A tre anni da “Hellvisback”, Salmo è tornato con l’ennesimo disco senza peli sulla lingua. Si intitola “Playlist” e, come dimostrano i due singoli di lancio “Perdonami” e “90 Min”, non le risparmia davvero a nessuno in un dissing totale contro la scena, le banalità del rap game, la società, l’italiano medio e l’attuale classe politica di quelli che aprono i conti, ma chiudono i porti, con qualche puntata diretta ai danni del vicepremier. «Non puoi stare con Salvini e ascoltare hip hop. Strappa le mie magliette, brucia i cd, oppure cambia la tua idea del cazzo», ha dichiarato il rapper, scatenando l’immediata replica di Salvini, che su Facebook ha commentato: «Che tristezza, apri la tua mente, fratello!». Inappellabile la stoccata finale di Salmo, che risultati alla mano ha postato un: «Ma chi è questo? Chi lo conosce? “Playlist” 20 milioni (di streaming, ndr) in due giorni. Apri le orecchie, fratello! Cit.».

Attesissimo, il ritorno del rapper, Maurizio Pisciottu al secolo, classe ’84, da Olbia, uomo simbolo di casa Machete, sorprende anche per la varietà musicale, una vera e propria “Playlist”, che in dodici tracce riunisce pezzi hardcore, echi grime, una parentesi stoner, tanta elettronica, una ballad dal sapore internazionale e persino un po’ di trap. Sì, perché, accanto ai featuring con Fabri Fibra, Nitro, Coez e l’artista americana Nastasia, il disco contiene anche una canzone con il trap king Sfera Ebbasta: “Cabriolet”. Tutta roba che suonerà forte dal vivo nelle tre date del tour, per la prima volta nei palazzetti, al via il 13 dicembre da Vigevano, per proseguire il 16 al Palalottomatica di Roma e finire in bellezza il 22 con il sold out al Mediolanum Forum di Assago.

Playlist” è il tuo disco più socialmente impegnato?
Confesso che il rap troppo politico, troppo militante non mi piace, mi annoia, però ai giorni nostri è impossibile non dire niente, soprattutto se fai rap, devi essere proprio fuori dal mondo. Penso più che altro che sia assurdo il fatto che non lo facciano anche gli altri. È una situazione particolare e sentivo il bisogno di dire qualcosa, senza prendere una posizione netta, facendo delle fotografie dell’Italia in questo momento.

A questa visione si accompagna un sound molto vario.
All’inizio per “Playlist” volevo fare una cosa estremamente volgare e cattiva, una roba tutta elettronica sparata, però era un flusso continuo, un giorno avevo in testa una canzone d’amore, quello dopo un pezzo stoner. Alla fine, quindi, l’ho assecondato, senza pensarci più di tanto.

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Seguendo il flow sei arrivato anche al ft. più chiacchierato di sempre, quello con Sfera Ebbasta. Hai fatto pace con la trap?
Nei confronti della trap per me c’è sempre stato uno sfottò, ma il vero problema è come viene interpretata in Italia. In America è nata perché c’erano determinate condizioni, la gente stava nelle crack house, parlavano di cose serie, che vivevano realmente, qui da noi invece ha preso una piega un po’ infantile. Io, però, non è che la odio, anzi, la ascolto pure la trap italiana e penso che Sfera sia l’unico che riesca a farla in maniera credibile. Lui è il capo di quella roba lì, quindi anche prima di fare il featuring c’era una stima reciproca, tanto che “Tran Tran” l’ha fatta con la mia squadra.

Stilisticamente, però, rimanete agli antipodi, visto che Sfera va in giro coperto d’oro, mentre tu canti “Ricchi e morti” e in “Dispovery Channel” con Nitro rivendichi: “Ringrazio Dio che siamo nati poveri”.
Devi sempre considerare che il rap è anche un gioco. In America questa cosa l’avrebbero già fatta da tempo, unire due cose che appartengono a due mondi diversi. Alla fine era quasi impossibile non immaginare questa collaborazione e la gente sa che quello che faccio molte volte è una provocazione. Per il resto, posso dirti che ho visto tanti artisti figli di papà, magari con del talento, non riuscire a ottenere determinati risultati, proprio perché non avevano la fame, a differenza di gente come me, Nitro e tanti altri. La fame è una chiave importante e sono sicuro che, se non avessi avuto un’infanzia non facilissima, tante cose non sarei riuscito a farle.

Nel disco spari addosso a tutti, solo nel ft. con Fibra, “Stai Zitto”, c’è un tributo, quello a Primo Brown.
Primo sia per me sia per altri artisti è stato un punto di riferimento, un maestro, come lo sono stati personaggi tipo Caos, Deda, Neffa, Sangue Misto eccetera. Ma, sì, Primo soprattutto, da lui ho preso proprio il fatto di scrivere delle rime mandando delle immagini. Lui aveva questa particolarità, era la sua magia. Ascoltare canzoni come “Un mestiere qualunque” o “Ciao Fratè” dei Cor Veleno, tuttora mi fa volare, sono dentro il film che lui sta cercando di descrivere. È uno dei miei preferiti da sempre, pace all’anima sua.

Parliamo di live, a dicembre farai tre date nei palazzetti con il Forum già sold out. Un sogno che si realizza?
Sì, anche perché a me la cosa che interessa di più nella musica è il live e questi saranno una cosa grossa, abbiamo portato lo show a un livello successivo, sempre con la band, ma roba davvero grossa.

Poi ti prenderai una pausa. Che progetti hai?
Sicuramente non smetterò di fare musica, perché è impossibile, però ho bisogno di fermarmi, perché sono stanco dell’ambiente, di certa banalità e non ho più voglia di stare lì a essere competitivo. Poi non lo so, magari tra un anno mi parte la ciabatta e faccio un altro disco. Adesso però voglio seguire altri stimoli che ho: studiare musica e imparare a suonare il pianoforte. Finora sono andato a orecchio, ma arrivato a questo punto sento il bisogno di capire cosa sto facendo, anche al di fuori della musica, voglio studiare recitazione, scenografia, regia. Ho bisogno di aprire la valigia e di buttare dentro cose nuove.

 

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