Rosario Scotto è il presidente di Canaperia Italiana (Sativa Molise), relatore della Legge 2 dicembre 2016, n. 242 e membro del tavolo tecnico del Mipaaf, un interlocutore prezioso che abbiamo scelto per approfondire l’argomento e avere una panoramica di quel che sta avvenendo in Molise.

Presidente, com’è nata Sativa Molise?
Sativa Molise è stata fondata da quattro giovani che credono alla rinascita dell’agricoltura molisana e al ripopolamento del suo territorio; è una associazione di promozione sociale apartitica, apolitica e indipendente che non persegue finalità di lucro. Rappresenta alcune aziende agricole decise a introdurre la canapa nelle loro coltivazioni. Queste imprese rendono oggi disponibili molti ettari in Molise e Abruzzo per realizzare una filiera della canapa, dal seme al prodotto finito a chilometro zero.

Coltivate solo canapa?
Coltiviamo canapa, cereali e girasole. Riguardo alla canapa ci siamo orientati verso varietà come la Ferimon, Santhica, Futura 75 monoiche e Kompolti dioica, tutte di provenienza nordeuropea. Stiamo puntando maggiormente sull’alimentare rispetto alla fibra e al fiore. Partiamo dalla raccolta in campo per seguirne le innumerevoli vie di trasformazione: abbiamo un impianto di prima trasformazione di farina e produciamo pane, pasta, olio, biscotti, birra e oli essenziali. Lo scorso anno abbiamo gestito 140 ettari di canapa con produzioni di circa 8-10 quintali di seme a ettaro, con una resa di 20 litri di olio a quintale circa.

Avete avuto problematiche legate alla cimice asiatica?
Purtroppo sì, essendo un fitofago la cimice asiatica sottrae grosse quantità di linfa dalla pianta che cerca di reagire ricorrendo alle sostanze proteiche contenute nei semi; i semi di conseguenza si svuotano, quindi diventano inutilizzabili: in alcuni casi si può arrivare anche al 100% di perdite di prodotto. Inoltre, durante le operazioni di trebbiatura, si verifica lo schiacciamento delle cimici presenti sulla pianta, cosa che produce un odore sgradevole che poi viene trasmesso anche ai semi. Le cimici, infine, trasferiscono, con le loro punture e col secreto di particolari ghiandole repugnatorie, questo sgradevole sapore ai semi che non possono essere trasformati come alimenti e vengono utilizzati come mangime. Durante il processo di spremitura a freddo per la produzione di olio, si nota una certa difficoltà nella separazione tra olio e posa, dovuta secondo me all’azione della saliva emessa dalla cimice. Ci sarebbero i metodi naturali per poter combattere la cimice asiatica e altri infestanti, come il Debbio o Addebbiatura, una pratica rudimentale di fertilizzazione del terreno che consiste nell’incendio dei residui colturali e delle stoppie dove le cimici trovano riparo, ma ci vengono preclusi da leggi incomprensibili. Sono 10 anni che la Regione Molise ci vieta questa pratica.

Come vede il futuro della Canapicoltura in Italia?
Tutto dipenderà dalle politiche che verranno perseguite in questo ambito, senza pregiudizi e senza stigmatizzare questa coltura. Serve chiarezza perché la canapa è un prodotto innovativo che può contribuire a rafforzare il made in Italy, abbiamo una buona legge ma mancano alcuni passaggi normativi che chiariscano determinati aspetti. Aspetti niente affatto trascurabili, come la mancata definizione dei livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti a base di canapa, che dovrebbero essere stabiliti con un decreto del ministero della Salute. Inoltre il contenuto del cosiddetto “Pacchetto clima-energia 20-20-20” varato dall’Unione Europea (che in estrema sintesi riduce le emissioni di gas serra del 20%, alza al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e porta al 20% il risparmio energetico, il tutto entro il 2020) porterà a una stagione nuova in tutta l’Europa e a una maggiore richiesta della fibra di canapa.





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