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1 – ATTREZZI E MATERIALI
Per fare le corde occorrono tre persone, una macchina come quella nella foto, dei cavalletti con delle punte disposte in modo da formare un pettine e due attrezzi: un uncino girevole e una pigna di legno.
Materiale occorrente: una matassa di canapa pettinata che si usava per guarnire le filettature dei tubi, ora sostituita dal nastro di teflon (ma i bravi idraulici usano ancora la canapa).

2 – FUNZIONAMENTO DELLA MACCHINA
Essa è composta da una ruota e da quattro rocchetti, che si chiamano fusi. Alla punta dei fusi c’è un filo di ferro tipo asola a cui si legheranno i vari fili che andremo a “cordare”.
C’è poi una corda, il cui compito è quello di trasmettere il movimento di rotazione dalla ruota a ciascuno dei quattro rocchetti. Essa è avvolta quattro volte sulla ruota stessa e una volta sola anche attorno a ciascun rocchetto. In tal modo, facendo girare la ruota, la corda fa girare i rocchetti tutti alla stessa velocità.

3 – PRIMA FASE: PREPARAZIONE DEI FILI
L’arte di filare la canapa consiste nel mettersi in un grembiule una certa quantità di canapa, legare un po’ di fili all’asola del fuso, girare la ruota. Poi si cammina a marcia indietro e, nello stesso tempo, con un movimento magistrale delle mani, si dà filo nella giusta quantità in modo da formare un primo filato dello spessore e lunghezza prefissata.
Si preparano tanti fili a seconda di quanto grossa deve essere la corda, ad esempio per una corda da 10 mm di diametro occorrono 40 fili da un millimetro.

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4 – SECONDA FASE: REALIZZAZIONE DELLA CORDA
Una volta preparati i 40 fili, si legano insieme 10 fili a ogni fuso vicino all’asola; questi 10 fili rappresentano un capo. Se noi leghiamo a 4 fusi 10 fili ciascuno, alla fine otterremo una corda detta “a 4 capi di 40 fili”.
A partire dalla macchina, ogni 6/7 metri bisogna posizionare un cavalletto a pettine fra i cui denti, in modo separato, devono stare appoggiati i dieci fili di ogni singolo fuso. Una volta stesi tutti i 40 fili divisi in quattro gruppi di 10, ponendosi dalla parte opposta alla macchina, si tirano tutti insieme senza farli uscire dai pettini e si legano al fine di dare a tutti la stessa lunghezza.
Uno dei tre cordai con “l’uncino” girevole aggancia tutti i 40 fili.
Il secondo cordaio rimane vicino a quello con l’uncino, con in mano la pigna scanalata; in ogni singolo canale della pigna fa passare i 10 fili di ogni singolo fuso; tenendo con la mano destra chiusa la pigna fa iniziare a girare la ruota dando il comando “mena”.
Il terzo alla ruota deve girare sempre con la stessa velocità nello stesso senso.
Poiché i fusi girano simultaneamente alla stessa velocità, i 10 fili di ciascuno dei 4 gruppi cominciano a intrecciarsi fra di loro. Chiaramente l’intrecciarsi fa sì che la stesa dei fili cominci ad accorciarsi. La torsione dei fili crea 4 cordine da 10 fili; il cordaio con la pigna, con la mano sinistra fa in modo che i fili dei singoli capi non vengano mai a contatto fra di loro se no si imbrogliano; se ciò avvenisse, dando il comando “monta” egli fa sì che l’addetto alla ruota, facendola girare in senso inverso, sbrogli l’intreccio, riprendendo poi a farla girare nel senso iniziale. Quando la torsione dei 10 fili di ogni capo arriva simultaneamente all’uncino, (al cui interno c’è un cuscinetto reggispinta), non potendo andare oltre imprime a esso il suo movimento e questo comincia a girare. Il cordaio con la pigna camminando all’indietro verso la macchina fa intrecciare i 4 capi fra di loro formando la corda. L’abilità sta nel far passare i capi nella pigna a velocità tale che la corda sia uniforme e compatta.
Una volta arrivati con la pigna vicino alla ruota, si staccano i 4 capi e si legano tutti e 4 vicino ad un unico fuso; ormai formano un’unica corda sempre legata in fondo all’uncino. A questo punto si gira la ruota in senso contrario, quello con l’uncino tiene la corda in mano senza far più girare l’uncino, quello con la pigna lascia la pigna e con un pezzo di cuoio in mano per non bruciarsi accompagna la corda tenendola stretta in mano dalla ruota fino all’uncino, questa operazione serve a dare più torsione alla corda al fine di non aprirsi ed essere serrata.
Ora si stacca la corda dal fuso e dall’uncino e contemporaneamente si tira dai due lati per togliere la tensione dovuta alla torsione. A questo punto la corda è fatta, ma tutto questo avveniva fino a 40 anni fa.

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ALCUNI ANEDDOTI
Normalmente alla ruota c’era sempre un ragazzino imbronciato, all’uncino un ragazzo più grande che avesse la forza di tenere tesi i capi e che sorrideva sotto i baffi senza farsene accorgere e infine il cordaio, u zcheler nel nostro dialetto (di Monopoli, Puglia), un uomo adulto sempre incazzato nero, solitamente povero.
Allora poiché il ragazzo alla ruota si stancava, non girava sempre alla stessa velocità, questo determinava una corda non uniforme e qui subentrava il cordaio che bestemmiava come un’ossesso chiaramente facendo diventare le madri e le sorelle del povero ragazzo tutte donne di strada, quello all’uncino sorrideva senza farsene accorgere se no anche per lui gli epiteti si sprecavano, tutto questo dalla mattina alla sera.
Poiché il cordaio camminava sempre a marcia indietro nacque il detto popolare che quando a qualcuno gli affari non vanno bene si usa dire te ne stai andando indietro indietro come u zcheler.
Una delle minacce più grosse che i genitori potessero fare ai ragazzi discoli, era la promessa di mandarli a lavorare da u zcheler, diventavano subito più buoni, infatti era difficile che un ragazzo durasse più di una settimana, neanche i figli stessi del cordaio erano esenti da epiteti di ogni genere non ultimi la minaccia di morte.

Gigi Rizzo
fonte: www.grondano.it





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