renziCosa pensa veramente il premier riguardo al proibizionismo? Porsi la domanda è d’obbligo dopo la decisione dell’ex sindaco di Firenze di trattenere per sé la delega alle politiche antidroga e in vista del prossimo dibattito parlamentare sulla legalizzazione della cannabis.

Quindi, dicevamo, cosa pensa Renzi del proibizionismo? A questa domanda abbiamo cercato di rispondere mettendo insieme varie dichiarazioni rilasciate dal premier e dai sui più stretti collaboratori in questi anni.

IL RENZI PROIBIZIONISTA. C’è stato un Renzi che la pensava in modo piuttosto affine a Giovanardi, pare. Si tratta del Renzi giovane presidente della provincia di Firenze. A ripescare una sua vecchia intervista sul tema ci ha pensato qualche tempo fa il quotidiano il Tempo. Era il maggio 2007 e in un’intervista spiegava che “la migliore ricetta contro lo spaccio di sostanze stupefacenti non è la legalizzazione, ma la tolleranza zero e i controlli fuori dalle scuole e nei luoghi di ritrovo dei giovani”. Praticamente gli stessi argomenti da sempre utilizzati da Fini, Giovanardi e compagnia. Nella stessa intervista emergeva chiaramente anche la formazione culturale dell’attuale premier, quella degli scout e dell’associazionismo cattolico, con la loro carica di paternalismo verso i giovani. Il consumo di sostanze (senza alcuna distinzione tra leggere e pesanti) fa parte “degli aspetti più inquietanti del disagio giovanile” e per combatterlo serve “uno sforzo di tipo educativo e preventivo da parte delle famiglie, e la nascita di associazioni, istituzioni, luoghi e spazi”. Tradotto: giovani che vi fate le canne, siete dei disagiati bisognosi di essere recuperati.

IL RENZI CONTRO LA FINI-GIOVANARDI. Poi, qualche anno dopo, arriva il Renzi paladino della lotta contro la Fini-Giovanardi. Siamo nel recente passato, quando l’ex sindaco di Firenze punta deciso prima alla scalata del Pd e poi alla poltrona di Enrico Letta. All’interno del suo programma per le primarie 2013, quelle che lo vedranno diventare segretario del Pd, al paragrafo 2.5 si legge: “Bisogna affrontare la scandalosa situazione delle carceri, passando dalla porta giusta: la riforma della Bossi-Fini e della Fini-Giovanardi”. Una dichiarazione d’intenti un po’ fumosa (in che senso intenda riformarla non è dato da sapere), ma risoluta.
Ancora più forte è la presa di posizione all’indomani della bocciatura della legge Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale, quando Alessia Morani, responsabile giustizia del Pd e renziana di ferro afferma: “Il parlamento deve approvare al più presto una nuova legge sulle droghe, stiamo discutendo di un provvedimento importante e presto presenteremo un disegno di legge innovativo”. Ed al giornalista che le faceva notare che al governo con il Pd c’era anche Giovanardi stesso, la Morani rispondeva niente di meno che: “Giovanardi se ne dovrà fare una ragione, la Corte Costituzionale ci ha aiutato a cambiare verso e ora non si torna più indietro”. Il più sembrava fatto quindi: Renzi farà una nuova legge.

IL RENZI DI GOVERNO. Le dichiarazioni della Morani sono del 12 febbraio 2015, appena dieci giorni dopo Renzi corona la sua corsa e giura da Presidente del Consiglio davanti a Napolitano. E da qui in poi assistiamo al terzo Renzi: quello che nella più classica tradizione del realismo politico sembra lasciar cadere le questioni potenzialmente destabilizzanti per la tenuta del governo, per mantenere i buoni rapporti con gli alleati di minoranza, come appunto il Nuovo Centro Destra di Alfano e Giovanardi. Proprio da questo partito viene dopotutto l’attuale Ministro della Sanità, quella Beatrice Lorenzin che cercò con un blitz notturno di ripristinare la Fini-Giovanardi, riposizionando la cannabis nella stessa tabella delle droghe pesanti. Il maldestro tentativo è stato fortunatamente sventato. Ma Matteo Renzi non ha detto una sola parola sull’accaduto, allo stesso modo, non si è più avuta notizia del “disegno di legge innovativo” sulle droghe che la Morani aveva annunciato come imminente. Dove sarà finito?

Da allora Matteo Renzi, nella veste di presidente del Consiglio, è tornato sul tema cannabis una sola volta, con una battuta di pochi secondi, per dire, semplicemente, che «la legalizzazione non è all’ordine del giorno»

 

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