Lo scorso 8 marzo, la stampa ho reso pubblico l’arresto di un 21enne che spacciava cannabis con tanto di ricevuta ai clienti. Da quanto riportano i giornali, il giovane aveva allestito un deposito in un’area boschiva dove gli agenti hanno recuperato quasi due chili di sostanza illegale (marijuana e hashish), oltre a 3mila euro in contanti.

L’attività illegale del 21enne di Sansepolcro (Arezzo) è stata fortemente criticata anche da molti che si dichiarano antiproibizionisti. I giudizi negativi riguardano proprio la scelta dell’uomo di rilasciare ai clienti vere e proprie ricevute con tanto di esatta dicitura “per cessione dose di sostanza stupefacente“.

In Italia 1 cittadino su 6 (queste le stime ufficiali) consuma cannabis. Il giro d’affari stimato è di circa 30 miliardi di euro. Se questo mercato venisse legalizzato, l’introito per lo Stato sarebbe elevatissimo. Eppure, nonostante le numerose proteste degli antiproibizionisti, i dati statistici e le evidenze scientifiche, la cannabis è ancora illegale. Ma cosa accadrebbe se tutti trattassimo la cannabis come un prodotto legale? Cosa potrebbe fare lo Stato se non arrendersi alla volontà popolare?

Le ricevute, che sono certamente prova dell’attività illegale, sono anche prova della vendita di modiche quantità a clienti adulti che, se non avessero acquistato da questo pusher particolarmente onesto, si sarebbero rivolti a uno dei tanti spacciatori a servizio della cosca di zona.
Certamente nessun giudice accetterà le ideologiche attenuanti, ma se tali documenti possono dimostrare l’esclusiva vendita a maggiorenni di un prodotto “certificato”, quest’uomo non dovrebbe essere equiparato a chi spaccia chissà cosa favorendo le narcomafie.

In un Paese in cui si consuma tantissima cannabis, e con la maggior parte dei cittadini favorevoli alla legalizzazione, l’originale metodo adottato dal ragazzo è un lungimirante esempio di ciò che, tra qualche anno, sarà normale anche in Italia.

Inoltre queste ricevute, sulle quali certamente non sono stati riportati i veri nomi dei clienti, rappresentano l’acquisto consapevole da parte dei consumatori e la loro voglia di “legalità”.
Noi tutti vorremmo poter acquistare legalmente da qualcuno che certifica il suo prodotto; magari coltivandolo personalmente con metodi biologici.
Siamo assolutamente stanchi del falso perbenismo: in questo Paese l’uso di cannabis è socialmente accettato; ma il suo mercato è lasciato ai criminali.

I dati, anche se ignorati o maldestramente interpretati, provano che il proibizionismo ha fallito: il consumo di cannabis è rimasto pressoché costante o è addirittura aumentato negli anni, nonostante la repressione.
La scelta di questo giovane, fatto passare per sprovveduto se non addirittura stupido, dovrebbe invece essere considerato un esempio di vera ribellione al sistema.
I tempi sono maturi; peccato che non lo siano i nostri rappresentanti politici.

Al 21enne facciamo i nostri migliori auguri, con la speranza che trovi un giudice antiproibizionista.

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