ALCHORNEA SP.
– allucinogeno, delirogeno
– stimolante, euforizzante

Piante appartenenti alla famiglia delle Euphorbiaceae e diffuse in tutta l’Africa equatoriale dove è conosciuta come Niando. La chimica della pianta non è stata ancora ben chiarita. Fu soltanto nel 1972 che nuove e più approfondite indagini biochimiche portarono all’identificazione dei veri alcaloidi delle Alchornea. Si tratta di derivati pirimidinici e imidazolici: alchorneina (maggiore nelle scorze di A. floribunda), isoalchorneina (minore nelle scorze, maggiore nelle foglie) e alchorneinone (nelle foglie).

Da un punto di vista farmacologico, disponiamo di scarsi studi e oltretutto abbastanza vecchi. L’estratto delle radici di A. floribunda sembrerebbe un agente simpatolitico e aumenterebbe considerevolmente la sensibilità del sistema nervoso verso l’adrenalina. Con via di somministrazione endovenosa, nel cane è stata registrata un’azione ipotensiva. Le radici hanno evidenziato un’azione vagolitica intensa e una forte inibizione del peristaltismo intestinale nel cane anestetizzato (Khuong-Huu et al., 1972). Un brevetto è stato ottenuto per l’uso dell’alcaloide presente nelle foglie come spasmolitico. Negli esperimenti clinici sono stati ottenuti risultati positivi con gli estratti di radice e rami fogliari nel trattamento dell’ittero (Oliver-Bever, 1983).

In tutta l’Africa Equatoriale le Alchornea godono di una radicata considerazione nella medicina tradizionale: in Gabon sono ritenute un valido rimedio contro i problemi sia urinari che intestinali che respiratori (Oliver-Bever, 1983), e un decotto di foglie trova impiego come emetico o per gargarismi nel mal di denti, mentre in Camerun vengono utilizzate contro le cefalee, in Congo si usano le foglie o le radici strofinate sulla pelle contro le ferite e gli eczema.
Una specie che cresce nell’America meridionale (Alchornea castanaeifolia) pare venga aggiunta a una delle tante versioni dell’ayahuasca come modificatore degli effetti psichici della bevanda (Bianchi & Samorini, 1993).

ALOCASIA
– allucinogeno, delirogeno

Si tratta di un genere di piante rizomatose appartenente alla famiglia delle Araceae e comprende una settantina di specie tutte originarie delle foreste tropicali dell’Asia sud-orientale. Generalmente hanno un aspetto cespitoso, con un’altezza che varia da 1 a 2 metri. Veri e propri laboratori chimici, le Alocasia hanno una lunga tradizione nella medicina popolare, tradizione confermata anche dalla ricerca fitochimica che ha evidenziato nel genere aminoacidi, flavonoidi, glicosidi, acido ascorbico (Vitamina C), acido gallico, acido mallico, ossalico, succinico, alocasina (nella pianta intera); fitosteroli, alcalodi, glucosio e fruttosio (nel rizoma); una neurotossina, la sapotossina (nella radice tuberosa).
Nel complesso le foglie sono considerate astringenti e antitumorali, mentre le radici lassative e diuretiche.
La ricerca scientifica evidenzia inoltre una possibile azione antimicrobica e antifungina, antiossidante ed epatoprotettiva, antitumorale.

I tuberi rientrano anche nell’alimentazione indigena, ma hanno anche una probabile azione psicoattiva, essendo utilizzati dalle popolazioni della Nuova Britannia nel corso di danze cerimoniali (Thomas, 2000). Pur non essendoci mai stati (per lo meno a nostro sapere) ricerche in merito, è probabile che l’azione psicoattiva sia dovuta alla neurotossina, inattivata attraverso procedure non ben chiare quando i tuberi vengono usati nell’alimentazione.

a cura di Gilberto Camilla
Etnopsicologo e psicoterapeuta. Appartiene al “nucleo storico” della SISSC, ne ricopre attualmente la carica di Presidente e ha pubblicato diversi libri sugli stati di coscienza. Dal 1994 al 2018 è stato Direttore Scientifico della rivista Altrove





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