“Ti droghi? Quasi“. E’ l’inizio del titolo capolavoro di un pezzo in cui un giornale locale, La voce del Trentino, ha cercato di fare terrorismo psicologico in seguito all’apertura di un negozio nella città di Caldonazzo che, tra gli altri prodotti, propone anche la cannabis light.

Probabilmente, prima di scrivere il pezzo, il giornalista nemmeno si è degnato di entrarci, nel negozio in questione, che nell’articolo viene chiamato “una bottega delle attrazioni degne di Lucignolo”.

Dopo poche righe il giornalista parte subito con l’unica argomentazione che ripete per tutto l’articolo in modo estenuante: “Non è certo un mistero che sempre più adolescenti inizino ad usare eroina o droghe analoghe dopo un passaggio, spesso nemmeno troppo lungo, di utilizzo di cannabinoidi (brutalmente: dallo spinello al buco)”.

Così, dal nulla, il giornalista ribalta decenni di teorie he vanno nella direzione opposta. Per un approfondimento sul fatto che la teoria del passaggio riguardo alla cannabis sia una fake news smentita dai fatti, vi rimandiamo a questo articolo. Ma il giornalista insiste: “E non è nemmeno un mistero che la cannabis utilizzata per gli spinelli della nostra gioventù più debole (e meno informata) è trattata con sostanze oppiacee che ne accelerano il passaggio a sostanze più forti, più costose e spesso letali”.

E qui è necessario un chiarimento. E’ vero che negli ultimi anni è stata rinvenuta cannabis “tagliata” con il metadone. Ed è uno degli effetti collaterali del proibizionismo. Propio perché la cannabis è un monopolio delle mafie, lo Stato non ha nessun controllo sulla qualità della sostanza che circola, e agli spacciatori non interessa vendere un prodotto di qualità, ma uno che faccia tornare il consumatore ad acquistarlo. Se quindi il problema è questo, la soluzione non può essere che la legalizzazione, che permetterebbe allo Stato di avere il controllo sulle sostanze che circolano. Se invece il problema sono gli oppiacei, forse il giornalista dovrebbe sapere che in America, dove hanno un problema enorme con gli oppiacei che causano decine di migliaia di morti l’anno, non si contano più gli studi scientifici che certificano che, negli stati in cui la cannabis medica è legale, le morti per overdose da oppiacei calano fino al 35%, perché le persone che soffrono ad esempio di dolore cronico, li sostituiscono proprio con la cannabis, che non ha ucciso nemmeno una persona in migliaia di anni di utilizzo.

Ma il pezzo va avanti su questo andazzo, usando come punto di partenza delle fantomatiche segnalazioni di un gruppo di genitori di Caldonazzo. Tra la cannabis descritta erroneamente come “pianta allucinogena”, passando per “gli psicoviaggi dei tossici” e “l’adolescente tossico, dipendente, privo di dignità, con il corpo in decadenza e le sinapsi bruciate tranne per una riserva attiva: quelle necessarie a procurarsi droga, con ogni mezzo”, si torna immancabilmente sul punto con queste parole: “La chiave che apre le porte di questo Inferno è nella maggior parte dei casi il primo spinello, a cui, persino molti genitori, danno la stessa importanza di una sigaretta. Ma non è il caso dei genitori di Caldonazzo.”

Ecco, forse, se davvero dei genitori hanno scritto preoccupati in redazione, il compito di un buon giornalista, sarebbe dovuto essere quello di fare un minimo di informazione. Ci proviamo noi, ricordando due o tre punti che in questa discussione sono fondamentali.

  1. La cannabis light contiene bassi livelli di THC (sotto lo 0,5 o lo 0,2%) e alti livelli di CBD, cannabinoide che contrasta gli effetti psicoattivi del cugino tanto bistrattato. Questo significa che fumare cannabis light, non sballa. Può rilassare, dare sollievo muscolare, aiutare a dormire, e tante altre cose riportate dalla lettura scientifica che lo sta analizzando come una delle molecole fondamentali nella medicina di domani.
  2. In America, dove è stata legalizzata la cannabis con alti livelli di THC, i consumi tra gli adolescenti non aumentano: o restano invariati, o calano, con punte anche del 47%. Questo accade per due motivi: il primo è che se la cannabis è legale i minorenni fanno fatica ad accedervi, perché i negozianti non vogliono farsi ritirare la licenza faticosamente acquisita. Il secondo è che, con i soldi derivati dalle entrate della cannabis, vengono fatte delle campagne informative serie, non terroristiche, sui potenziali danni che un abuso di cannabis può comportare.
  3. Continuare a definire la cannabis come il primo passo verso l’eroina, e da ignoranti. Non si contano più le ricerche che hanno sbugiardato questo approccio. A partire dal fatto che le prime sostanze psicoattive che in genere un ragazzo prova sono il tabacco e l’alcol, per arrivare al fatto che intere branche della psicologia, hanno un altro approccio: quello cioè di considerare il singolo e il suo approccio alla vita, per evidenziare che ci sono persone più predisposte alla dipendenza da sostanze in generale (sigarette, sonniferi, benzodiazepine etc..)e altre che non lo hanno, motivi che vanno cercati nella storia familiare e nelle abitudini sviluppate. Oggi si è fatta strada la teoria della responsabilità comune, che afferma che alcune persone, in virtù della biologia, dell’ambiente o di entrambi, sono semplicemente più propense di altre a diventare dipendenti da sostanze. Una teoria che spiega perché così tante persone usano le cosiddette sostanze di passaggio (alcool, sigarette e cannabis), senza diventare mai dipendenti.
  4. Continuare a dire ai ragazzi che tutte le droghe sono tutte uguali, è cosa più dannosa che si possa fare. Insistere sul fatto che farsi una canna equivale a farsi un buco, significa non soltanto distorcere la realtà, ma fare terrorismo psicologico gratuito. Ai ragazzi, fin dalla scuola, bisognerebbe invece spiegare in modo approfondito e disinteressato, quali sono gli effetti che le diverse sostanze stupefacenti possono avere sul loro corpo, sul loro cervello e sulla loro crescita, perché è solo da una comprensione di queste dinamiche che si può sviluppare un dialogo onesto e costruttivo.
  5. Alimentare le paure di un gruppo di genitori, per avere qualche click in più sul proprio giornale, infine, non è un’operazione giornalistica, ma è puro sciacallaggio.

 





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