AILANTHUS TRIPHYSA
– Stimolante, euforizzante

Imponente albero delle foreste pluviali asiatiche e australiane, appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae. Diffuso in India, Sri Lanka, Cina, Malesia, Birmania, Tailandia, Laos, Filippine, Indonesia e Vietnam, trova naturale habitat anche nell’Australia occidentale, nel Queensland e a sud nel New South Galles.

Sempreverde, alto fino a 30 metri e con una circonferenza di un metro e più, l’Ailanthus ha un tronco retto e cilindrico, con corteccia grigia piuttosto ruvida, come di carta vetrata. Il suo portamento è elegante, con chioma densa e molto ramificata.
Le foglie sono pinnate, curvate e leggermente puntute. La venatura è prominente, soprattutto sottofoglia. I fiori hanno una colorazione verde crema, i frutti sono provvisti di pericarpo alato (samara), spesso a gruppi di tre. Maleodoranti, lunghe fin oltre 70 cm, da ovate a oblunghe o lanceolate, acuminate all’apice.

La resina dell’Ailanthus (halmadddi) viene utilizzata in India a scopi medicamentosi, ma anche nella produzione dei bastoncini d’incenso tradizionali (Nag Champa). È molto profumata e viene applicata su pezzettini tagliati di bambù che poi vengono ricoperti con polvere di sandalo o con pollini di altre piante.

Nella corteccia sono presenti oleoresine, resine, mucillagini, ailantina, ossalato di calcio, glicosidi (isoquercetina, quassina), tannino, saponine. Nelle foglie ancora tannino, quercetina, isoquercetina e alcaloidi indolici. Nei semi quassina.
Non siamo a conoscenza di ricerche specifiche, ma dobbiamo considerare l’Ailanthus come una pianta potenzialmente psicoattiva.

ALOCASIA
– Allucinogeno, delirogeno

Si tratta di un genere di piante rizomatose appartenente alla famiglia delle Araceae e comprende una settantina di specie tutte originarie delle foreste tropicali dell’Asia sud-orientale. Generalmente hanno un aspetto cespitoso, con un’altezza che varia da 1 a 2 metri; le foglie sono oblungo-ovate, molto grandi e a forma di cuore e dalla colorazione metallica con screziature violacee o bronzee, molto appariscente e decorativa; sono sostenute da lunghi piccioli, spesso più lunghi delle stesse foglie. I fiori sono piccoli e riuniti in un’infiorescenza a spadice.

Tra le specie più importanti sono da segnalare la Alocasia cuprea, originaria del Borneo e della Malesia, con foglie lunghe circa 60 cm portate da piccioli lunghi anche 70 cm. La parte superiore della foglia presenta zone verde scuro intervallate a nervature verderame, mentre la parte inferiore è violacea; e soprattutto la Alocasia macrorrhiza, dalle larghe foglie lucide, ovate, color verde brillante con venature più pallide, portate da piccioli fogliari lunghi anche due metri.

Veri e propri laboratori chimici, le Alocasia hanno una lunga tradizione nella medicina popolare, tradizione confermata anche dalla ricerca fitochimica che ha evidenziato nel genere aminoacidi, flavonoidi, glicosidi, acido ascorbico (Vitamina C), acido gallico, acido mallico, ossalico, succinico, alocasina (nella pianta intera); fitosteroli, alcalodi, glucosio e fruttosio (nel rizoma); una neurotossina, la sapotossina (nella radice tuberosa).

Nel complesso le foglie sono considerate astringenti e antitumorali, mentre le radici lassative e diuretiche.
La ricerca scientifica evidenzia inoltre una possibile azione antimicrobica e antifungina, antiossidante ed epatoprotettiva, antitumorale.

I tuberi rientrano anche nell’alimentazione indigena, ma hanno anche una probabile azione psicoattiva, essendo utilizzati dalle popolazioni della Nuova Britannia nel corso di danze cerimoniali (Thomas, 2000). Pur non essendoci mai stati (per lo meno a nostro sapere) ricerche in merito, è probabile che l’azione psicoattiva sia dovuta alla neurotossina, attivata attraverso procedure non ben chiare quando i tuberi vengono usati nell’alimentazione.

Gilberto Camilla
Etnopsicologo, Presidente della SISSC
(Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza)





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