A livello internazionale il movimento della finanza etica sta crescendo molto e si distingue sempre più dai troppi tentativi di greenwashing in corso, spesso dietro al nome rassicurante di “finanza sostenibile”. “Banca” e “etica”, infatti e a buon ragione, sono due parole che nell’immaginario comune fanno a cazzotti. Non è questo il caso di Banca Etica.


Nata 22 anni fa dall’impegno di una rete di persone e organizzazioni che desideravano affidare il proprio denaro a una banca che non l’avrebbe mai utilizzato per investire in armi, carbone o petrolio, Banca Etica ha dimostrato che l’accostamento di queste due parole non è un ossimoro e che è possibile sviluppare servizi finanziari – credito, mutui, conti correnti, strumenti di risparmio e investimento, polizze assicurative, etc –  che coniugano efficienza, efficacia e impatti socio-ambientali positivi. Un caso unico nel nostro Paese che non si è sottratto alle nostre domande.

Ogni giorno Banca Etica dimostra che una finanza diversa è possibile. Con quali risultati?
Banca Etica raccoglie il risparmio di persone, famiglie, imprese e organizzazioni e lo impiega per concedere credito a persone fisiche (mutui per la casa, prestiti personali, etc.), imprese sociali e organizzazioni non profit. Prima di concedere il credito alle persone giuridiche, Banca Etica effettua una doppia valutazione: quella economica sulla capacità di restituire il prestito e quella socio-ambientale che mira a valutare se il progetto da finanziare avrà ricadute positive per la collettività. Tutti i finanziamenti erogati a organizzazioni e imprese sono resi pubblici sul sito web in modo che i risparmiatori possano sapere come viene utilizzato il loro denaro. Gli impatti socio-ambientali generati vengono misurati con il report di impatto: uno strumento unico che, ad esempio, ci permette di dire che i crediti erogati nel 2019 hanno contribuito a creare 9.800 nuovi posti di lavoro; erogare servizi socio-assistenziali di cui hanno beneficiato 38mila persone; garantire a 138mila persone di ricevere assistenza in progetti di cooperazione internazionale; coltivare quasi 5mila ettari a biologico producendo oltre 18mila tonnellate di cibo biologico; riciclare 204mila tonnellate di rifiuti; produrre 1 milione di m3 di acqua potabile; recuperare 11 imprese che stavano per fallire salvando 425 posti di lavoro; installare 6MW di impianti ad energia rinnovabile; evitare emissioni per 4900 tonnellate di CO2, etc.

Quali sono gli ambiti che Banca Etica tiene alla larga da sempre?
Da sempre i nostri fondi etici “dicono no” a investimenti in armi, tabacco, gioco d’azzardo, energia nucleare, pesticidi, ingegneria genetica. Inoltre sono escluse società coinvolte in episodi negativi nell’ambito della corruzione, rispetto dell’ambiente, rispetto dei diritti dei lavoratori. Attualmente i fondi, inoltre, non investono nei settori finanziario, petrolifero ed estrattivo. Non rientrano nei portafogli dei fondi neanche i titoli emessi da Stati che prevedono la pena di morte o che non garantiscono le libertà civili, di stampa e i diritti politici.

Quali invece quelli che oggi stanno facendo danni nell’ombra?
Un ambito che recentemente ha scatenato un certo dibattito è quello delle “big tech” (i cosiddetti FAANG – FaceBook, Apple, Amazon, Netflix, Google). Queste società hanno una capitalizzazione più grande delle economie di diversi Paesi del mondo. Attualmente i titoli di queste società non superano il processo di selezione ESG (acronimo inglese che sta per “ambientale, sociale e di governance”) di Etica Sgr e sono quindi esclusi dal nostro universo investibile principalmente per ragioni legate a temi quali politiche del lavoro, gestione e trattamento dei dati personali, rischio reputazionale.
Molte altre società finanziarie che propongono alla clientela investimenti “sostenibili” si concentrano sui soli impatti ambientali, tuttavia nel nostro DNA l’ambiente è sempre valutato anche rispetto alla dimensione sociale e di governance. Questo approccio tridimensionale, che abbiamo intrapreso fin dalla nascita, vive oggi un crescente riconoscimento globale, corroborato dalla transizione verso un’economia resiliente e a basse emissioni di carbonio.

Per la scelta di campo che rappresenta, Banca etica in Italia non ha concorrenza. Allo stesso modo si potrebbe pensare che non possa concorrere con le condizioni offerte dagli altri istituti. Ma è davvero così?
Alcuni dei prodotti che Banca Etica propone alla clientela hanno prezzi o rendimenti decisamente “concorrenziali” sul mercato: penso a i fondi comuni di investimento o ai prestiti personali. Su altri prodotti abbiamo costi leggermente più alti, ma cerchiamo di far capire alla clientela i motivi che stanno alla base di questa differenza. Molti istituti pubblicizzano ancora conti correnti a “costo zero”, in Banca Etica un conto corrente online costa circa 3 euro al mese. Utilizzare un conto corrente significa fruire di un servizio, che comporta dei costi in termini di personale che garantisce l’operatività, di componenti tecnologiche, di attività e software per garantire la sicurezza e la conformità normativa.
Un discorso simile vale per i mutui sulla casa, definiamo in modo coerente il tasso per coprire i costi di gestione e quelli legati al rischio, riducendo al minimo le spese periodiche per permettere una chiara rappresentazione degli elementi di costo. Sul mercato ci sono offerte a tassi stracciati che però nascondono altri rischi, come ad esempio le cartolarizzazioni cioè la pratica per cui alcune banche “vendono” pacchetti di mutui ad altri intermediari. Ma il cliente così è meno tutelato.
Insomma, come nell’acquisto di beni materiali sappiamo che dietro a costi stracciati possono nascondersi delle insidie per noi (il prodotto sarà nocivo? o si romperà subito?) o per l’ambiente o le persone (sarà stato prodotto inquinando troppo? sfruttando i lavoratori?), lo stesso discorso vale per i prodotti finanziari.

Sembrerebbe che nelle generazioni più giovani sia cresciuta la coscienza ambientale: è qualcosa che si può riscontrare anche nelle scelte finanziarie?
Sicuramente negli ultimi anni l’interesse degli under 35 verso Banca Etica è molto cresciuto, ce lo dicono tutti gli indicatori di awarness, ma anche elementi molto concreti: nel 2020 il prodotto di conto corrente più venduto è stato proprio il conto online per le persone con meno di 35 anni. Notiamo tra le nuove generazioni una rinnovata attenzione verso le tematiche della giustizia ambientale, sociale ed economica e una capacità di analisi nuova, che mette le dinamiche finanziarie sotto la lente di ingrandimento come strumento fondamentale se davvero si vogliono cambiare le cose.

Nel nostro piccolo quotidiano cosa può fare ciascuno di noi?
Possiamo scegliere di investire in modo etico, ad esempio anche per la nostra pensione, evitando così che il nostro denaro sia utilizzato per sostenere imprese inquinanti o che violano i diritti dei lavoratori o evadono il fisco impoverendo tutti noi.
Possiamo scegliere la finanza etica anche quando abbiamo bisogno di un prestito: in questo modo il costo che pagheremo per quel prestito entrerà in un circuito virtuoso di uso responsabile del denaro.
Possiamo scegliere di pagare con carta di debito, carta di credito, strumenti di pagamento digitale e tracciabili allo scopo di contribuire a combattere l’evasione fiscale.

a cura di Giorgio Falchi





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