Con consumo critico o consumo consapevole si fa riferimento a una serie di pratiche che riguardano le nostre abitudini di acquisto.

Da una parte c’è il consumatore acritico, che acquista i suoi prodotti nella grande distribuzione, si fa consigliare solo dalle pubblicità, dalla moda e dagli slogan, non rispetta la stagionalità e non è interessato a sapere da dove vengano i prodotti e se possano produrre rifiuti smaltibili.
È un consumatore il cui unico pensiero è la propria soddisfazione personale a breve termine. Purtroppo, nell’era dell’industrializzazione questa tipologia di compratore si è radicalizzata, diventando oggi la maggioranza.

Ma da qualche anno, a causa anche della crisi, i consumatori hanno cominciato ad essere più accorti, più critici, a chiedersi da dove vengano i prodotti, cosa facciano le aziende che li producono, quali ingredienti usino e quale sia il loro peso sull’ambiente.
È nato così un movimento spontaneo di consumo critico che non ha bandiere ma a cui appartengono tutti coloro che cercano di avere un peso minore sul pianeta e sostengono la dignità dei lavoratori, la qualità delle materie prime e la loro atossicità.

Sebbene il consumo consapevole sia una pratica adatta a tutte le fasce sociali, viene spesso percepito come una scelta per benestanti e per ricchi, cosa che non è.
I consumatori critici erano i nostri bisnonni che compravano tutto sfuso, locale, artigianale e salutare. Lo sono stati un po’ meno i nostri nonni che hanno vissuto il boom economico e la maggiore disponibilità merceologica del dopoguerra, lo sono stati pochissimo i nostri genitori cresciuti nell’era del marketing pressante, delle merendine confezionate sature di zuccheri raffinati e dei vestiti in serie a poco prezzo.

Tornare a un consumo consapevole è un dovere verso il pianeta ed è anche semplice, economico e spesso divertente.

Se pensate che l’unica via sia sapere tutto su Monsanto e boicottare McDonald’s, ricrediamoci: il consumo consapevole è anche preferire il limone o l’aceto allo sgrassatore ecologico o a quello del discount.
In entrambi i casi è una scelta che origina anche del risparmio, quindi non praticabile esclusivamente da benestanti.

Nel consumo consapevole, quindi, i prodotti non vengono scelti solo in base a prezzo e qualità, ma anche in base alla loro storia, a chi li produce, alle imprese che li distribuiscono e al rivenditore finale, preferendo sempre ciò che è locale, artigianale, a conduzione familiare e di alta qualità. Ma non solo.
Si guarda anche a condizioni dei lavoratori, politiche ambientali messe in atto dall’azienda, investimenti dell’azienda in altri settori, dimensioni dell’azienda stessa, strategie di marketing, provenienza, stagionalità e così via. Un elenco davvero molto lungo.

Fare questo lavoro per ogni prodotto che si mette nel carrello non è per tutti. Ecco perché è nata questa rubrica.

Prodotto per prodotto, vedremo insieme quali possono essere acquistati consapevolmente, come, da chi e quali sono le alternative fai-da-te con materie prime facilmente reperibili. Azioni alla portata di tutti, di tutte le tasche e sicuramente di tasche che diventeranno più etiche e più ricche.





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