Dall’inizio della sua produzione di massa negli anni ’50, la plastica e il suo uso hanno subito una crescita esponenziale. Dall’imballaggio ai tessuti, dai materiali da costruzione ai mobili, alle automobili, alle apparecchiature elettroniche e mediche, grazie alle sue proprietà di robustezza, flessibilità, leggerezza, economicità ed estrema versatilità, la plastica è diventata onnipresente.

Il successo della plastica, unito allo sviluppo di una cultura del consumo eccessivo e una società “usa e getta”, ha portato all’attuale produzione di 300 milioni di tonnellate di plastica all’anno, metà della quale viene buttata in meno di un anno.

Purtroppo una delle tante qualità della plastica è il suo tasso di degradazione estremamente lento:
450 anni per una bottiglia di plastica, fino a 500 anni per un pannolino e 600 anni per una rete da pesca.

Ogni anno vengono gettate ovunque tonnellate di plastica che inquinano terre, fiumi, coste, spiagge e oceani. Parte delle 150 milioni di tonnellate di plastica già scaricate negli oceani sprofonda nel mare, parte viene trasportata in superficie dalle correnti oppure si frammenta in piccolissime particelle definite microplastiche.

Studi recenti hanno anche dimostrato che, a differenza di quanto ritenuto in passato, alcune materie plastiche si decompongono rilasciando nell’acqua sostanze tossiche come il bisfenolo e il polistirene che vengono inghiottite dai pesci entrando nella catena alimentare e contaminando quindi anche l’uomo. Dalle balene al plancton, tutta la vita marina subisce gli effetti letali della plastica a causa di ingestione, intrappolamento o soffocamento; per esempio, fino all’80% dei decessi di tartarughe marine sono da attribuire all’ingestione di rifiuti di plastica.

Nonostante gli sforzi compiuti per il riciclo, questo processo genera a sua volta un altro grave problema: per essere riciclata la plastica viene infatti spesso inviata nei paesi in via di sviluppo, solitamente in Asia e Africa. Qui, a causa della mancanza di adeguate norme ambientali, i rifiuti sono inceneriti, rilasciando sostanze chimiche tossiche che danneggiano gravemente le persone e inquinano ulteriormente l’atmosfera. Finalmente ci si sta rendendo conto del fatto che nulla può essere “gettato via”; la plastica in particolare rimane nell’ambiente per centinaia di anni inquinando la terra, gli oceani, il nostro cibo e l’acqua che beviamo.

Eliminare completamente la plastica è ormai impossibile, ma grazie alla maggiore consapevolezza rispetto ai problemi che genera, possiamo e dobbiamo fare qualcosa per proteggere noi stessi e il nostro pianeta. Le azioni alla nostra portata in molti casi possono tradursi nelle scelte che compiamo quotidianamente per ridurre la quantità di plastica che utilizziamo nella nostra vita.

Borse per la spesa riutilizzabili
L’Italia è stato il primo paese europeo a rendere illegali le borse della spesa in plastica, anche se purtroppo il 50% delle borse della spesa attualmente in circolazione è illegale. Acquistiamo borse riutilizzabili: da quelle piccole e leggere riponibili nella loro custodia a quelle in tela più robuste, ne esistono innumerevoli tipi. Chi è dotato di buona manualità può creare borse riciclando abiti vecchi (ad esempio T-shirt) o tessuti o realizzare una borsa a rete all’uncinetto. Sono molti i siti che offrono istruzioni o prodotti già pronti per l’acquisto.

Acqua in bottiglia
L’acquisto di una bottiglia di vetro o di acciaio inossidabile contribuirà a ridurre i 480 miliardi di bottiglie di plastica vendute ogni anno. Ci sono stazioni municipali di ricarica dell’acqua e fontanelle sparse ovunque (esistono anche app che localizzano queste ultime), dove è possibile riempire le proprie bottiglie gratuitamente o a un costo modesto. E non dimentichiamo che l’acqua del rubinetto è la più economica in assoluto e di sicuro la scelta più salutare, tenendo in considerazione le sostanze chimiche che la plastica può trasferire all’acqua in bottiglia, in particolare se conservata a lungo.

Ridurre gli alimenti confezionati
Facendo la spesa in modo più consapevole nei negozi locali, nei mercati di quartiere e nei negozi di prodotti sfusi, è possibile ridurre gli imballaggi al minimo. Il cibo venduto sfuso è inoltre più economico in quanto non include i costi di imballaggio o marketing. Quindi, armati di barattoli e contenitori di vetro, scatole e sacchetti riutilizzabili, è possibile fare scorta di cibi come riso, pasta, caffè, cereali, spezie, frutta secca, legumi secchi, farina, zucchero, olio, frutta e verdura ma anche prodotti per la cura personale e detergenti che vengono venduti alla spina, scegliendo sempre le quantità esatte di cui si ha bisogno.

Igiene personale
Smettere di usare shampoo, balsamo e sapone per le mani in bottiglia e scegliere i prodotti solidi corrispondenti è semplice ed economico. Lo shampoo e il balsamo in versione solida sono facili da usare e conservare, durano più a lungo delle versioni in bottiglia e, soprattutto, sono privi di confezione plastica.

Prediligere le fibre naturali
Fibre sintetiche come poliestere e nylon sono indubbiamente economiche, pratiche, elastiche e traspiranti. Tuttavia, essendo ottenute da derivati del petrolio, quando vengono lavate o eliminate rilasciano microfibre che contribuiscono in modo significativo all’inquinamento ambientale. Cerchiamo di acquistarne meno e scegliere fibre naturali come lana, cotone e lino, che pur essendo un po’ più costose, sono più sicure sia per l’uomo che per l’ambiente.

Riciclare
Che si tratti di mobili, vestiti o giocattoli, acquistare di seconda mano è più economico e più rispettoso dell’ambiente. In un mondo di consumismo portato all’estremo, impariamo ad essere più consapevoli negli acquisti, comprando solo ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno e impariamo a realizzare, riparare o riutilizzare ciò che possediamo, dando libero sfogo alla creatività.

Rifiutare la plastica monouso
Rifiutiamo le cannucce, le posate di plastica e le tazze da caffè usa e getta (alcune sono di polistirene, tutte hanno un coperchio di plastica e quelle che sembrano fatte di carta solitamente presentano un rivestimento di polietilene). Ormai esiste sul mercato un’ampia varietà di cannucce riutilizzabili in vetro o metallo, tazze termiche e posate di bambù.





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