cop 21La nuova conferenza mondiale sul clima, tra misure di sicurezza straordinarie e divieti alle manifestazioni, è cominciata a Parigi. Dopo le conferenze stampa dei leader mondiali da ieri si è cominciato a fare sul serio, con incontri e forum tematici che dovranno portare, entro la chiusura del 11 dicembre ad un nuovo accordo globale per contenere il riscaldamento climatico. Ma se a parole tutti i rappresentanti dei paesi industrializzati si mostrano determinati a raggiungere un accordo, rimangono ancora grossi punti interrogativi su una reale e decisiva riuscita del vertice. E il pianeta potrebbe sopportare in nuovo rinvio? Forse no.

  • COS’È E A COSA SERVE IL COP 21?

La ventunesima Conferenza delle Parti (da qui l’acronimo Cop) che si svolge a Parigi ha l’obiettivo di trovare un nuovo accordo globale contro il riscaldamento climatico. Compito della conferenza sarà quello di superare l’accordo di Kyoto, formalmente scaduto nel 2012, con il quale – nel 1997 – gli stati (ma non Usa e Cina) si erano impegnati a ridurre le proprie emissioni nocive nell’atmosfera.

All’appuntamento di Parigi prendono parte i rappresentanti di 195 nazioni. Saranno presenti circa 40mila persone, tra delegati ufficiali di governi, Ong, Onu, aziende e giornalisti.

  • QUALI SONO I PAESI MAGGIORMENTE RESPONSABILI DEL SURRISCALDAMENTO?

Emissioni di CO2 per paese dal 1751 al 2010 (clicca per ingrandire)

Emissioni di CO2 per paese dal 1751 al 2010
(clicca per ingrandire)

Nel 2012 nel mondo sono state emesse nell’atmosfera 35,6 miliardi di tonnellate di CO2. Il 29% di queste emissioni sono state prodotte dalla Cina, la quale ha superato Usa (16%) e Unione Europea (11%) messe insieme. Al quarto posto c’è l’India (6%), seguita da Russia (5%), Giappone (4%), Corea del Sud e Iran (2%).

Se invece guardiamo i dati complessivi, dal 1850 ad oggi, gli Stati Uniti guidano la classifica dei paesi più impattanti, avendo da soli emesso oltre 366 miliardi di tonnellate di monossido di carbonio, il 27% del totale emesso da tutti i paesi del pianeta. L’Europa con il 24% è appena dietro, poi ci sono Cina (11%) e Russia (6,5%).

  • PERCHÈ È ASSOLUTAMENTE NECESSARIO TROVARE UN ACCORDO?

Dal 1880 al 2012 la temperatura della Terra e degli oceani è aumentata di 0,85 gradi e gli effetti di questo aumento apparentemente non elevato sono già sotto gli occhi di tutti noi, sotto forma di disastri ambientali, alluvioni, siccità e desertificazioni. Secondo le previsioni, se non si farà nulla per invertire la rotta le temperature potrebbero crescere ancora di 4,8 gradi entro il 2100.

Diventasse realtà un surriscaldamento di tale entità ci ritroveremmo di fronte a una vera catastrofe con conseguenze inimmaginabili. Intere aree del pianeta, a partire da quelle equatoriali, tropicali e temperate, incluso il bacino del Mediterraneo, si troverebbero di fronte a problemi idrici enormi, desertificazione ed eventi climatici estremi. Nel mondo aumenterebbero guerre e conflitti per le risorse, a partire dall’acqua, mentre intere aree del pianeta diverrebbero inadatte alla vita. Secondo una stima dell’Onu il mondo si troverebbe a gestire 250 milioni rifugiati nel 2050, mentre oggi sono 22 milioni.

  • COSA È NECESSARIO FARE PER EVITARE QUESTI SCENARI?

Previsioni dell'aumento di temperature nel mondo entro il 2100

Previsioni dell’aumento di temperature nel mondo entro il 2100

Secondo i climatologi è necessario limitare il riscaldamento della Terra, compresi gli oceani, almeno entro il limite dei due gradi rispetto alla temperatura precedente alla rivoluzione industriale. Questa soglia dovrebbe essere considerato il limite da non superare, la linea rossa che separa il mondo dagli scenari apocalittici descritti sopra.

Alcuni dei paesi che partecipano al Cop 21 contestano però questo limite, affermando che sia necessario trovare un accordo più coraggioso, che miri a limitare il riscaldamento del pianeta entro gli 1,5 gradi. Si tratta soprattutto dei paesi insulari, i quali sono molto più vulnerabili degli altri agli effetti dei cambiamenti climatici.

  • A CHE PUNTO SIAMO ARRIVATI FIN’ORA?

Entro il 30 ottobre scorso ogni paese ha dovuto presentare il proprio piano per ridurre le emissioni di gas serra. Ma secondo le stime derivanti dalle analisi dei contributi questi riusciranno a contenere l’aumento delle emissioni a 2,7 gradi entro il 2100, mentre secondo un’altra stima, del Programma delle Nazioni unite per l’ambiente, essi riusciranno a contenerli solo a 3-3,5 gradi. Si tratta quindi di impegni che non garantirebbero neanche di avvicinare il limite di 2 gradi.

  • SI ARRIVERÀ AD UN ACCORDO?

Quanti Kg di CO2 emette ogni stato per produrre un dollaro di incremento nella propria economia

Quanti Kg di CO2 emette ogni stato per produrre un dollaro di incremento nella propria economia

Un accordo andrà sicuramente trovato. Vista l’attesa che si è creata intorno alla conferenza e viste anche le dichiarazioni dei leader mondiali, nessuno può permettersi di chiudere i lavori senza la firma di un accordo. Tuttavia rimane da vedere quanto questo sarà efficace e risolutivo per risolvere il problema.

Servirebbe che gli stati prendessero impegni più coraggiosi rispetto a quelli già presentati, e soprattutto si dovrebbe accettare che il rispetto di questi impegni sia valutabile e vincolato, prevedendo delle sanzioni per gli stati che non mantengono gli impegni. Il governo della Bolivia, uno dei più attivi sul fronte ambientale, ha richiesto che venga creato un vero e proprio Tribunale climatico internazionale, con giudici indipendenti che abbiano potere di verificare il rispetto degli accordi. Ma su questa proposta in molti fanno orecchie da mercante.

  • QUAL È LA POSIZIONE DI STATI UNITI ED EUROPA?

Naturalmente molte delle possibilità di trovare un buon accordo dipenderanno dalle volontà dei due soggetti storicamente maggiormente responsabili del problema: Usa ed Europa. Gli Usa, tramite il presidente Obama stanno dando molta importanza alla conferenza, una rottura importante rispetto al passato quando rifiutarono di ratificare il protocollo di Kyoto. Però c’è un problema: gli americani rifiutano ogni proposta volta a rendere vincolante l’accordo sul clima, per ragioni di politica interna. Un vero e proprio trattato vincolante avrebbe infatti bisogno del voto del Senato per essere approvato, ma il Senato è a maggioranza repubblicana e vi sarebbero buone possibilità di una bocciatura. Per questo Obama spinge per un accordo non vincolante, che potrebbe approvare senza l’ok del Senato.

Una posizione che non piace a molti quella degli Usa. Nemmeno all’Europa, che come al solito marcia in ordine sparso, ma complessivamente su posizioni più avanzate rispetto agli altri Paesi più economicamente sviluppati. Per il presidente francese Hollande “se l’accordo non sarà giuridicamente vincolante non potrà essere chiamato accordo”.

  • QUAL È LA POSIZIONE DI CINA E INDIA?

Cina e India sono due paesi ormai cruciali per il clima e per la riuscita della conferenza. Le loro emissioni, come abbiamo visto, sono in continuo aumento e pesano per oltre un terzo sul totale del pianeta. Inoltre dal 2000 ad oggi entrambi hanno emesso più CO2 di quanto avessero fatto dal 1850 al 2000. All’epoca di Kyoto vennero entrambi considerati paesi in via di sviluppo, quindi con impegni più morbidi degli altri e con incentivi alla conversione energetica.

I due paesi vorrebbero godere del medesimo status anche in futuro. D’altra parte, sostengono i dirigenti cinesi, il peso storico dell’inquinamento prodotto dal loro paese è enormemente inferiore a quello di Europa e Usa, e anche oggi, guardando ai dati procapite, ogni cinese emette meno della metà di CO2 di un americano. La Cina ha promesso di raggiungere il picco di emissioni nel 2030 e nel frattempo di investire massicciamente per la riconversione energetica, spingendo verso le rinnovabili, ma richiede quindi che Ue e Usa versino degli indennizzi. L’india è ancora più risoluta, il premier Narendra Modi ha dichiarato senza mezzi termini che “è diritto di tutti i paesi in via di sviluppo bruciare ancora carbone per crescere”.

  • QUAL È LA POSIZIONE DEI PAESI PIÙ POVERI?

Mappa dei paesi maggiormente a rischio per il clima

Mappa dei paesi maggiormente a rischio per il clima

I paesi più poveri del pianeta si trovano ancora una volta nella posizione peggiore. Non hanno contribuito a creare il problema, eppure ne stanno subendo le conseguenze prima e più violentemente degli altri. Le migrazioni causate dalla desertificazione e della penuria di acqua sono già realtà in molti di questi paesi, mentre quelli insulari e caraibici si ritrovano a fare i conti con uragani e dissesti sempre più intensi.

Secondo una stima della Ong Oxfam l’insieme dei paesi più poveri e vulnerabili dovrebbe farsi carico di una spesa di 790 miliardi di dollari all’anno da qui al 2050 per poter fronteggiare gli effetti degli scompensi climatici. Cifra che scenderebbe a 520 miliardi l’anno se l’innalzamento delle temperature verrà contenuto effettivamente sotto i 2 gradi. La sfida è questa: i paesi industrializzati devono non solo ridurre le proprie emissioni, ma anche aiutare finanziariamente i paesi poveri a proteggersi dai danni provocati dai paesi ricchi e ad aiutarli a livello di trasferimento di tecnologie e infrastrutture per permettere loro di porre le basi per uno sviluppo basato su fonti pulite. Già da alcuni anni i paesi ricchi si sono impegnati ad aiutare quelli poveri con 100 miliardi l’anno, il nuovo accordo dovrà necessariamente contenere aiuti più generosi e risolutivi.

  • COSA SUCCEDERÀ SE NON SI RAGGIUNGERÀ UN BUON ACCORDO?

Il presidente francese Hollande, nel discorso di apertura del vertice ha detto che non esiste un piano B in caso di fallimento, semplicemente perché non abbiamo a disposizione un pianeta B. Ed in linea generale va detto che, come sempre, tutti i leader mondiali a parole si sono detti determinati a far sì che la conferenza porti ad un accordo risolutivo per mettere in sicurezza il pianeta.

I prossimi dieci giorni ci faranno capire se stanno facendo sul serio, o se ancora una volta prevarranno i piccoli interessi nazionali e le pressioni delle lobby del petrolio e del carbone. Secondo la totalità dei climatologi quella attuale è l’ultima generazione che avrà la possibilità di invertire la rotta e salvare il pianeta (e la specie umana) dal disastro al quale sta andando in contro. Staremo a vedere.





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