Col business della canapa in piena crescita, si capisce perché ottenere rese più elevate in modo rapido sia diventato un obiettivo per i grower. Ecco perché l’interesse per i regolatori di crescita delle piante, detti RCP (PGR nell’acronimo inglese), è andato aumentando. Farne uso significa garantirsi cime più ricche e compatte, ma l’erba ottenuta in questa maniera non solo registra una riduzione dei suoi effetti ma a lungo termine può danneggiare la salute del consumatore.

Cosa sono i regolatori di crescita?
Utilizzare RCP aiuta il grower a tenere sotto controllo la crescita delle piante. Si tratta di ormoni reperibili a basso costo, attivi già a bassissime dosi, in grado di modificare determinati processi fisiologici. In questo articolo ci occuperemo di quelli utili per incrementare sia il peso sia la densità delle cime al di là della genetica o delle condizioni ambientali così da aumentare i margini di profitto al momento della vendita.

Anche i grower che non puntano in questo modo al guadagno potrebbero utilizzare, senza neanche saperlo, qualche tipo di RCP, perché questi sono venduti sotto forma di concimi, vitamine o stimolanti da applicare sulle foglie o per le radici.
Ne esistono sia di naturali sia di sintetici ed è su questi ultimi che gravano le preoccupazioni per la salute umana. Negli ultimi anni, infatti i timori relativi alla sicurezza dei regolatori di crescita delle piante sono cresciuti e molti di questi sono già stati vietati nelle coltivazioni destinate alla produzione alimentare, altri, invece, sono stati classificati come pesticidi.

Quali sono i fitoregolatori più popolari?
Quando si tratta di coltivazione di cannabis, sono tre le tipologie più utilizzate: paclobutrazolo, daminozide e clormequat.

– Il paclobutrazolo (PBZ)
Il paclobutrazolo è un ritardante della crescita che funziona come antagonista dell’acido gibberellico. Legandosi a determinati enzimi, il paclobutrazolo riduce la capacità della pianta di produrre i terpeni. Riduce significativamente (ma non blocca completamente) anche la capacità della pianta di produrre THC, il composto psicoattivo primario della cannabis.
Con meno terpeni e quantità inferiori di THC gli effetti della cannabis diminuiscono ed è impossibile sperimentare l’effetto entourage poiché tutti i componenti della pianta non sono presenti. L’erba così ottenuta non è solo meno appetitosa del solito, ma manca anche della sua potenza.

Ciò che attira i coltivatori è che il paclobutrazolo ostacola la capacità delle cellule di allungarsi. Ciò si traduce in cime dense con un peso maggiore. Quando le gemme che contengono paclobutrazolo vengono fumate, si scompongono in nitrosammine, il composto cancerogeno presente nelle sigarette. Gli studi affermano che il paclobutrazolo può avere controindicazioni sulla fertilità e causare danni al fegato.

– Daminozide (Alar)
Nel 1999, gli Stati Uniti hanno vietato l’utilizzo del daminozide – anche conosciuto come Alar – nelle piante destinate al consumo alimentare. Il divieto si è concretizzato dopo che i ricercatori hanno dimostrato che il prodotto è cancerogeno per l’uomo.

Questo fitoregolatore viene assorbito dalle foglie entro 12 ore dall’applicazione e traslocato nei tessuti della pianta. La sua attività si evidenzia dopo 2-3 settimane dall’applicazione e permette di ottenere piante più compatte, con steli più robusti e foglie più verdi, migliorando le caratteristiche qualitative dei fiori nelle colture ornamentali e floricole.

Quando si utilizza nella cannabis, il risultato è una riduzione della produzione di terpeni e dei principali cannabinoidi (THC, CBN e CBD), con una scarsa qualità della resina. Questo ormone è nell’elenco delle sostanze probabilmente cancerogene dell’EPA, l’Agenzia del governo federale degli Stati Uniti preposta alla protezione della salute umana. L’erba che ne deriva non andrebbe né fumata né ingerita.

– Chlormequat
Il clormequat aiuta a produrre steli più spessi e piante più corte. In pratica rallenta la crescita delle piante per incoraggiare la fioritura. Le piante risultano più corte e cespugliose quindi molto più adatte alla coltivazione indoor. Sebbene non vi siano prove a sostegno del potenziale cancerogeno di questo fitoregolatore, vi sono sospetti che a dosi elevate possa essere dannoso. Esistono diversi casi documentati di danni agli organi insieme a irritazione della pelle e degli occhi tra chi ha sfortunatamente ingerito grandi quantità di clormequat.

Come accorgersi se l’erba è stata cresciuta con RCP?
Per fortuna è abbastanza facile individuare l’erba ottenuta tramite l’utilizzo di RCP. Per iniziare i boccioli sono duri come la roccia. Inoltre la superficie delle cime è ricoperta da una peluria castana, oltre al fatto che non emette alcun profumo o quasi. Se si riscontrano queste caratteristiche, allora è molto probabile che si abbia a che fare con dell’erba venuta su a RCP.

Un’altra particolarità di questo tipo di erba è la ridotta presenza di tricomi, i sottili filamenti bianchi che emergono dalle cime e dalle foglioline resinose. Questa sottile peluria racchiude la più elevata concentrazione di cannabinoidi, flavonoidi e terpeni rispetto a qualsiasi altra parte della pianta. I tricomi contengono tutta la resina responsabile dei tanto apprezzati effetti della cannabis. Senza di loro, quegli effetti non si manifestano alla stessa maniera.

Un’ultima caratteristica della cannabis cresciuta con i fitoregolatori sono i boccioli spugnosi. La maggiore densità dell’erba significa che il processo di essiccazione non si è completato come avrebbe dovuto. Il risultato è un germoglio marrone spugnoso con poco o nessun odore che restituisce un’esperienza estremamente “povera”.

Le conseguenze indesiderate della cannabis del mercato nero
Nei paesi in cui la cannabis è illegale o dove i controlli sull’erba non sono ancora a regime, molti consumatori possono trovarsi a fumare erba cresciuta con i fitoregolatori. Di conseguenza, molti non hanno mai provato cosa significa assumere cannabis nel suo stato puro.

Oltre ai ridotti benefici medicinali di questo tipo di erba, il rapporto del Consiglio nazionale della difesa indica che molti di questi regolatori della crescita delle piante sono cancerogeni, tossici e chiaramente non adatti al consumo umano. L’unico motivo per cui sono sul mercato deriva dal divieto legato alla cannabis, al conseguente mercato nero o alla mancanza di regolamentazione.

Se qualcuno tenta di vendervi cannabis che un coltivatore ha chiaramente trattato con RCP, allora è meglio farne a meno. Oltre alla qualità compromessa e ai pericoli già evidenziati, ci sono altri effetti collaterali. Molte persone riferiscono paranoia e mal di testa dopo aver consumato questo tipo di cannabis.

Non c’è alcun motivo per tollerare la presenza di fitormoni sintetici nella propria erba. Tutti hanno il diritto di sapere esattamente cosa stanno consumando. I produttori di nutrimenti per uso agricolo dovrebbero essere costretti a eseguire innumerevoli analisi chimiche per valutare la qualità dei loro prodotti. I coltivatori dovrebbero a loro volta segnalare se qualche RCP, pesticida o fertilizzante chimico è stato usato nel coltivare la canapa che vogliono immettere sul mercato. Così, il consumatore sarebbe sufficientemente informato per prendere una decisione su cosa vuole consumare.

Terpeni

a cura di RxLeaf
Realtà che si dedica a fare informazione sulla cannabis.
Traduzione a cura della Redazione.





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