È la notte del 24 agosto 2016 quando un terremoto di magnitudo 6.0 da avvio ad una lunga serie di eventi sismici che per oltre un anno investono l’Appennino centrale innescando un disastro socio-naturale inedito per frequenza e vastità dell’area interessata.

Già all’indomani dalle prime scosse, un ruolo chiave nei 140 comuni colpiti – distribuiti su Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo – è stato ricoperto dalle Brigate di Solidarietà Attiva (BSA), una federazione di associazioni, che, ispirandosi alle società di mutuo soccorso di inizio Novecento, interviene in contesti d’emergenza, promuovendo pratiche di mutualismo e autorganizzazione.

È dalla volontà di sostenere una ricerca che mettesse in relazione le conoscenze generate dalla politica attiva con l’approccio della ricerca scientifica che nel dicembre 2016, da una call for research lanciata sulla pagina delle BSA – Terremoto Centro-Italia, prende vita il progetto di inchiesta sul post-sisma e il gruppo di ricerca collettivo Emidio di Treviri.

Da allora circa 50 ricercatori di diversa formazione, videomaker e reporter hanno lavorato per più di 18 mesi, in maniera volontaria, all’analisi del post-sisma del 2016 e 2017, nel tentativo di contribuire sia rispetto alla ricerca scientifica, quanto soprattutto alla produzione di strumenti utili per la lotta dei terremotati e delle popolazioni delle aree interne a decidere sui propri territori.

I risultati di questa ricerca sul campo hanno trovato approdo in Sul fronte del sisma. Un’inchiesta militante sul post-terremoto in Appennino centrale, pubblicato da DeriveApprodi a giugno.

La narrazione degli eventi offre un’analisi delle conseguenze degli eventi sismici e del modo in cui sono state affrontate. È così che lo studio della ratio alla base delle pratiche di gestione emergenziale adottate dalla Protezione Civile si interseca con l’approfondimento del peggioramento della qualità della vita e del benessere psico-fisico delle popolazioni. Gli effetti del post-terremoto sull’economia rurale si intersecano con l’analisi critica delle differenti tipologie dell’abitare provvisorio ponendo una riflessione sul disastro che tiene conto delle dinamiche socio-economiche e politiche preesistenti. Gli aspetti più controversi dei moduli abitativi temporanei (SAE) e le prime evidenti ricadute territoriali si combinano con un approfondimento antropologico che indaga il concetto di perdita. Infine, un progetto di ricerca-azione di psicologia di comunità permette di problematizzare le nozioni di vulnerabilità e resilienza comunitaria. Alla restituzione dei processi in atto si affianca, poi, la narrazione per immagini, quella che lascia parlare i volti dei luoghi e delle persone incontrate, in un inserto fotografico.

Il lavoro di Emidio di Treviri condotto sinora è stato completamente autofinanziato; per proseguire con la divulgazione del progetto è stata lanciata una campagna di finanziamento sul sito di produzioni dal basso.

Grazie al sostegno economico di chi supporterà il progetto, Emidio di Treviri intende dare le gambe alle parole dei terremotati attraverso la costruzione di momenti pubblici, restituzioni, creazione e distribuzione di materiale informativo e affiancamento nei processi della ricostruzione.

a cura di Emidio di Treviri

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