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Copenhagen: il modello danese per la legalizzazione

La città di Copenhagen vuole avviare una legalizzazione sperimentale della cannabis

Vista di Copenhagen
La capitale danese Copenhagen ha chiesto al governo di poter gestire la propria politica sulla cannabis all’interno della città. La mozione presentata all’inizio di marzo al Parlamento mette nero su bianco la volontà di gestire la cannabis in un altro modo, permettendo ai suoi cittadini di coltivarla e possederla.

Lo schema pilota, che è stato concordato da tutti e 5 i partiti politici, parte da una convinzione che si sta facendo sempre più largo: il fallimento della cosiddetta guerra alla droga. Le statistiche del National Board of Health, utilizzate per supportare la mozione, mostrano che nella fascia di età sotto i 40 anni il 41% dei cittadini ha usato cannabis almeno una volta, e il numero totale di persone che hanno usato cannabis nell’ultimo mese è raddoppiato dal 1994.

“La legislazione esistente criminalizza quindi sempre più cittadini, e fino alla metà della popolazione l’ha attivamente violata”, si legge nella proposta.

In Italia una proposta simile è stata fatta pochi giorni fa dal comune di Milano, senza nessuna risposta a livello nazionale.

IL QUADRO DELINEATO DALLA MOZIONE DI COPENHAGEN

Il quadro delineato vede la possibilità di coltivare cannabis per uso personale oltre alla possibilità di creare dispensari pubblici nelle aree di Copenhagen che desiderano partecipare alla sperimentazione che, qualora partisse, avrebbe una durata di 5 anni, come sta accadendo in Svizzera. I dispensari sarebbero collocati in luoghi centrali e gestiti da personale qualificato, e i clienti dovrebbero avere facile accesso alle informazioni sui prodotti.

La proposta ricalca una precedente fatta nel 2014, “Esperimento di legalizzazione controllata dell’hashish; richiesta al Ministro della Giustizia e al Ministro della Salute” sempre dalla città di Copenhagen, che prevede i seguenti punti:

  • All’ingrosso: la produzione deve essere legale e avvenire in Danimarca.
  • Vendita al dettaglio: punti vendita controllati situati nel paese. Lo schema: punti vendita controllati situati centralmente nelle aree urbane, con personale formato e che forniscono informazioni sui prodotti, sugli effetti nocivi e sulle opzioni di trattamento.
  • Prodotto e prezzo: i prodotti dovrebbero soddisfare le aspettative dei consumatori di prodotti di cannabis e il prezzo dovrebbe essere in linea con quello del mercato illecito.
  • Acquirenti: devono avere almeno 18 anni ed essere residenti in Danimarca.
  • Prevenzione: si dovrebbe sviluppare una strategia di prevenzione, con interventi che tengano conto delle opportunità e delle sfide.
  • Valutazione: la valutazione dovrebbe assicurare un attento follow-up continuo con la possibilità di aggiustamenti lungo il percorso.
  • I proventi della vendita di prodotti a base di cannabis saranno utilizzati per la prevenzione e il trattamento della dipendenza.

Non va dimenticato che la cannabis per scopi medici è stata permessa in tutta la Danimarca nell’ambito di un progetto pilota di 4 anni iniziato nel 2018. Nel dicembre 2021 il Parlamento danese ha votato all’unanimità per estendere la legge a tempo indeterminato.

“Non c’è dubbio che stiamo assistendo ad uno sviluppo oggi sono sempre di più i paesi che stanno legalizzando la cannabis”, si può leggere nel documento che prosegue spiegando che: “La Norvegia sta rivedendo le sue leggi sulle droghe in modo che non penalizzino più i consumatori”.

“Il Consiglio Nazionale della Salute svedese ha raccomandato al governo di rivedere la legislazione sulle droghe concentrandosi sulla prevenzione e la riduzione del danno invece della punizione, e il governo del Lussemburgo ha annunciato che conta legalizzare l’uso della cannabis prima della fine del 2022. In generale, c’è un movimento in corso in Europa con la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo”.

In Germania il governo vuole legalizzare la vendita controllata di cannabis entro la fine della legislatura, e segue così Malta, che ha appena legalizzato la cannabis per uso personale con alcune restrizioni. Anche la Svizzera ha in programma di legalizzare la vendita di cannabis, e in Italia è stato raccolto il numero necessario di firme per indire un referendum sulla legalizzazione della cannabis”.

Evidentemente non era ancora giunta la notizia del fatto che il referendum è stato dichiarato inammissibile. Ma per il resto il quadro delineato è perfetto: l’Europa si muove, l’Italia resta al palo, con buona pace degli oltre 600mila firmatari per il referendum, e i circa 6 milioni di consumatori stimati, che devono riporre tutte le speranze nella proposta di legge sull’autoproduzione in discussione in commissione Giustizia.

TG DV


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