Dott. Foschi, Vicepresidente Bioplanet

La lotta al ragnetto rosso è in realtà molto complicata, sia per problematiche riguardanti il fitofago sia per le lacune normative che riguardano nello specifico la produzione delle infiorescenze della Cannabis sativa – attualmente non ci sono pesticidi registrati per questo tipo di coltura. Supponendo che nel breve periodo questo vuoto normativo verrà colmato, questo tipo di coltivazione seguirà i canoni di tutte le altre colture, quindi l’utilizzo di prodotti registrati e quant’altro. Ne parliamo con il dott. Stefano Foschi, vicepresidente di Bioplanet, azienda che si occupa della produzione dei cosiddetti insetti utili.

Dott. Foschi, in Bioplanet avete avuto richieste da produttori di infiorescenze di canapa?
Abbiamo moltissime richieste da parte di produttori di infiorescenze. Le richieste riguardano prodotti per contrastare i vari fitofagi: il Tetranychus urticae è il principale problema per questo tipo di coltura ma non è il solo, annoveriamo Tripidi, Mosche bianche e Minatori fogliari. Il fatto che questa coltura non possa essere trattata con pesticidi, rende la lotta biologica con insetti utili l’unica via percorribile, nel caso specifico viene utilizzato un altro acaro predatore come il Phytoseiulus persimilis, altri acari generalisti che predano il ragnetto e altri fitofagi come Amblyseius andersoni.

Fornite un supporto tecnico per definire il migliore impiego degli insetti utili?
Da parte nostra garantiamo massima attenzione all’innovazione e alla ricerca scientifica e un lavoro consapevole e trasparente. Detto ciò, essendo produttori di insetti utili, non facciamo assistenza tecnica, però di fatto forniamo un supporto ai clienti che si concretizza nella consegna ai nostri tecnici di una parte della pianta infestata o altri reperti. In questo modo determiniamo in primis il parassita e quindi valutiamo l’approccio di difesa. In colture indoor, consigliamo un lancio inoculativo preventivo verso l’inizio della primavera del Phytoseiulus persimilis in modo da poter contrastare subito l’infestazione. Se invece il cliente lamenta un’infestazione conclamata, si può utilizzare un lancio inondativo che però sconsigliamo: è chiaro che se permetto al predatore di acclimatarsi in quell’ambiente e quindi creare una popolazione in grado di contrastare il fitofago nel periodo dove il rischio potrebbe presentarsi, avrò un risultato tecnico soddisfacente che dipenderà anche da altri fattori quali temperatura, umidità e velocità dell’aria.

Come vede il futuro della lotta biologica e di Bioplanet in un contesto globalizzato?
Per quanto ci riguarda il nostro futuro è roseo. Sperimentiamo incrementi di fatturato molto soddisfacenti, con il 70% di prodotto esportato. Oltre alla sede di Cesena, abbiamo aperto una sede in Grecia, una in Spagna e possediamo anche un ufficio commerciale in Francia, ma le collaborazioni riguardano anche paesi del Nord Europa dove l’utilizzo di mezzi tecnici alternativi alla chimica ha avuto uno sviluppo maggiore rispetto all’Italia. La riconversione che ha operato la Spagna nel 2006, quando si è vista rifiutare i prodotti ortofrutticoli dalla Germania perché presentavano un residuo non tollerabile, dovrebbe aver fatto scuola.

F. Permissilis su Tetranycus urticae





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