Il ministro Fontana a San Patrignano

Ci sono delle volte in cui leggiamo degli articoli e la prima reazione è l’incredulità, che poi si trasforma in tristezza e alla fine diventa rabbia, per la superficialità con cui si liquidano questioni complesse in modo riduttivo, superficiale e fastidioso. Questa è una di quelle e gli articoli di cui parliamo sono usciti a decine su tutta la stampa mainstream, raccontando all’ignaro italiano medio, che, ebbene sì: dalla canapa si possono estrarre le molecole contenute nella pianta, e quindi va vietata; benvenuti nel 2018.

E’ un po’ come dire – giornalisti italiani tenetevi forte perché stiamo per darvi uno scoop – che dovrebbe essere vietato vendere il caffè perché si può estrarre quella pericolosa sostanza chiamata caffeina che, al contrario del THC, se assunta in dosi massicce, può anche portare alla morte. Oppure la noce moscata che, con le giuste dosi, può produrre effetti come deliri e allucinazioni, percezioni alterate dei colori e dei suoni, stati paranoici e ansia.

Siamo al ridicolo e la cosa positiva è che se siamo arrivati a questo livello significa che i vari proibizionisti guidati da Serpelloni, spalleggiato in questa nuova legislatura dal medioevale ministro Fontana, non hanno veramente più nulla a cui appellarsi.

La “notizia” circolata in questi giorni è la seguente: dalla canapa, anche da quella ad uso industriale che per legge ha bassissimi contenuti di THC, non dovrebbe essere legale perché si può estrarre proprio il THC, la molecola più odiata del secolo di cui si continuano a ignorare volutamente le proprietà mediche nel trattamento di patologie che vanno dal cancro alla sclerosi multipla, per arrivare al trattamento del dolore.

Sono le conclusioni del nuovo studio di Serpelloni, presentato nei giorni scorsi a San Patrignano, in cui si legge che con 20-30 grammi di canapa legale “si può arrivare ad estrarre un concentrato resinoso di circa 25 milligrammi di principio attivo”. Tanto è bastato per far esclamare ad Antonio Tinelli, responsabile della prevenzione di San Patrignano, che: “Chi semina cannabis raccoglie eroina” e al ministro Fontana, presenti presso la comunità, che c’è “l’urgenza di combattere la battaglia contro la droga”.

Comprando 20-30 grammi di canapa legale, sostengono gli “esperti”, si potrebbe arrivare addirittura a fabbricare una canna di estratto. A parte l’insensatezza economica del paragone, che per chi non ne ha dimestichezza significa che per avere circa mezzo grammo di estratto, una persona dovrebbe spendere dai 200 ai 400 euro in canapa legale, queste sono persone che probabilmente non sanno nemmeno di cosa parlano.

I livelli di THC nelle piante di canapa industriale sono decisi a livello europeo, con leggi apposite che regolano la coltivazione di questo vegetale. Dopo l’approvazione della prima legge sulla canapa industriale italiana alla fine del 2016, che non nominava le infiorescenze per bigottismo e che spiegava che comunque la legge era per l’utilizzo di tutta la pianta, ci sono state aziende che hanno iniziato a venderne i fiori, rispettando le leggi vigenti. Punto. Fiori che venivano venduti anche prima dell’esplosione del fenomeno cannabis light, proposte come infiorescenze per tisane e decotti.

Quello che dà fastidio a chi porta avanti questa crociata e che da questa semplice operazione si è creato un giro economico che oggi vale milioni di euro, riportando i giovani a coltivare i campi, restituendo dignità al fiore di canapa, che oggi è facile incontrare in fiere e negozi. Questa è probabilmente la cosa che dà più fastidio all’allegra nuova brigata di proibizionisti: il fatto che la cannabis light sia un fenomeno buono, che non ha causato in più di un anno un solo problema o incidente a livello di salute pubblica e che stia contribuendo a normalizzare l’immagine della canapa rispetto al grande pubblico.





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