b9034701-d810-4f57-87c0-c38fc70ab0f1Più di qualunque altra iniziativa antiproibizionista, l’esistenza stessa dei canapai costituisce un problema politico non irrilevante per il governo. L’attività di informazione che svolgono sul territorio è la risposta più efficace ad una norma (la legge Fini/Giovanardi) che vorrebbe cancellare l’informazione e far credere agli italiani che tutte le sostanze siano uguali. Proprio per questo motivo il ministro Giovanardi ha ispirato le perquisizioni presso i canapai di tutta Italia, con conseguenti sequestri di semi e processi per istigazione: non è necessario chiudere i negozi – sarebbe illegale; è sufficiente costringere gli esercenti a spendere continuamente denaro per processi dai quali poi usciranno anche assolti (questo è il vero uso politico della giustizia). Ma è altrettanto vero che oggi i canapai stanno combattendo una battaglia esclusivamente difensiva perché non hanno la forza per porre al dibattito politico il problema dell’esistenza e della salvaguardia di un’attività di impresa che è assolutamente legale.

Durante la festa parmigiana antiproibizionista, che si è tenuta il 12 settembre scorso, è nato il Consorzio Italiano Canapai. Scopo di questa associazione è creare un soggetto a difesa dell’attività imprenditoriale dei canapai, che sappia coinvolgere attivamente la società, le associazioni degli esercenti, le associazioni dei consumatori, senza il filtro del pregiudizio ideologico. Un’associazione che si occupi delle problematiche specifiche dei negozi, ad esempio predisponendo un servizio di assistenza legale, centralizzato ed a prezzi calmierati. Che abbia un ufficio stampa in grado di ribattere colpo su colpo alla disinformazione quotidiana sui temi della cannabis. Un soggetto pubblico che possa imporre alle associazioni di categoria il problema della tutela di un’attività imprenditoriale che produce reddito per il paese ed informazione per la clientela.

Sempre alla festa del 12 settembre abbiamo avuto modo di appurare che le associazioni dei consumatori sono sensibili e molto al problema dell’adulterazione del prodotto cannabis acquistato al mercato nero. E si sono dimostrate disponibili a ragionare in termini di tutela del consumatore non problematico di cannabis. Ma fino ad ora non si era pensato di coinvolgerle. Così come durante le scomposte aggressioni di Giovanardi ed affini, nessuno ha pensato di chiedere alle associazioni dei commercianti o delle piccole/medie imprese di prendere posizione. Cercare di parlare con la politica oggi non ha senso: a destra i c.d. liberali stanno soffocando nell’abbraccio mortale con il populismo della Lega ed a sinistra il nascente Partito Democratico fa di tutto per non affrontare temi che costringerebbero a prendere una posizione, qualunque essa sia. La società è il nostro interlocutore, il Consorzio dei canapai lo strumento per questo dialogo. Più il consorzio sarà rappresentativo, più il numero degli aderenti crescerà, maggiore sarà la credibilità di questo nuovo soggetto.

Enrico De Somma – desomma.enrico@libero.it

 





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