Da sempre l’uomo ha avuto l’esigenza di classificare e ordinare in maniera gerarchica i concetti e le tesi dei propri studi. La chiarezza, l’ordine e la catalogazione, sono caratteri predominanti del pensiero razionale che disciplina le materie scientifiche. A questo proposito, nasce la tassonomia; materia versatile e variegata che può essere applicata in molti campi della conoscenza umana, ivi compresa la classificazione delle piante. 

Nel mondo vegetale, attraverso le basi della botanica sistematica, la tassonomia raggruppa le specie con criteri logici secondo le cosiddette categorie tassonomiche.

L’ordine standard di classificazione è questo:
Vita – Dominio – Regno – Phylum – Classe – Ordine – Famiglia, Genere, Specie. 

Tutte le piante rientrano nella classificazione del regno di “Plantae” e la cannabis inizia la sua differenziazione nella categoria Famiglia con appartenenza alle Cannabacee, cui segue il Genere Cannabis sativa L. seguito dalle tre specie note C. sativa L., C. – indica Lam. – C. ruderalis Janisch.

Le iniziali in maiuscolo che intercorrono dopo il nome comune, rappresentano colui che per primo ha nominato la specie. In Cannabis Sativa L., la lettera “L.” sta per Carolus Linnaeus il quale classificò per primo il genere cannabis.

Il nome scientifico di una pianta include pertanto i nomi di: genere, specie, cultivar e classificazione.

GENOTIPO E FENOTIPO
Queste specie dello stesso genere, benché contengano genotipi molto simili, sulle basi di molti studi mostrano ugualmente lievi diversità. 

Il genotipo è l’insieme delle informazioni biologiche ed ereditarie di un individuo, codificate dalle sequenze di DNA, cioè l’insieme dei geni di un individuo di una data specie. Questi geni svolgono due ruoli fondamentali. In primo luogo, forniscono il meccanismo fisico mediante il quale i tratti e le caratteristiche individuali vengono riprodotti e trasmessi di generazione in generazione, questo vale sia per i semi che per i cloni. 

In secondo luogo i geni regolano i processi morfologici e fisiologici che determinano l’espressione di caratteristiche specifiche del fenotipo.

Il fenotipo si riferisce all’aspetto generale, alle prestazioni e all’adattamento della cultivar in un dato ambiente. I coltivatori scelgono piante di cannabis con caratteri desiderabili propri del fenotipo, legati alla velocità di crescita, alla struttura della pianta, alla fioritura, al profilo dei cannabinoidi e alla produzione di terpeni, nel tentativo di coltivare e stabilizzare un ceppo ideale. 

Il fenotipo è un prodotto del genotipo e dell’ambiente. Diversi fattori e condizioni ambientali possono indurre un’espressione fenotipica specifica influenzando il ruolo svolto dai geni. 

Gli allevatori interessati a creare nuovi ceppi o migliorarne altri già noti cercheranno nuovi fenotipi mediante ispezione visiva, confrontando il risultato con le generazioni precedenti della stessa linea.

Carolus Linnaeus

Quando si tratta di semi o cloni dello stesso lignaggio, gli allevatori possono scegliere di alterare determinate condizioni ambientali, come le condizioni atmosferiche, la temperatura, il fotoperiodo e l’alimentazione per trovare caratteristiche eclissate che potrebbero essere desiderabili sia per il coltivatore stesso sia per il consumatore finale.

Queste prerogative sono alla base della genetica della cannabis in relazione alla creazione di quei molteplici ceppi, spesso collegati a nomi insoliti e di fantasia che i grower conoscono e chiamano strain.

Come si arriva alla creazione di un nuovo strain? I passaggi sono molteplici e in alcuni casi possono intercorrere anni e anni dall’inizio della stabilizzazione del ceppo fino alla messa in commercio del seme.

La riproduzione di cannabis nella sua forma più semplice va avanti da millenni, e nel corso degli stessi abbiamo adattato la cannabis per soddisfare i nostri scopi. In passato la priorità nella selezione era sicuramente concentrata su piante con la migliore fibra con la relativa conservazione dei semi per le colture successive.

Negli anni ’70 e ’80 invece ceppi di varietà autoctone afgane e pakistane furono introdotte negli Stati Uniti e in Europa per creare ibridi e allevare nuove cultivar. In quegli anni, gli amanti della cannabis erano principalmente interessati agli effetti psicotropi della pianta, portando così i breeder a concentrarsi sull’aumento della percentuale di THC. 

Tuttavia questi nuovi ceppi provenienti dall’Afghanistan risultavano molto suscettibili alla botrite, così che molte delle cultivar di cannabis coltivate oggi trasportano ancora questo tratto indesiderabile.

Un altro motivo di utilizzo delle varietà autoctone afgane è nella fioritura più breve rispetto a quelle comuni all’epoca. La bassa statura e la fioritura precoce di queste piante afgane sono tratti utili per la coltivazione indoor, e sono stati utilizzati per fissare questa caratteristica nelle nostre attuali cultivar.

I sistemi di miglioramento genetico vengono eseguiti selezionando attentamente i ceppi genitori con i tratti più favorevoli, incrociandoli fino a ottenere la giusta combinazione di entrambi, così da eliminare il maggior numero possibile di qualità negative.

La creazione di varietà di cannabis richiede pazienza, dedizione, perseveranza e tanto lavoro. Il processo parte con la coltivazione di una pianta maschio che produca del buon polline. Il polline sarà quindi utilizzato sulla femmina tra la seconda e la quarta settimana del ciclo di fioritura. I semi ottenuti porteranno tratti di uno dei genitori o una combinazione di entrambi e probabilmente produrranno risultati variabili fino a quando non saranno fatti ulteriori incroci per stabilizzare il ceppo. 

Sia i maschi che le femmine non sono scelti a caso ma solo dopo aver superato un processo di selezione. Questo viene fatto partendo da un ceppo con le caratteristiche più favorevoli e poi incrociandolo con se stesso o con una pianta madre fino a quando il fenotipo risultante diventa coerente. Anche allora, tuttavia, il fenotipo effettivo può variare leggermente tra i semi a causa di molti fattori come le condizioni di crescita, i livelli di nutrienti, il tempo di raccolta e così via.

Nonostante gli sforzi, l’unico modo per garantire una genetica veramente stabilizzata è quello della propagazione del tessuto di cannabis, anche se l’uso di questa pratica non è ancora largamente utilizzata per la cannabis. 

Per descrivere al meglio un passaggio di selezione e miglioramento genetico, vorrei prendere come esempio un famoso strain che da sempre mi ha affascinato e che ho coltivato per anni, Cinderella 99 dei Brothers Grimm.

STABILIZZAZIONE DI UNO STRAIN – IL BACKCROSS (BX3 -CUBING)

Prima di addentrarci nell’argomento è d’obbligo rispondere alla domanda: che cos’è un backcross? Il backcross o BX, è quel tipo di incrocio tra un individuo di generazione F1 con uno dei suoi genitori originali. È una tecnica che viene usata per incidere e stabilizzare tratti particolari di un genitore verso la sua prole. Nel nostro caso una volta ottenuto BX1, si va a incrociare l’individuo parentale originale per fissare tratti desiderati ottenendo il secondo backcross o BX2. 

Questa tecnica è reiteratamente utilizzata per replicare ceppi da clone in forma di seme, ottenendo così piante da seme molto simili al clone oggetto di replica. 

Nel 1996 Mr. Soul trovò alcuni semi in un bocciolo di Jack Herer, acquistato al coffee shop “Sensi Smile” di Amsterdam. Uno di quei semi di JH ha prodotto una femmina molto speciale che fu denominata “Principessa“. Aveva una buona struttura, bassa e compatta, con una resina dagli effetti psichedelici. L’aroma di frutta tropicale dolce era abbastanza insolito per quegli anni dove la Skunk #1 faceva da padrona.

La principessa aveva due sorelle, chiamate Genius & Café Girl. 

Genius è diventata la madre delle linee dei fratelli Grimm Apollo, mentre Café Girl ha dato origine alla Rosetta Stone, e ovviamente, Principessa ha dato vita a Cinderella 99.

Mr. Soul decise di creare una varietà che permettesse di condividere Princess con gli altri amanti della cannabis e che fosse disponibile sotto forma di semi, così decise di utilizzare una tecnica chiamata “CUBING”, in quanto coinvolti 3 backcross per ottenere i semi.

LA TECNICA DEL CUBING
Impolliniamo un clone in fiore della femmina scelta con il polline di un maschio imparentato
, preferibilmente suo padre o un fratello. In questo modo, si preservano i tratti femminili legati al lato maschile della famiglia. I semi ottenuti, conterranno metà dei geni della femmina originale e metà di quelli del maschio.

Nel passaggio successivo, verrà impollinato un clone in fiore della femmina scelta, con il polline di un maschio selezionato dal gruppo germinato nella precedente fase. Questi semi conterranno la metà dei geni della femmina scelta più 1/4 in più del maschio utilizzato, che è anche la metà della sua genetica. Il breeder denominò questa prima generazione di backcross col numero “75” per catturare l’idea che siano i 3/4 della genetica femminile originale.

A questo punto, si prosegue col germinare e coltivare i semi di cui sopra e mandarli in fioritura.

Impollinare a questo punto un clone in fiore della femmina scelta utilizzando un maschio selezionato della generazione precedente. Questi semi contengono 7/8 dei geni originali (1/2 + 3/8), quindi da questo secondo backcross Mr. Soul ottenne la generazione che denominò col numero “88”.

 

Si procede adesso con la germinazione e la coltivazione dei semi di cui sopra fino a farli fiorire. 

A questo punto si impollina un clone fiorito della femmina originale con il polline di un maschio selezionato della generazione precedente.
Questi semi contengono 15/16 dei geni originali (1/2 + 7/16) e la generazione ottenuta con questo terzo back-cross è stato denominato col numero “94”. In teoria, questa linea di semi dovrebbe essere già stabilizzata e tutte le femmine saranno repliche dell’originale. 

In sintesi, i semi di CINDERELLA 99 sono stati creati da un maschio “P94” incrociato con “PRINCESS”, che tecnicamente è la “P97”.

Nel processo di CUBING della Principessa Mr. Soul notò che al momento del raccolto i pesanti boccioli insistevano troppo suoi rami facendoli pendere troppo a carico della pianta.

Per ovviare a questo provò ad aggiungere un po’ di forza ai suoi rami. Per ottenere una maggiore resistenza dei rami incrociò un maschio di una varietà abbastanza forte e con caratteristiche di resina simili, la Shiva Skunk di Sensi. Incrociando questo maschio con Princess creò la generazione “P50”. La generazione “P50” diede alla luce piante a cola singola con uno stone morbido dato dall’influenza dalla Shiva Skunk. Instabile nella maggior parte dei tratti.

La numero “P88”, fu ribattezzata Cinderella 88 e rilasciata sul mercato. 

Il nome “Cenerentola” fu scelto a causa del parallelismo tra questa storia e la famosa fiaba in cui Cenerentola diventò una principessa nonostante il suo umile inizio. 

a cura di Groow





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