Il pianeta Terra è unico. Per quanto ne sappiamo, è l’unico luogo della grande arena cosmica dell’universo in cui esiste la vita. È un posto incredibile. Già da solo ci dà tutto ciò che serve agli esseri umani per sopravvivere. E anche voi siete incredibili. Allo stesso modo. Lo siete fin dal giorno in cui siete nati. Siete tutto fin dal giorno in cui siete nati. Nessuno guarda un neonato e pensa: “Oh, accidenti, manca un sacco di roba”. Le persone lo guardano e hanno la sensazione di contemplare la perfezione, ancora incontaminata dalla complessità e dal fardello della vita che l’aspetta. Veniamo al mondo completi. Forniteci da bere, da mangiare e un riparo, cantateci una canzone, raccontateci una storia, dateci qualcuno con cui parlare e a cui voler bene, di cui innamorarsi, ed è fatta. Una vita.

Ma a un certo punto lungo il percorso abbiamo alzato la soglia di quello che ci serve, o che pensiamo ci serva, per essere felici. Siamo spinti a comprare per essere felici, perché le aziende sono spinte a guadagnare più soldi per avere più successo. Anche questo crea dipendenza. Non perché ci rende felici, ma perché non ci rende felici. Compriamo qualcosa, ne siamo contenti per un po’ (perché è nuova) ma poi ci abituiamo ad averla, diventiamo assuefatti e allora abbiamo bisogno di qualcos’altro. Abbiamo bisogno di quel senso di cambiamento, di varietà. Qualcosa di nuovo, migliore, più avanzato. E ancora si ripete lo stesso ciclo. E col tempo ci abituiamo ad avere sempre di più. E questo si applica a tutto.

L’utente di Instagram che si diverte a ottenere un sacco di like per i suoi selfie ben presto ne vorrà ancora di più, e resterà deluso se il loro numero rimarrà lo stesso. Lo studente da dieci e lode si sentirà un fallito se una volta gli capiterà di prendere nove. L’imprenditore divenuto ricco cercherà di guadagnare ancora più soldi. L’appassionato di palestra che ama il proprio nuovo corpo dai muscoli scolpiti vorrà allenarsi di più, sempre di più. Il dipendente che ottiene la promozione che voleva ben presto ne desidererà un’altra. A ogni nuovo traguardo, conseguimento o acquisto l’asticella si alza.

Una volta pensavo che sarei stato felice per sempre se fossi riuscito a far pubblicare i miei articoli. Poi a pubblicare un libro. Poi un altro libro. Poi un bestseller. E poi un altro. Poi a pubblicare un libro che arrivasse primo in classifica. Poi a vendere i diritti cinematografici. E così via. E, proprio come tanti altri, sono stato felice per poco ogni volta che raggiungevo un nuovo scopo, ma ben presto la mia mente si abituava a quel trionfo e si prefiggeva un altro obiettivo. Perciò, più ottenevo e più avevo bisogno di ottenere, solo per restare allo stesso livello.

Più “successo” raggiungiamo, più è facile restare delusi quando non otteniamo qualcosa. L’unica differenza è che ormai nessuno si dispiace più per noi. Qualunque cosa compriamo, qualunque obiettivo realizziamo, la soddisfazione non dura. Un campione sportivo vorrà sempre vincere ancora. Un milionario vorrà sempre un altro milione. La star affamata di celebrità ne vorrà sempre di più, proprio come un alcolizzato vuole un altro drink e un giocatore d’azzardo un’altra puntata. Ma il rendimento sarà sempre decrescente.

Il bambino che ha cento giocattoli giocherà sempre meno con quelli nuovi. Pensateci. Se poteste permettervi una vacanza dieci volte più costosa dell’ultima che avete fatto, vi sentireste dieci volte più rilassati? Ne dubito. Se poteste passare dieci volte più tempo a controllare il vostro account Twitter, sareste dieci volte più informati? Certo che no. Se trascorreste il doppio del tempo al lavoro fareste il doppio delle cose? Una serie di studi fa pensare di no.
Se poteste comprare un’auto dieci volte più costosa di quella che avete adesso vi porterebbe dal punto A al punto B dieci volte più in fretta? Niente affatto. Se compraste più creme antietà invecchiereste di meno a ogni nuovo acquisto? Anche in questo caso, no.

Siamo condizionati a volere di più. Spesso questo condizionamento proviene da aziende a loro volta condizionate collettivamente a volere di più. Volere di più è l’impostazione predefinita. Ma proprio come c’è un solo pianeta, dotato di risorse finite, anche voi siete una persona sola. E anche voi avete una risorsa finita: il tempo. E, guardiamoci in faccia, non possiamo moltiplicare noi stessi. Un pianeta sovraccarico ci spinge a una vita sovraccarica ma, in ultima analisi, non possiamo giocare con tutti i giocattoli. Non possiamo usare tutte le applicazioni. Non possiamo andare a tutte le feste. Non possiamo fare il lavoro di venti persone. Non possiamo essere sempre al corrente di tutte le notizie. Non possiamo indossare i nostri undici cappotti tutti in una volta. Non possiamo guardare ogni imprescindibile programma televisivo. Non possiamo vivere in due posti contemporaneamente.

Possiamo comprare di più, ottenere di più, lavorare di più, guadagnare di più, sforzarci di più, twittare di più, guardare di più, volere di più, ma dato che lo sballo ogni volta diminuisce arriva il momento in cui siamo costretti a chiederci: a che serve tutto questo? Quanta felicità in più sto ottenendo? Perché voglio molto di più rispetto a ciò di cui ho bisogno? Non sarei più felice se imparassi ad apprezzare quello che ho già?

Estratto da “Vita su un pianeta nervoso” di Matt Haig. Per gentile concessione di © edizioni e/o 2019





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