“E’ la sentenza che ci aspettavamo, né più né meno”. Il dottor Fabrizio Cinquini, meglio conosciuto come dottor Cannabis, commenta così la recente condanna definitiva a 2 anni e 8 mesi di carcere.

Un procedimento giudiziario cominciato dall’autodenuncia dello stesso medico, che, dopo aver invitato diversi giornalisti per mostrare la sua coltivazione di cannabis a scopo medico e di studio scientifico, fu arrestato dai Carabinieri nel 2013.

In primo grado fu condannato a 6 anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre a pagare una multa di 30mila euro, sulla base della Fini-Giovanardi, che fu dichiarata incostituzionale di lì a poco. E per questo motivo la corte d’Appello, nel 2015, revocò l’interdizione e ridusse la pena a 2 anni e 8 mesi, come confermato dalla Cassazione.

“Appena arriverà l’ordine di carcerazione chiederemo l’affidamento ai servizi sociali”, ha sottolineato l’avvocato Carlo Alberto Zaina, difensore del dottore.

“E’ una sentenza che mi permette di rientrare nell’affidamento ai servizi sociali”, conferma Cinquini a dolcevitaonline.it, sottolineando che “dovrebbero convertire anche la multa e potrò continuare a fare il mio lavoro”.

Ora il dottore ha però deciso di passare al contrattacco e denunciare l’amministrazione penitenziaria di Lucca, per le condizioni scandalose in cui, a suo dire, vengono trattati i detenuti. “Voglio che riconoscano gli errori che hanno fatto e stanno continuando a fare”. Secondo il dottore, “c’è un sistema per cui i detenuti a Lucca sono gli unici in Italia che non possono ricevere la spesa da fuori, sia di prodotti alimentari che per l’igiene personale, e sono condannati a comprare le cose all’interno del carcere con un prezzo rincarato del 30% rispetto all’esterno. Il sistema carcerario italiano è da riformare, bisognerebbe concentrarsi sulle strutture, sulle condizioni igieniche, sul personale e sui diritti dei detenuti”.

Fabrizio Cinquini da anni si batte per affermare le doti terapeutiche della cannabis. Lui che le ha scoperte direttamente su di sé, quando lo aiutò a guarire dall’epatite C contratta nel 1997 mentre prestava servizio su un’autoambulanza, da allora non hai mai nascosto le sue intenzioni di coltivare diversi ceppi di cannabis medicale, da lui stesso selezionati per il trattamento di diverse patologie.

La vicenda ha del paradossale soprattutto se si pensa che il dottore vive e lavora in Toscana, una delle Regioni italiane all’avanguardia per quanto riguarda la legislazione in fatto di cannabis terapeutica, che sta attualmente ospitando, presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare, l’unica coltivazione a scopo terapeutico attualmente autorizzata in Italia. Anche perché, in un altro processo a suo carico in cui fu scoperto a bagnare 24 piantine di cannabis, fu assolto perché venne riconosciuto l’utilizzo medico e di ricerca.

Non si tratta di un coltivatore improvvisato o di uno spacciatore, ma di un uomo che con coraggio ha portato avanti una battaglia per l’utilizzo della cannabis in medicina, pagandone su di sé tutte le conseguenze, fino al carcere, perché, parole sue: “Meglio un’altra carcerazione che stare fuori da schiavo del monopolio delle multinazionali o della mafia”.

Matteo Gracis (direttore di Dolce Vita) e il dottor Cinquini nel 2016

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