«Quello che ho imparato strada facendo è che la storia che ci hanno raccontato sui paesi ricchi e sui paesi poveri non è del tutto vera. Esiste una versione molto diversa, se siamo disposti ad ascoltarla. Una versione che cambierà completamente il nostro modo di concepire il mondo. Cambierà il nostro modo di concepire le cause della povertà. Cambierà il nostro modo di concepire il progresso».

C’è una frattura che sta crescendo attorno a noi. L’abbiamo ignorata, creduta lontana, eppure da più di cinquant’anni allarga i suoi confini, spalancando voragini invisibili tra continenti, nazioni e cittadini. È il divario economico tra ricchi e poveri del mondo: 4,3 miliardi di persone vivono con meno di 5 dollari al giorno mentre gli otto uomini più ricchi del pianeta possiedono lo stesso patrimonio della metà più indigente della popolazione globale.

Per decenni economisti, politici e agenzie per lo sviluppo ci hanno raccontato che l’origine del problema è di natura tecnica, legata a difficoltà interne dei paesi poveri, e che tutto potrebbe essere risolto se, con l’aiuto dell’Occidente, questi adottassero politiche e piani di intervento adeguati. Ci hanno detto che la povertà sarà sconfitta nel 2030. Non è così.

Jason Hickel, antropologo e scrittore, in “The Divide” – appena arrivato in libreria per i tipi del Saggiatore (pp. 326, euro 24) – ripercorre la storia dello squilibrio economico globale, smontando una dopo l’altra le bugie che ne hanno accompagnato la narrazione e mettendo in luce le responsabilità dai paesi più ricchi e delle organizzazioni internazionali (che s’impegnano nel nascondere il loro fallimento) affiancate da figure come Bono e Bob Geldof, da miliardari come Bill Gates e George Soros, da attrici come Madonna e Angelina Jolie, con i suoi abiti coloniali e uno stuolo di bambini africani accalcati smaniosamente intorno a lei a dare l’illusione di uno sviluppo che di questo passo non si realizzerà mai.





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