano in conflitto da prima della creazione dell’URSS che li ha tenuti a bada ma all’alba del crollo dell’unione sovietica gli animi si sono risvegliati sfociando in un conflitto durato circa sei anni.

Il territorio oggi è a maggioranza armena ma, come detto, controllato dall’Azerbaijan. Ciò che è accaduto è che l’Armenia avrebbe tentato di riprendersi i territori perduti militarmente, anche se entrambi i paesi accusano l’altro di aver attaccato per primo. Il Consiglio dell’Onu chiede un cessate il fuoco ma né Armenia né Azerbaijan sembrano intenzionate a concludere l’offensiva.

Oltre agli interessi interni della regione ci sono a sostegno le varie potenze politiche satellite che orbitano intorno dirigendo lo scontro da dietro le quinte.

La Turchia infatti – pronta a fomentare qualsiasi focolaio del Caucaso – avrebbe schierato miliziani mercenari in difesa di Baku. Secondo Everan, una società privata turca avrebbe ingaggiato e schierato contro l’Armenia dei mercenari siriani. Non sarebbe la prima volta, dato ciò che la Turchia ha fatto in Libia in passato.

Secondo l’associazione dei popoli minacciati Erdogan starebbe fomentando la violenza in un’altra area di conflitto per rafforzare la sua base di potere in patria: “Nel Nagorno-Karabakh si ripete quello che il presidente turco ha già tentato in Libia. Molti giovani siriani che sono fuggiti dalla loro terra in Turchia hanno poche opportunità di sfamare le proprie famiglie. Pertanto, molti decidono di entrare nelle milizie per denaro a sostegno degli interessi turchi in Libia o nel Nagorno-Karabakh. Molti sono anche ideologicamente motivati perché attaccano un territorio armeno e quindi occupato da cristiani. Questo crea l’assurda situazione per cui islamisti sunniti stanno combattendo per l’Azerbaijan sciita. Il denaro con cui i disperati siriani vengono mandati nelle guerre di Erdogan proviene dal Qatar. Questa fonte di finanziamento deve essere bloccata anche attraverso la pressione diplomatica.”

La Turchia insieme a Iran e Russia ha interessi nella regione legati al gas e petrolio. Tutte hanno scelto i loro schieramenti, la Russia appoggia l’Armenia e la Turchia sostiene – non soltanto formalmente – l’Azerbaijan.

Ed è questo il vero scontro geopolitico che sembra essere di sottofondo ma è in realtà in primo piano. Mentre la Russia come sempre cerca di mediare tra Turchia e Armenia, pur appoggiando il popolo di Everan, Erdogan non va per il sottile non mascherando il suo inveterato odio contro gli armeni accusandoli di essere “la più grande minaccia alla pace”. Allo stesso tempo Ankara è legata culturalmente ai suoi fratelli azeri e coglie l’occasione di “proteggerli” scagliandosi contro gli armeni.

L’appoggio concreto che Ankara sta dando a Baku potrebbe far degenerare gli equilibri con Mosca, oltre a scatenare una guerra vera e propria nella regione.

Rivendicazioni nazionalistiche e territoriali si trasformano in un pretesto per la guerra dei potenti che hanno interessi nell’approvvigionamento di gas e petrolio dalla regione del Caucaso.

Fonte: Pressenza





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